Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 06/05, 2026, a pag. 1/I, il commento di Giulio Meotti dal titolo "Laboratorio Israele. Da piccola nazione assediata a esportatrice di sicurezza e deterrenza ai paesi minacciati"

Giulio Meotti
Cos’hanno in comune gli Emirati Arabi Uniti, la Corea del sud, la Finlandia e la Romania? Sono paesi minacciati o di frontiera: dai missili iraniani, nordcoreani e russi. Ma hanno un’altra cosa in comune: Israele. In un’epoca in cui la deterrenza convenzionale evapora sotto i colpi di droni low cost e missili ipersonici, Israele compie una mutazione storica: da piccola nazione assediata a esportatrice di sicurezza e deterrenza. Daniel Levy, presidente dello US/Middle East Project ed ex negoziatore israeliano, dice che questa è la vera “Grande Israele”: non l’espansione territoriale, ma l’espansione di Israele come architrave della sicurezza mediorientale e persino europea.
Non sono più soltanto armi quelle che Israele vende; è un modello che sta conquistando molte capitali da Abu Dhabi a Seul, da Berlino a Bucarest fino a Helsinki. Lunedì, gli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato diciannove tra missili e droni lanciati dall’Iran grazie a Israele. Per la prima volta nella sua storia, lo stato ebraico ha dislocato la sua famosa batteria antimissile in un paese arabo con cui non aveva rapporti fino a sei anni fa, prima degli Accordi di Abramo. Una batteria di Iron Dome è stata schierata ad Abu Dhabi, con anche i militari israeliani operativi sul terreno: dieci giorni fa la rivelazione di Axios aveva fotografato un passaggio epocale, confermato ora dall’intercettazione dei missili iraniani che dopo il 28 febbraio tanti danni hanno causato negli Emirati Arabi Uniti (ne sono caduti più lì che in Israele).
Il Bahrein, e forse persino il Kuwait, potrebbero seguire le orme di Abu Dhabi. La posizione geografica del Bahrein, i vincoli economici e le dinamiche settarie, lo rendono particolarmente vulnerabile a Teheran, incentivando ulteriormente Manama ad approfondire i legami di sicurezza con Gerusalemme. Intanto il governo tedesco sta portando avanti un accordo per l’acquisto di sistemi di lancio missilistico dalla società israeliana Elbit per un valore di cinque miliardi di euro: il sistema Puls costa venti milioni di euro a lanciatore. L’attuale portafoglio ordini di Elbit ammonta a oltre venticinque miliardi di dollari, il che significa che un singolo accordo di questa portata potrebbe incrementarlo del venti per cento. L’azienda israeliana produttrice dell’Iron Dome, Rafael, venderà invece sistemi di protezione per carri armati a quattro paesi membri della Nato: Repubblica ceca, Paesi Bassi, Croazia e Lituania. La Bundeswehr, l’esercito tedesco, si sta intanto “israelizzando” e lo fa senza troppi complessi.
Lunedì scorso, l’esercito tedesco ha conferito la prestigiosa Croce d’onore a due alti funzionari del ministero della Difesa israeliano, in riconoscimento del loro contributo alla cooperazione in materia di Difesa e al progetto missilistico Arrow 3. Le onorificenze sono state consegnate da Arnt Kuebart, comandante delle Unità terrestri dell’Aeronautica militare tedesca. E mentre la Finlandia rifiutava la messa al bando delle armi israeliane sottoposta a raccolta firme, la Romania è la prima nazione europea ad acquisire il sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome. L’accordo, del valore di oltre due miliardi di dollari, prevede la fornitura di diverse batterie per proteggere le città e le basi militari romene dalle minacce aeree (iraniane e russe in particolare).
Elbit intanto espande la sua presenza in Europa con un nuovo stabilimento per la produzione di droni in Romania: il settimo stabilimento dell’azienda israeliana in Romania produrrà sistemi avanzati per droni. Elbit opera in Romania da oltre trent’anni e impiega più di mille persone nel paese. Intanto la Corea del sud anticiperà di due anni, al 2029, il suo sistema di intercettazione missilistica di produzione nazionale, simile all’Iron Dome israeliano, al fine di contrastare le minacce provenienti dalla Corea del nord. Dal 2012 si è parlato dell’aiuto che Israele avrebbe fornito ai sudcoreani nel mettere a punto il proprio sistema antimissile. Altro che “piccolo Satana” delle narrazioni jihadiste, “alleato problematico” di Washington o “entità coloniale” delle masse woke d’occidente. Israele sta diventando il laboratorio globale della deterrenza per tutti i paesi che devono difendersi dai vicini pericolosi.