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israele.net Rassegna Stampa
06.05.2026 La dura verità è che il cessate il fuoco con Hezbollah non è mai davvero iniziato: il gruppo terrorista gregario dell’Iran ne approfitta e promette guerra eterna, lo stato libanese non è in grado di contenerlo, diplomazia e osservatori internazionali poss
Articolo del Jerusalem Post

Testata: israele.net
Data: 06 maggio 2026
Pagina: 1
Autore: Jerusalem Post
Titolo: «La dura verità è che il cessate il fuoco con Hezbollah non è mai davvero iniziato: il gruppo terrorista gregario dell’Iran ne approfitta e promette guerra eterna, lo stato libanese non è in grado di contenerlo, diplomazia e osservatori internazionali poss»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jerusalem Post dal titolo: "La dura verità è che il cessate il fuoco con Hezbollah non è mai davvero iniziato: il gruppo terrorista gregario dell’Iran ne approfitta e promette guerra eterna, lo stato libanese non è in grado di contenerlo, diplomazia e osservatori internazionali possono ben poco. Israele prenda atto che l’unico modo per garantire la sicurezza al suo confine nord è debellare Hezbollah"

 

Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: È giunto il momento. La vuota promessa della diplomazia libanese è infine crollata sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.

Lunedì il Segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha fornito la prova definitiva che l’attuale cessazione delle ostilità è una farsa strategica. In un discorso televisivo, Qassem ha categoricamente respinto qualsiasi prospettiva di negoziati diretti con Israele.

Bandiera con l’immagine del capo di Hezbollah, Naim Qassem, sventolata nella periferia meridionale di Beirut (Libano) dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco

Di fatto, ha chiuso la porta proprio al meccanismo che, secondo la comunità internazionale, avrebbe portato la stabilità al confine settentrionale di Israele.

Questo rifiuto non sorprende nessuno che abbia prestato attenzione ai fatti.

La storia sembra ripetersi. Israele aveva assistito a un quasi identico rifiuto di dialogare da parte di Qassem e Hezbollah il 27 aprile.

Quando un nemico comunica a Israele, ripetutamente e chiaramente, di non avere alcuna intenzione di dialogare, è il massimo dell’ingenuità da parte di un governo continuare a comportarsi come se una soluzione diplomatica fosse dietro l’angolo.

Per lo stato ebraico, la sicurezza dei cittadini del nord non è una carta teorica da giocare in una politica attendista del tipo “aspettiamo e vediamo”. È una vitale necessità.

Israele era riluttante fin dall’inizio ad aderire a questo accordo (N.B. un accordo di tregua fra Israele e stato libanese, quando la guerra è fra Israele e Hezbollah ndr).

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato l’intesa quando il primo ministro Benjamin Netanyahu era ancora al telefono con il gabinetto di sicurezza. Il gabinetto non aveva ancora preso una decisione formale, ma la pressione delle aspettative internazionali ha forzato la mano a Israele.

Il Paese fu costretto a compiere un “gesto di buona volontà” che molti all’interno dell’establishment della sicurezza sapevano essere costruito sulla sabbia.

Nonostante queste riserve, Israele ha agito con moderazione. Ha dato al processo una possibilità concreta.

Gerusalemme ha assecondato i canali di dialogo tra gli ambasciatori israeliano e libanese negli Stati Uniti nella speranza che il governo di Beirut potesse finalmente esercitare una qualche forma di sovranità sul proprio territorio.

Israele ha atteso che le Forze Armate libanesi muovessero verso sud. Ha atteso che gli osservatori internazionali osservassero, come era loro dovere.

I risultati di questa pazienza si sono misurati in sirene e ordigni. Dall’inizio ufficiale del cessate il fuoco, Hezbollah ha violato i termini dell’accordo decine di volte.

Che fosse con lanci mirati di razzi, col posizionamento di operativi armati all’interno della zona cuscinetto proibita o con il continuo traffico di armamenti iraniani, il gruppo terroristico ha trattato il cessate il fuoco non come una via per la pace, ma come una finestra logistica.

In risposta a queste continue provocazioni, le Forze di Difesa Israeliane sono state costrette a colpire più di cento obiettivi Hezbollah, per scongiurare minacce immediate.

Non sono affatto “escalation” israeliane. Sono la salvaguardia di uno status quo fallimentare.

Ogni attacco Hezbollah ci ricorda che lo stato libanese non vuole o non è in grado di tenere a bada il gruppo gregario dell’Iran che agisce sul suo territorio.

La dura verità è che questo cessate il fuoco non sta funzionando.

La diplomazia richiede due parti disposte a scendere a compromessi o, quantomeno, a sedersi allo stesso tavolo. Con l’ultimo rifiuto di Qassem, Israele non ha né una cosa né l’altra.

Ciò che esiste, invece, è una pausa strategica che serve solo al nemico. Preservando questo cessate il fuoco che è solo sulla carta, Israele sta dando a Hezbollah esattamente ciò di cui ha bisogno: respiro.

Al gruppo terroristico viene permesso di riorganizzarsi, scavare nuovi tunnel e riarmarsi sotto l’ombrello della protezione internazionale.

Ogni giorno in cui le Forze di Difesa Israeliane tengono a freno la loro potenza militare è un giorno in più che Hezbollah usa per preparare il suo prossimo assalto a città israeliane del nord come Metulla, Kiryat Shmona, Nahariya.

Israele non può permettere che i cittadini del nord diventino profughi permanenti nel proprio paese, in attesa di una svolta diplomatica che Hezbollah ha già fatto capire che non arriverà mai.

Il tentativo è stato fatto. L’opportunità è stata data.

Quello che era iniziato come un fragile cessate il fuoco di dieci giorni si è trasformato in un periodo di grazia di tre settimane a tutto vantaggio di una delle parti.

Ora Israele deve affrontare la realtà: in questo momento l’unico modo per garantire la sicurezza nel nord è eliminare fisicamente la minaccia. Le Forze di Difesa Israeliane devono tornare all’offensiva con il chiaro obiettivo di smantellare le infrastrutture di Hezbollah in modo irreversibile.

Questo non è un appello per una guerra senza fine. Al contrario. È la consapevolezza che una pace fittizia è più pericolosa di un conflitto alla luce del sole.

Forse in futuro, quando i rapporti di forza saranno cambiati in modo così significativo che Hezbollah o lo stato libanese saranno costretti a perseguire un accordo per disperazione, potranno riprendere dei veri colloqui.

Fino ad allora, Israele deve smettere di fingere che le parole possano sostituire una decisa azione militare.

Con Hezbollah non c’è mai stato un vero cessate il fuoco: solo combattimenti con Israele che aveva le mani legate.

È ora di slegarle.

(Da: Jerusalem Post, 5.5.26)

 


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