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Libero Rassegna Stampa
15.05.2026 Albanese, sanzioni sospese. E la sinistra già festeggia
Commento di Antonio Castro

Testata: Libero
Data: 15 maggio 2026
Pagina: 10
Autore: Antonio Castro
Titolo: «Albanese, sanzioni sospese. E la sinistra già festeggia»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 15/05/2026, a pag. 10, il commento di Antonio Castro dal titolo: "Albanese, sanzioni sospese. E la sinistra già festeggia"

antonio castro - Capo Servizio - redazione Economia quotidiano Libero |  LinkedIn

Antonio Castro

Sanzioni «temporaneamente sospese» per Francesca Albanese. Ieri il giudice distrettuale Richard Leon (Distretto della Columbia), ha stabilito che le misure adottate nel luglio 2025 sembrano colpire direttamente le critiche di Albanese contro Israele e la guerra a Gaza. Il giudice ha riconosciuto che Albanese, pur vivendo fuori dagli Stati Uniti, mantiene «legami sufficienti con il Paese per poter invocare le tutele costituzionali sulla libertà di parola». Secondo il pronunciamento, se la relatrice si fosse opposta ad esempio alle iniziative della Corte penale internazionale (Cpi) contro cittadini statunitensi e israeliani, non sarebbe stata sanzionata. Il giudice federale ha quindi sospeso temporaneamente le sanzioni imposte nel 2025 dall’avvocata e giurista italiana che ha ricevuto per la seconda volta di seguito l’incarico di “relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati”. Il pronunciamento blocca, per ora, le misure introdotte dall’amministrazione Trump nel 2025, in attesa che il ricorso proceda nel merito. Le sanzioni erano state imposte dopo le critiche di Albanese alla condotta di Israele a Gaza e a seguito delle sue posizioni favorevoli a indagini della Corte penale internazionale su possibili crimini di guerra, anche nei confronti di cittadini israeliani e statunitensi. Le misure prevedevano restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti e limitazioni nell’accesso a servizi bancari collegati al sistema americano. Assurta alla notorietà dopo aver pubblicato diversi report incolpando il governo israelianoe americanodi essere «complici del genocidio» in risposta all’attacco del 7 ottobre 2023 da parte dei miliziani Hamas dalla Striscia di Gaza, Albanese si era più e più volte schierata a favore della causa palestinese. Trasformando il suo ruolo all’Onu in una campagna mediatica contro le «nefandezze commesse a Gaza». Peccato che la signora Albanese non sia mai entrata a Gaza per verificare. Nei suoi report sulla situazione bastava fermarsi al titolo per comprendere la linea scelta (“Anatomia di un genocidio”). A Gerusalemme, come a Washington, il parallelismo tra la Shoah nazista - che mirava alla cancellazione di un popolo - e la guerra contro i terroristi di Hamas alla guida della Striscia dal 2006, non è stato mai digerito. Mesi fa pure il segretario di Stato Usa Marco Rubio aveva accusato Albanese di «antisemitismo, sostegno al terrorismo e ostilità verso Stati Uniti, Israele e Occidente», contestandole anche la collaborazione con la Cpi nelle indagini a carico di esponenti politici israeliani, tra cui il premier Benjamin Netanyahu. Albanese, in carica dal 2022, e riconfermata, ha più volte accusato la violazioni dei diritti umani a Gaza senza mai porsi contro i crimini di Hamas. Anzi senza neppure nominare la strage del 7 ottobre compiuta contro giovani e famiglie indifese. Sta di fatto che le sanzioni contro la Albanese erano state contestate in tribunale dalmarito Massimiliano Cali e dalla famiglia. Cali era un funzionario della Banca Mondiale ed ex consulente per il Ministero dell’Economia Nazionale della Palestina prima in Cisgiordania e poi in Tunisia. La relatrice ha respinto le accuse di sostegno a gruppi terroristici, sostenendo che le critiche a Israele non equivalgono ad antisemitismo. In una recente intervista la funzionaria ha lamentato che le sanzioni «hanno avuto pesanti conseguenze personali e professionali », impedendole tra l'altro l'accesso ai risparmi, ai pagamenti e ai servizi finanziari. Impossibilitata ad accedere ai servizi bancari anche in Italia causa delle sanzioni Usa. Sta di fatto che ieri secondo il giudice Usa, le «sanzioni potrebbero (il condizionale è più di un dettaglio) aver violato il Primo Emendamento della Costituzione statunitense, che tutela la libertà di espressione. Un punto rilevante della decisione riguarda il fatto che Albanese, pur non vivendo negli Stati Uniti», avrebbe legami sufficienti (una figlia con passaporto Usa) per invocare alcune garanzie costituzionali. Albanese ha diramato sui social la sentenza come fosse una assoluzione. Citando un passaggio dell’ordinanza secondo cui «proteggere la libertà di parola è nell’interesse pubblico». C’è da dire che la sospensione non equivale a una cancellazione definitiva delle sanzioni: si tratta di una misura provvisoria, che resterà valida mentre la causa andrà avanti. Dettagli trascurabili per il popolo pro-Pal italiano: a cominciare dai compagnidel Partito democratico, dei 5 stelle, di Avs che non si fermano un secondo a riflettere (e a comprendere) che la «temporaneamente sospensione»non è una definitiva assoluzione. Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo non perde un attimo per chiedere «all’Unione Europea di adottare il Regolamento di Blocco, come ha già fatto in passato, che permette di rendere inefficaci le sanzioni sul territorio dell’Ue». Così da «rendere inefficaci le sanzioni sul territorio dell’Ue». Il capogruppo Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, si lancia in un altisonante «c’è un giudice negli Usa» e omaggiare la Albanese «per aver svelato le «connivenze che hanno supportato il genocidio a Gaza». Su Facebook Nicola Fratoianni di Avs svela di aver tirato «un sospiro di sollievo. Perché colpire una relatrice speciale Onu per il suo lavoro significa mandare un avvertimento a tutte le persone solidali con la Palestina ». Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europaverde vorrebbe che «Meloni e Tajani» chiedessero «scusa a Francesca Albanese e al Paese ».

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