Gli Emirati Arabi Uniti escono dall’OPEC
Analisi di Mattia Preto

Mattia Preto
Gli Emirati Arabi Uniti escono dall’OPEC, l’organizzazione che da oltre 60 anni regola gran parte del flusso globale di petrolio. I principali paesi esportatori, infatti, coordinano la propria produzione fissando quote giornaliere di barili, influenzando così direttamente anche l’andamento dei prezzi.
La decisione di Abu Dhabi segna un cambio di rotta significativo. Alla base della scelta vi sono le tensioni con l’Iran e i complessi rapporti con l’Arabia Saudita. A differenza del gigante saudita, che si affaccia sia sul Mar Rosso sia sul Golfo Persico, gli Emirati si trovano in una posizione geografica più vulnerabile, stretti attorno allo Stretto di Hormuz.
L’unica vera alternativa è rappresentata dalla costa sul Golfo dell’Oman, dove si trova il Porto di Fujairah: uno snodo strategico fuori dallo Stretto, capace di garantire la continuità delle esportazioni energetiche anche in caso di crisi.
Negli ultimi mesi, gli attacchi iraniani hanno colpito duramente gli Emirati, causando gravi danni economici. In questo contesto si è evidenziata anche l’importanza degli Accordi di Abramo: Israele ha fornito supporto tecnologico e difensivo per contrastare le minacce provenienti da Teheran.
La leadership emiratina teme che la Repubblica Islamica possa continuare a rappresentare una minaccia anche nel lungo periodo, soprattutto alla luce delle possibili evoluzioni nei rapporti tra Stati Uniti e Iran. Se da un lato Riyadh sembra più aperta a un compromesso diplomatico, Abu Dhabi chiede garanzie più solide sul contenimento della capacità militare iraniana.
L’uscita dall’OPEC apre ora la strada a una maggiore autonomia produttiva, finora vincolati da tetti di estrazione, gli Emirati potrebbero aumentare sensibilmente la produzione di greggio, arrivando fino a 5 milioni di barili al giorno. Una mossa che risponde anche alle esigenze degli Stati Uniti e si inserisce nel più ampio quadro della crisi energetica globale.
Gli Accordi di Abramo hanno profondamente cambiato gli equilibri del Medio Oriente, e gli Emirati Arabi ne rappresentano oggi uno degli esempi più evidenti: un paese che rafforza la propria sicurezza grazie alla cooperazione con Israele e che, allo stesso tempo, ridefinisce la propria strategia energetica uscendo dall’OPEC.
Abu Dhabi prova così a ridurre la propria esposizione alle pressioni iraniane e ritagliarsi un ruolo più autonomo nello scenario energetico globale, puntando anche sul rafforzamento dell’asse con Washington.