L'ipocrisia del mondo: le minacce contro Israele non hanno mai scandalizzato nessuno
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Ve la ricordate la frase " Farò ritornare l'Iran all'età della pietra"?
Terribile, vero?
"inaccettabile" per usare le parole del ministro Tajani.
Quando Donald Trump usa toni duri contro il regime iraniano, il mondo occidentale entra immediatamente in fibrillazione. Opinionisti indignati, editoriali scandalizzati, politici europei improvvisamente esperti di Medio Oriente. “Parole pericolose”, “escalation irresponsabile”, “linguaggio inaccettabile”, "Trump è un pazzo pericoloso che minaccia una cultura di
5000 anni".
A questo punto una domanda sorge spontanea: dove sono stati tutti questi custodi della civiltà negli ultimi ottant’anni?
Zvika Yehezkeli, commentatore arabofono di i24NEWS ha detto:« Sai cosa c’è di straordinario con Trump? Minaccia gli iraniani esattamente come gli arabi hanno sempre minacciato Israele. È lo stesso linguaggio », ha dichiarato Yehezkeli. « Dicevano sempre: cancelleremo Tel Aviv dalla mappa, distruggeremo Israele. Lui dice agli iraniani: cancelleremo l’Iran dalla mappa, distruggeremo gli eserciti, cancelleremo tutto.»
Basta che Trump usi lo stesso linguaggio brutale che Israele ascolta da generazioni, ed ecco levarsi al cielo il coro scandalizzato dei professionisti dell’indignazione. Ormai non si può più guardare una trasmissione politica senza avere attacchi di fegato.
Dove erano mentre intere piazze arabe urlavano “morte agli ebrei”? Dove erano quando si prometteva apertamente di cancellare Israele dalla carta geografica? Dove erano quando i leader iraniani parlavano della distruzione dello Stato ebraico come di un obiettivo storico e religioso? Dove erano i politici occidentali quando negli alberghi di Theren leggevano adesivi e cartelli con le scritte "Israele deve essere distrutto" e poi andavano allegramente a cena con gli ayatollah? E quando guardavano il famoso orologio che segnava le ore che ancora mancavano alla distruzione totale di Israele? Dove erano questi paladini della giustizia e del politicamente corretto?
La risposta è semplice: da nessuna parte. Erano ciechi e muti e anche sordi!
Nessuno ha sentito mai Arafat urlare in arabo che tutti gli ebrei saranno cacciati in mare. Nessuno ha visto e sentito le orde di farabutti che in tutto l'Occidente devastano le città urlando Morte a Israele, aggredendo, a volte anche ammazzando, ebrei inermi.
Contro Israele tutto è sempre tollerato. Tutto. Le minacce genocidarie, gli attentati, i razzi sui civili, gli autobus esplosi, i bambini mandati a farsi saltare in aria pur di ammazzare qualche ebreo, le folle che festeggiano i morti israeliani nelle strade. Roba che, se accadesse contro qualsiasi altro popolo, provocherebbe sanzioni immediate, isolamento internazionale, prime pagine indignate per mesi.
Con Israele no, non accade niente. Ricordate quel padre che gridava "Bravo figlio mio, ammazza, ammazza" al figlio che al telefono gli diceva di aver ammazzato più di dieci ebrei con le sue mani? Era il 7 Ottobre. Avete visto qualche giornalista o opinionista indignarsi, avete assistito a qualche talk show che ne parlasse? Niente, silenzio assordante! Come non fosse accaduto.
Quando Ali Khamenei parlava di eliminare Israele, i giornali europei condannavano Israele per i poveri palestinesi. Quando Hamas massacrava civili ebrei o prometteva altri massacri, e lo fa tuttora, partiva immediatamente il dibattito sulle “responsabilità israeliane”. Mentre Hezbollah accumula arsenali enormi puntati sulle città israeliane, improvvisamente gli stessi pacifisti che si scandalizzano per ogni parola americana o israeliana diventano muti come pietre.
Qui non si tratta di amare Trump o odiarlo. Trump può piacere o no. Può essere rozzo, aggressivo, eccessivo, politicamente scorrettissimo. Ma l’ipocrisia sta nel fatto che il mondo si scandalizza solo quando il linguaggio duro viene usato CONTRO i nemici di Israele, mai quando viene usato CONTRO Israele stesso.
Ottant’anni di minacce arabe e islamiste contro lo Stato ebraico non hanno mai prodotto la stessa indignazione che oggi vediamo per una frase di Trump.
Ottant’anni. Una quantità di odio che qualsiasi altro Paese avrebbe considerato una dichiarazione di guerra permanente. Invece ogni volta che Israele reagisce partono condanne internazionali.
Immaginiamo per un secondo cosa accadrebbe se un leader occidentale dicesse contro la Francia, l’Italia, il Regno Unito anche solo una minima parte di ciò che ogni giorno viene detto contro Israele. Ci sarebbero vertici straordinari, risoluzioni ONU, mobilitazioni globali, trasmissioni speciali a non finire, manifestazioni oceaniche.
Contro Israele invece è normale, nessun atto terroristico, nessuna aggressione a ebrei è condannabile.
Un lettore mi ha scritto cosa è successo durante la trasmissione de "Le Jene" dove Moni Ovadia, con una maglietta "Sono ebreo non sono sionista" ha detto una delle solite schifezze , cito la frase: "L’interlocuzione si è conclusa con un macigno gigantesco, gettato nello stagno, dal regista e attore ebreo Ovadia, egli ha avuto l’ardire di concludere un tal modo: “… che poi, Israele finirà, perché tutto finisce…” Wow, che roba si è costretti ad ascoltare da un ebreo, che evidentemente non vede l’ora che si avveri questa sua personale sentenza definitiva. Penso sia stato il punto più basso di quella trasmissione a senso unico." Eppure questa porcheria è passata sotto silenzio, nessuno ne ha parlato sui media. Chi non guarda quel programma non avrebbe saputo niente. Però ci si indigna se un ventenne israeliano stressato dopo tre anni di guerra spacca una statua raffigurante il Cristo e si dice che Israele odia i cristiani.
L'unico paese del M.O. che difende i cristiani e li rispetta, accusata per l'azione inconsulta e forse disperata di un soldato. Vergogna!
Normale vedere cortei europei dove si inneggia all’Intifada. Normale vedere bandiere terroristiche sventolate nelle piazze “democratiche”. Normale ascoltare slogan genocidiari camuffati da attivismo politico. Normale pretendere che l’unico Stato ebraico del pianeta debba continuamente giustificare la propria esistenza.
È la pretesa che Israele debba rispettare regole che nessun’altra nazione rispetterebbe se fosse circondata da gruppi e Stati che ne invocano apertamente la distruzione e se altri gruppi all'estero urlassero le stesse cose.
Israele ha combattuto guerre su più fronti, ha subito terrorismo per decenni, ha visto civili massacrati nelle case, nei ristoranti, ai concerti, sugli autobus. Eppure il riflesso automatico dell’Occidente è sempre lo stesso: chiedere moderazione agli israeliani e comprensione per chi li vuole morti.
Il messaggio è devastante: gli ebrei devono accettare ciò che nessun altro popolo accetterebbe mai. Devono convivere con la minaccia costante. Devono tollerare slogan genocidiari. Devono persino spiegare perché non vogliono essere sterminati.
E guai se reagiscono. Se lo fanno parte immediata la condanna, gli insulti, le accuse, l'odio. Se un ebreo reagisce allora tutti gli ebrei diventano “aggressivi”, “destabilizzanti”, “un ostacolo alla pace”. Come se la pace dipendesse da un ebreo qualunque stanco di essere insultato e da Israele e non da chi, da decenni, educa intere generazioni all’odio antiebraico. La verità è che il mondo non si scandalizza per le minacce. Si scandalizza per chi osa rispondere alle minacce.
È l’ennesima prova che, per troppi, la vita degli israeliani vale meno delle buone maniere diplomatiche e del politicamente corretto.