Il bisogno di odiare l'ebreo
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Datemi un odio. Datemi un odio condiviso, da consumare insieme in questo tempo che si sta facendo nero. Chi si può odiare? Sicuramente chi è "di meno", chi è minoranza, perché è così che si esalta la forza della maggioranza.
Ed eccolo l'odiato perfetto, quello che sta dalla parte storta della storia: l'ebreo. È perfetto: prega in un modo che non si capisce; non è esattamente simpatico; sta un po' ovunque, essendo errante, e l’odio per lui può essere spartito equamente tra tutti i volenterosi carnefici. È pure un po' saccente, di un’intelligenza che risulta quasi un’offesa.
Prendiamo un fatto di cronaca: un ragazzo compie un gesto assurdo a Roma, un atto senza senso e pericoloso, sparando proiettili di gomma contro due militanti dell’ANPI. Un fatto grave, certamente. Ma ecco che scatta la metamorfosi: nella narrazione collettiva il ragazzo non è più un singolo individuo, ma diventa "un membro della comunità ebraica" (come se l'appartenenza fosse una colpa); non spara proiettili di gomma, ma diventa un "cecchino" (un assassino seriale in pectore). Diventa la prova definitiva che "questa gente è cattiva dentro".
In Israele qualcuno prepara torte con sopra dei cappi? Un gesto di pessimo gusto, anzi, privo di qualsiasi gusto. Eppure, non viene letto come l’idiozia di pochi, ma come la conferma metafisica che il cattivo che cercavamo è finalmente qui. Questo meccanismo arriva persino a riscrivere il passato: il "cecchino" di Roma e la torta col cappio diventano la prova che, in fondo, i nazisti sono loro. Come se le camere a gas fossero state una sorta di eutanasia della storia; come se le vittime fossero state in realtà i carnefici, e i morti fossero stati cancellati dalla loro stessa colpa futura.
La ricerca dell'odio trova così il suo Eureka. Gli israeliani — dieci milioni — vesserebbero cinquecento milioni di arabi, e la cosa appare normale. Gli israeliani — dieci milioni — convincerebbero trecento milioni di americani a muovere guerra per loro. Del resto, come diceva il Marchese del Grillo: "Hanno ammazzato Cristo, potrò esse ancora un po' incazzato?".
Così tutto torna al suo posto. Basta con i pianti (ritenuti finti) nei campi di sterminio in Polonia; basta con l'obbligo di essere politicamente corretti verso i "fratelli maggiori". È tempo di tornare a dire che Erode uccideva i bambini e che loro controllano il mondo con il denaro, privi di morale cristiana.
In questo tempo non c’è spazio per la Storia, né per la pietà o la giustizia. È un tempo violento in cui dobbiamo sentirci identici nell’odiare, all'unisono, le antiche cattiverie. Durante il Venerdì Santo, giorno in cui Cristo muore (da ebreo, ma questo dettaglio non serve alla narrazione), per secoli abbiamo invocato l’Altissimo: Oremus et pro perfidis Judaeis. Non per salvarli, ma per cancellare loro e nutrire quella cattiveria che abbiamo assoluto bisogno di donare all'altro.