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Informazione Corretta Rassegna Stampa
15.05.2026 Le bugie hanno le gambe lunghe
Commento di Daniele Scalise

Testata: Informazione Corretta
Data: 15 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Daniele Scalise
Titolo: «Le bugie hanno le gambe lunghe»

Le bugie hanno le gambe lunghe

Commento di Daniele Scalise

 
Daniele Scalise

Le menzogne contemporanee raramente si presentano come menzogne. Arrivano dentro breaking news, titoli sparati, immagini emotive, dichiarazioni ufficiali, post virali, comunicati rilanciati senza verifica. Poi si sedimentano nella memoria collettiva anche quando i fatti, lentamente, raccontano altro. Questa serie di articoli nasce per ricostruire quei casi nei quali una falsità trasformata in verità pubblica ha prodotto odio, conseguenze politiche e deformazioni profonde del dibattito. Perché la rettifica, quasi sempre, arriva tardi. E quando arriva, il danno è già stato fatto.

Ospedale Al-Ahli a Gaza, una falsa accusa contro Israele in giro per il mondo

Per alcune ore, la sera del 17 ottobre 2023, Israele diventò agli occhi di una parte del pianeta lo Stato che aveva deliberatamente bombardato un ospedale pieno di civili provocando cinquecento morti. La notizia esplose nelle televisioni, nei siti internet, nei social network e nelle dichiarazioni ufficiali con una velocità impressionante, mentre le piazze del Medio Oriente si incendiavano e molte redazioni occidentali pubblicavano titoli già scritti come sentenze. Soltanto dopo emerse un dettaglio decisivo: le prove disponibili raccontavano una storia molto diversa.

di Daniele Scalise

La fonte iniziale dell’accusa era il ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas, che aveva immediatamente parlato di un attacco aereo israeliano contro l’ospedale Al-Ahli Arab, noto anche come ospedale battista. In pochissimo tempo il numero dei morti venne fissato attorno ai cinquecento, una cifra ripetuta in modo quasi automatico da televisioni, agenzie e grandi giornali internazionali. Reuters rilanciò le dichiarazioni provenienti da Gaza nelle prime ore della vicenda, Associated Press parlò di centinaia di vittime e molti media occidentali aprirono con formule che attribuivano sostanzialmente a Israele la responsabilità dell’esplosione. In quelle stesse ore scoppiarono proteste davanti alle ambasciate israeliane in vari Paesi arabi e il presidente americano Joe Biden si trovò costretto a cancellare un vertice regionale in Giordania.

Il problema era che quasi nessuno, nel caos di quelle ore, aveva davvero verificato i fatti. Bastava guardare alcune immagini del luogo per notare elementi difficilmente compatibili con un bombardamento aereo israeliano. Il parcheggio dell’ospedale appariva devastato dal fuoco, molte automobili erano carbonizzate, ma non esisteva il grande cratere tipico di una bomba sganciata dall’aviazione israeliana. Anche gli edifici circostanti risultavano relativamente intatti rispetto a ciò che avrebbe provocato un ordigno di quel tipo.

Nei giorni successivi iniziarono ad arrivare le analisi indipendenti. Gli Stati Uniti, attraverso le proprie agenzie di intelligence, parlarono della probabile esplosione di un razzo palestinese lanciato male. Associated Press pubblicò una dettagliata analisi video secondo cui un razzo partito da Gaza sembrava essersi spezzato in volo prima dell’impatto nell’area dell’ospedale. Anche Human Rights Watch, organizzazione spesso molto critica verso Israele, concluse nel novembre 2023 che le prove disponibili indicavano “un apparente razzo palestinese deviato”. 

Persino il numero delle vittime, inizialmente presentato come un dato acquisito, divenne sempre più incerto. Le stime successive risultarono molto inferiori rispetto alle cinquecento persone annunciate nelle prime ore. Eppure la correzione non ebbe mai la stessa forza della falsa accusa iniziale. Milioni di persone continuarono a ricordare un solo elemento: “Israele ha bombardato un ospedale”.

Il caso Al-Ahli resta uno dei più impressionanti esempi di deformazione informativa della guerra di Gaza perché mostra come una notizia emotivamente perfetta possa travolgere qualsiasi cautela giornalistica. L’idea dell’ospedale colpito dall’aviazione israeliana confermava infatti una convinzione già presente in una parte dell’opinione pubblica internazionale e per questo venne accettata quasi istantaneamente, senza il tempo minimo necessario a distinguere tra testimonianze, propaganda e fatti verificati.

La rettifica arrivò, ma arrancando. La bugia, invece, aveva già attraversato il pianeta. E se ne sta ancora lì, accusando coloro che hanno tentato di trasformarla in verità. I quali, però, continuano imperterriti a fare quel che sempre hanno fatto. Noi pure. 


takinut3@gmail.com

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