martedi` 12 maggio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

I globalizzatori dell'Intifada. Video di Iuri Maria Prado 11/05/2026


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
12.05.2026 Morale e Arsenale. Più un paese europeo inveisce contro Israele, più dipende dalle sue risorse militari
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 12 maggio 2026
Pagina: 1/2
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Morale e Arsenale. Più un paese europeo inveisce contro Israele, più dipende dalle sue risorse militari»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/05/2026, a pag. 1/2, il commento di Giulio Meotti dal titolo "Morale e Arsenale. Più un paese europeo inveisce contro Israele, più dipende dalle sue risorse militari"

Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

Più un paese europeo inveisce contro Israele, più sembra dipendere dalle sue capacità militari. La Norvegia appena due mesi fa aveva ufficialmente condannato le azioni militari di Israele contro l’Iran, etichettando lo stato ebraico con parole da diffida antropologica, come una “nazione aggressiva”. Ora la Norvegia acquista carri armati dotati di sistemi di difesa Trophy sviluppati da Israele. Criticare lo stato ebraico politicamente e dipendere da esso militarmente sembra essere la nuova moda europea. I carri armati Leopard sono dotati del sistema Eurotrophy, un sistema di protezione per veicoli corazzati frutto di una joint venture tra l’israeliana Rafael e la tedesca Kmw. Non era mai stato impiegato per proteggere i carri armati prima della guerra iniziata il 7 ottobre 2023.

A gennaio, EuroTrophy GmbH, la filiale tedesca del gruppo israeliano Rafael Advanced Defense Technologies, ha annunciato la firma di un contratto da 330 milioni per fornire il sistema di protezione per i carri armati di Lituania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Croazia. Il governo spagnolo di Pedro Sánchez è uno dei più anti israeliani nell’UE, ma si rivolge a EuroSpike, di cui l’israeliana Rafael detiene il venti per cento. I componenti sono “prodotti in Europa”, si dice. Ma il know-how, l’innovazione e l’esperienza sono israeliani. Sánchez può continuare a invocare il “genocidio” a Gaza, ma i suoi soldati useranno missili che portano la firma di Rafael. Anche la Slovacchia, che aveva messo il bando di importazione ed esportazione sulle armi israeliane, ha acquistato il sistema di difesa aerea Barak MX, il sistema israeliano tarato per ingaggiare  missili da crociera, antinave e balistici. Nel 2025 l’Agenzia per il controllo delle esportazioni di Difesa israeliana ha concesso licenze di esportazione di sistemi di difesa aerea per venti paesi, rispetto ai sette del 2024. Le esportazioni totali di Difesa di Israele hanno raggiunto i diciotto miliardi nel 2025, tre miliardi in più rispetto all’anno precedente. Attualmente, circa il settanta per cento della produzione di Difesa israeliana è esportata. 

Anche il Belgio ha appena confermato l’acquisto di sistemi Gepard dalla Elbit israeliana per il successivo trasferimento in Ucraina. Il Gepard spara fino a 1.100 colpi al minuto da cannoni da 35 mm e si è dimostrato molto efficace contro gli Shahed russi. Missili e droni russi che stanno spingendo numerosi paesi europei in questi giorni a cercare di ottenere l’Iron Dome, lo scudo antimissile israeliano (la Romania per ora è l’unico paese europeo ad averlo acquistato e dispiegato). Yuval Steinitz, presidente di Rafael Advanced Defense Systems che produce Iron Dome, lo scorso weekend ha detto che “non esiste una tecnologia paragonabile nel mondo. Sono stati lanciati quarantamila razzi e missili contro Israele solo dal Libano e da Gaza. Iron Dome ha intercettato la stragrande maggioranza di essi con un tasso di successo vicino al 99 per cento”. Intanto per garantire la sicurezza del cantante israeliano all’Eurovision, l’Austria ha visto bene di chiamare a Vienna il Mossad e lo Shin Bet, i servizi segreti israeliani esterni e interni. Il cantante israeliano Noam Bettan percorrerà il tappeto rosso sotto una sicurezza israeliana per timore di attacchi contro obiettivi israeliani ed ebraici.

Attaccare Israele è un esercizio di virtù a buon mercato. Dipendere da esso, invece, è una necessità. Due anni fa, un richiedente asilo iracheno è stato arrestato a Vienna. Faceva parte di una cellula che stava per compiere una strage al concerto di Taylor Swift. Indossare braccialetti dell’amicizia e urlare slogan contro il patriarcato e i sionisti non li salverà da chi li vuole morti. Israele lo sa bene e farebbe bene anche l’Europa a capirlo quanto prima.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/ 5890901, oppure ciccare sulla e-mail sottostante


lettere@ilfoglio.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT