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Il Foglio Rassegna Stampa
08.05.2026 Pulitzer e Hamas
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 08 maggio 2026
Pagina: 1/V
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Pulitzer e Hamas»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 08/05/2026, a pag. 1/V, il commento di Giulio Meotti dal titolo "Pulitzer e Hamas"

Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

“Gaza, Palestina: 7 ottobre 2023. La resistenza palestinese a Gaza lancia migliaia di missili verso i territori occupati in risposta agli attacchi dei coloni e alle incursioni nella moschea di al Aqsa. Il comandante in capo delle Brigate al Qassam, Muhammad al Deif, ha dichiarato che si tratta della battaglia Diluvio di al Aqsa e ha invitato i paesi arabi a mobilitarsi”. Le prime ore del grande pogrom di Hamas questo post usciva su Instagram. Non nei canali del movimento islamico al potere a Gaza, ma di Saher Alghorra, il fotografo palestinese che per i suoi scatti da Gaza ha vinto il Pulitzer, il prestigioso premio del giornalismo.

Il New York Times aveva pubblicato una famosa foto di Alghorra nel luglio di un anno fa: un bambino deperito in braccio alla madre. L’articolo era intitolato “Gli abitanti di Gaza stanno morendo di fame”. Nella didascalia si leggeva: “Nato sano ma gravemente malnutrito”, ovviamente a causa della carestia imposta da Israele. A seguito di forti critiche, il quotidiano ha poi aggiunto una nota dell’editore, che faceva riferimento alle gravi condizioni preesistenti che gli facevano sporgere la colonna vertebrale e ne evidenziavano la magrezza. “Dopo la pubblicazione dell’articolo, il Times ha appreso dal suo medico che Mohammed soffriva di problemi di salute preesistenti”. La dirigenza del New York Times questa settimana ha difeso il lavoro di al Alghorra. “Coprire un conflitto è estenuante per qualsiasi giornalista, ma Saher non si limita a documentare questa guerra, la vive in prima persona, affrontando le stesse difficoltà e gli stessi pericoli di coloro le cui vite documenta con tanta compassione”, ha affermato Meaghan Loorma, direttrice della fotografia del Times. Alghorra è diventato famoso anche per le foto delle bare degli israeliani usate da Hamas nei suoi scambi con Israele, comprese quelle dei fratellini Bibas. Era già successo, prima con il premio ai fotografi della Reuters, fra cui Yasser Qudih, entrato con Hamas in Israele la mattina del 7 ottobre. Poi quando il Pulitzer è andato a Mosab Abu Toha, che aveva scritto sui social: “Come diavolo si fa a chiamare questa ragazza ostaggio?”.

“Questa ragazza” è Emily Damari, tenuta in ostaggio a Gaza per oltre cinquecento giorni e tornata senza due dita. Damari si era rivolta al comitato che assegna il Pulitzer: “Cari membri del consiglio direttivo dei @PulitzerPrizes, mi chiamo Emily Damari. La mattina del 7 ottobre, ero a casa nel mio monolocale nel kibbutz Kfar Aza quando i terroristi di Hamas hanno fatto irruzione, mi hanno sparato e mi hanno trascinata oltre il confine, a Gaza. Quindi immaginate il mio shock e il mio dolore quando ho visto che avete assegnato il Pulitzer a Mosab Abu Toha”. Abu Toha ha conseguito il riconoscimento giornalistico per i suoi articoli pubblicati sul New Yorker che descrivono la guerra a Gaza. Ma a quanto pare, sia la rivista sia il comitato del Pulitzer non hanno controllato sui social i post di Abu Toha. Forse non è un caso che i Pulitzer siano amministrati alla Columbia University, l’ateneo più compromesso dopo il 7 ottobre con le manifestazioni filo palestinesi. “Affermate di onorare il giornalismo che difende la verità, la democrazia e la dignità umana, eppure avete scelto di dare voce a una voce che nega la verità, cancella le vittime e profana la memoria degli assassinati” aveva scritto Emily Damari. Abu Toha ha anche messo in dubbio le prove forensi che dimostrano che i bambini Bibas – Kfir di nove mesi e Ariel di quattro anni – sono stati uccisi dai loro sequestratori. Il 21 febbraio 2025, Abu Toha ha postato quanto segue sui media che hanno riferito dello strangolamento dei Bibas: “Se non avete visto le prove, perché l’avete pubblicato? Ebbene, ecco cosa siete: gente lurida”.

Il punto non è neanche il Pulitzer, ma la realtà parallela del giornalismo. Scrive Matti Friedman nella Free Press: “Il loro rapporto con Gaza reale fosse lo stesso dei romanzi di ‘Dune’ con il programma spaziale Nasa. Eppure non si tratta di opere di nicchia: tra gli autori ci sono vincitori del National Book Award e del Pulitzer. Ho chiamato questo genere ‘Gazologia’”. Nel giornalismo contemporaneo, a Gaza non vivono terroristi, Hamas non esiste e nessun ebreo è stato rapito e ucciso il 7 ottobre. Ci sono soltanto i sionisti occupanti e i bravi palestinesi che resistono.

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lettere@ilfoglio.it

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