Gli accoltellamenti di Londra mettono in luce il successo di Hamas
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/london-stabbings-shine-light-on-hamass-success

Ben Cohen
È ormai giunto il momento di riconoscere che, per Hamas e i suoi alleati, il pogrom nel sud di Israele del 7 ottobre 2023 ha prodotto un successo duraturo e trasformativo. Per riscontrarlo, non bisogna guardare a Gaza, gran parte della quale è stata ridotta in macerie a seguito della guerra israeliana durata due anni per sconfiggere Hamas nell'enclave costiera. Rivolgiamoci invece a quei Paesi occidentali che ospitano importanti comunità ebraiche: agli Stati Uniti, al Canada, all'Australia, alla Francia, alla Germania e, soprattutto, visti i terribili eventi della scorsa settimana, al Regno Unito. In tutti questi Paesi, gli ebrei sono stati sopraffatti da una paura e un'incertezza che non conoscevano dai tempi della Shoah. Almeno tre generazioni di ebrei, compresa la mia, sono cresciute considerando l'odio antiebraico nell'Occidente democratico come un retaggio del passato, anche se occasionalmente ci siamo imbattuti in battute antisemite pungenti. Ora ci troviamo di fronte ad attacchi incendiari contro sinagoghe, asili nido e ristoranti kosher. Gli ebrei “visibili in modo evidente” tra noi – coloro che indossano abiti tradizionali, kippah , tzitzit , collane con la Stella di David – sono oggetto di aggressioni e insulti quasi quotidianamente. I social media sono diventati il centro nevralgico della propaganda antisemita. I politici ora giocano con stereotipi antisemiti nella speranza di guadagnare voti. Tutti questi sviluppi possono essere certamente attribuiti ad Hamas. Che i suoi leader, molti dei quali furono successivamente eliminati, se ne rendessero conto o meno all'epoca, l'impatto internazionale del pogrom ha provocato un cambiamento radicale nell'opinione pubblica. A quasi tre anni di distanza, nel mondo ci sono molti più sostenitori della calunnia secondo cui Israele avrebbe commesso un “genocidio” di quanti siano gli ebrei effettivamente presenti sul pianeta. Non pochi di questi sostenitori sono convinti che gli ebrei in mezzo a loro siano legittimi bersagli di vendetta. Arriviamo così in un angolo della zona nord-ovest di Londra, non più grande di pochi chilometri quadrati, dove risiede forse il 40% dei 250.000 ebrei del Regno Unito. Solo questo mese, qui si sono registrati sette attacchi, tra cui l'accoltellamento del 29 aprile a Golders Green, da tempo cuore pulsante della comunità ebraica londinese, in cui due ebrei sono rimasti gravemente feriti in un attacco terroristico compiuto da un islamista armato di coltello, Essa Suleiman. Quell'attacco, che ha generato le prevedibili e sempre più fastidiose rassicurazioni del Primo Ministro Keir Starmer e di altri politici sul fatto che l'antisemitismo “non ha posto” nella società britannica, è avvenuto meno di una settimana dopo che un immigrato pakistano aveva aggredito brutalmente un ebreo ortodosso che stava svolgendo il suo lavoro di ispettore edile nella cittadina di Slough, a ovest di Londra. Anche quell'episodio aveva generato dichiarazioni di forte preoccupazione, ma nessuna azione concreta. Kemi Badenoch, leader del Partito Conservatore all'opposizione, aveva assolutamente ragione quando, visitando il luogo dell'aggressione a Golders Green, aveva affermato che era in corso “un'epidemia di violenza contro gli ebrei.” Aveva poi definito la situazione come un'”emergenza nazionale” che “deve essere trattata come tale dal governo e dalle autorità pubbliche.” Il problema è che, nonostante le buone intenzioni espresse subito dopo uno di questi attacchi, i politici che promettono di combattere l'antisemitismo non riescono a conquistare voti, a meno che non si candidino in quei pochi distretti con un elettorato ebraico consistente. Purtroppo, ma in comune con altri Paesi in cui le violenze antiebraiche e anti israeliane hanno raggiunto proporzioni epidemiche, l'opinione pubblica britannica è rimasta pressoché in silenzio di fronte a questa ondata di violenza.