Tre Lettere
1.
Cara Deborah,
Purtroppo al momento i criminali razzisti antisionisti stanno vincendo.
Ma non durerà per sempre.
Però ci vorrebbe più coraggio da parte di chi deve difendere la causa ebraica.
Ad esempio il mio amico Davide Romano, al vaniloquio, del terrapiattista novax Gianluigi Paragone avrebbe dovuto rispondere.
"Al momento, posso non condividere la politica, ma non posso condannare Netanyahu perché fino ad ora a Gaza non sono state trovate fosse comuni.
Sotto le macerie non sono stati trovati i cadaveri che si diceva ci fossero.
Nei cimiteri non si denotano per il periodo 7 ottobre 2023 al 9 ottobre 2025 anormali aumenti di sepolture di bambini donne e uomini non in età di combattenti.
Perciò pronuncerò la mia condanna solo nel momento in cui qualcuno dimostrerà qualche sua responsabilità criminale."
Fino a che i criminali antisemiti vanno tutte le sere in televisione ad accusare Israele di Genocidio, e i suoi amici tacciono, l'antisemitismo trionferà.
Shalom
Stefano Cattaneo
Care Stefano,
Hai ragione, chi è per Israele, ebreo o non ebreo, non ha la prontezza di rispondere a tono e chi questa forza ce l'aveva, e mi riferisco a Fiamma Nirenstein e Angelica Calò Livnè, non è più stato invitato in nessun talk show. Io ero stata anche contattata un anno fa ma dopo 10 minuti mi hanno telefonato per disdire con la scusa che non avevano spazio. Quando Paragone ha attaccato con tanta cattiveria e infamità Davide Romano io bollivo di rabbia. Il mio sogno è che al primo farabutto che pronuncia le parole genocidio e Netanyahu criminale qualcuno risponda a tono e spieghi cosa significa la parola genocidio e chieda dove hanno trovato fosse comuni, cimiteri pieni di tombe nuove e si informi sulla storia di Israele da sempre attaccato da chi ogni giorno urla che deve essere distrutto. Certamente vi sono stati morti perché in guerra non si sparano garofani e perché Hamas si è fatta sempre scudo con la popolazione. Ma parlare di genocidio è un'infamità. In Iran vi sono cartelli con la scritta "Distruggiamo Israele" persino negli alberghi. Finché qualcuno non reagirà pubblicamente a queste accuse indecenti l'antisemitismo crescerà, se possibile, ogni giorno di più. Sia la Rai che Mediaset hanno e danno ordini precisi. Dal TG4 sono scomparsi Tommaso Cerno e Daniele Capezzone che fino a qualche tempo fa erano invitati molto spesso.
Shalom
Deborah Fait
2.
Come Vostro lettore non scrivo per vedermi pubblicato semplicemente metto a disposizione questa mia casuale osservazione su due vicende accomunate dalla parola Bondi.
Son rimasto fulminato dalla omonimia e dagli eventi riconducibili allo stesso nome trattati con doppio peso nelle cronache italiane pur essendo palesemente di dimensioni così incomparabili.
Sintetizzando il mio messaggio è:
In Italia ha suscitato più esecrazione Eithan Bondi che gli attentatori di Bondi Beach.
Nient'altro. Shalom
Massimo Michelangeli
Caro Massimo,
La sua lettera è importante, breve, sintetica e spiega molto bene la situazione e l'aria che tira. Un Bondi esecrato perché ebreo e talmente angosciato dopo anni di insulti e aggressioni che è arrivato a sparare pallini di plastica contro due dell'Anpi, associazione che da decenni impedisce alla Brigata Ebraica di sfilare in pace. A Bondi, Australia, la strage di ebrei ha suscitato...il nulla se non la giustificazione dell'assassino musulmano da parte di alcuni media. Ho letto che solo adesso, dopo più di un anno, in Australia pensano di organizzare qualche forum sull'antisemitismo. Chi vuole capire capisca!
Shalom
Deborah Fait
3.
Cara Deborah,
mi rivolgo a te per condividere una riflessione su quanto sta accadendo nelle recenti consultazioni elettorali in Cisgiordania e in quelle porzioni di Gaza dove si è cercato di ristabilire un ordine amministrativo. La vittoria di Fatah e il consolidamento dell’Autorità Palestinese (AP) vengono spesso presentati dai media internazionali come un segnale di stabilizzazione o, peggio, come il "male minore". Tuttavia, guardando oltre la superficie, emerge una realtà drammatica: questo risultato non è affatto positivo per il popolo palestinese, poiché rappresenta il trionfo del gattopardismo politico piuttosto che la nascita di una vera società civile.
Il problema di fondo è che non si è permesso lo sviluppo di un’alternativa democratica e liberale. La società civile palestinese è rimasta schiacciata tra due morse letali. Da una parte, Hamas, che pur essendo stato militarmente indebolito dalla guerra seguita all’orrore del 7 ottobre, non è affatto debellato. La sua ideologia continua a inquinare il tessuto sociale, agendo come un’ombra che paralizza ogni tentativo di riforma moderata. Dall’altra parte abbiamo Fatah e l’Autorità Palestinese, che definire "moderati" è un esercizio di retorica privo di fondamento reale.
L’Autorità Palestinese guidata da Abu Mazen è, senza ombra di dubbio, un’entità profondamente corrotta. Questa corruzione non è solo economica — con la dispersione di ingenti fondi internazionali — ma è soprattutto morale. Si professano interlocutori credibili per la pace davanti alle diplomazie occidentali, ma nei fatti mantengono in vita strutture che alimentano l’odio. Il dato più inquietante, che smaschera la loro finta moderazione, è la prosecuzione del sistema di welfare per i detenuti nelle carceri israeliane e, soprattutto, il pagamento delle pensioni alle famiglie dei terroristi. È un sistema che incentiva la violenza: più grave è il crimine commesso contro i civili, maggiore è il compenso.
Inoltre, il silenzio assordante di Fatah e dell’AP riguardo al massacro del 7 ottobre è la prova definitiva della loro ambiguità. Non c’è stata una condanna netta, inequivocabile e ufficiale della ferocia di Hamas. Questo accade perché l’AP teme di perdere il consenso di una piazza radicalizzata o, peggio, perché in fondo condivide gli obiettivi finali, differendo solo sui metodi temporanei.
Senza una classe dirigente che abbia il coraggio di ripudiare totalmente il terrorismo, di cessare i pagamenti ai "martiri" e di investire nella trasparenza e nell’istruzione alla coesistenza, non potrà mai nascere una vera società civile. I palestinesi restano ostaggi di una leadership vecchia e corrotta che usa la causa nazionale per mantenere privilegi e potere, impedendo la nascita di un’alternativa che guardi al futuro invece che al sangue del passato. Questa vittoria elettorale, Debora, non è un passo verso la pace, ma il congelamento di uno status quo che condanna un intero popolo all'arretratezza e al conflitto perenne.
Shalom
Luca
Caro Luca,
La vittoria fake di Fatah e la rielezione di Abu Mazen, vecchio terrorista corrotto, è l'esempio di cosa è l'Autorità Palestinese. Abu Mazen ha preso il potere in morte di Arafat e da allora (2005) non vi sono mai state elezioni. Negli ultimi anni tra la popolazione palestinese c'era molto scontento. Vivono nell'odio e nell'arretratezza nonostante le centinaia (migliaia) di milioni di dollari che il mondo manda e che, chi comanda, spende in ville, piscine e armi per il terrorismo. Adesso hanno inventato le elezioni perché sussisteva il pericolo che Hamas prendesse il potere come aveva fatto a Gaza nel 2007, ammazzando intere famiglie, scaraventando i dissidenti dai tetti dei palazzi, e cacciando Fatah dal territorio. L'AP non ha detto una parola il 7 Ottobre semplicemente perché tutti hanno festeggiato l'eccidio e la gente in piazza inneggiava a Hamas. Quelle elezioni molto sospette hanno riproposto il vecchio governo, del resto l'alternativa era ancora peggiore. L'AP e l'URNWA hanno appena ricevuto 202 milioni di euro dalla UE. Dove credi che andranno a finire? Alla popolazione? Certamente no, come sempre nelle tasche dei maggiorenti, Abu Mazen in testa. Non esiste alternativa, caro Luca, elezioni truccate, corruzione, terrorismo: questa è l'AP.
Shalom
Deborah Fait