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Il Partito Democratico, un partito infestato di antisemiti. Video di Iuri Maria Prado 27/04/2026

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Il Riformista Rassegna Stampa
05.05.2026 Biennale, Putin, Netanyahu e la delegittimazione della CPI
Commento di Enrico Cerchione

Testata: Il Riformista
Data: 05 maggio 2026
Pagina: 4
Autore: Enrico Cerchione
Titolo: «Biennale, Putin, Netanyahu e la delegittimazione della CPI»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 05/05/2026, a pag. 4, il commento di Enrico Cerchione dal titolo: "Biennale, Putin, Netanyahu e la delegittimazione della CPI"

 

A Venezia si inaugura la Biennale Arte 2026 e va in scena l’ennesima calunnia travestita da principio morale. La giuria internazionale aveva deciso di non assegnare premi ai padiglioni di Russia e Israele, paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità dalla CPI. Poi l’intera giuria si è dimessa e la Biennale ha ribaltato la decisione, affidando i riconoscimenti al voto del pubblico.

Questa equiparazione tra Mosca e Gerusalemme rafforza un pericoloso pregiudizio nel mondo della cultura. E lo fa proprio mentre la Corte Penale Internazionale è gravemente screditata. Il Wall Street Journal ha rivelato accuse pesanti contro il procuratore capo Karim Khan: molestie e violenza sessuale su una collaboratrice, un’avvocata malese musulmana favorevole alle indagini su Israele. Khan avrebbe legato pressioni su di lei proprio sul tema dei mandati d’arresto contro Netanyahu. Khan è in congedo dal maggio 2025 e la CPI ha aperto procedimenti disciplinari.

Non basta: il Qatar, grande sponsor di Hamas, avrebbe promesso di “occuparsi di lui” se avesse emesso i mandati contro Israele, e avrebbe orchestrato un’operazione di intelligence per screditare l’accusatrice. Un procuratore sotto inchiesta per abusi, protetto dal Qatar mentre attacca l’unico Paese democratico del Medio Oriente: ecco il livello di credibilità della CPI.

Come ha spiegato Natasha Hausdorff, si è creato un circolo vizioso perfetto: ONG come Amnesty accusano di genocidio, l’ONU amplifica, la CPI indaga e l’indagine stessa diventa “prova”. È il tipico modo di usare i tribunali come arma politica.

Chi come noi sostiene senza esitazioni l’Ucraina aggredita da Putin dal 24 febbraio 2022 trova questa manovra doppiamente vergognosa. La decisione sulla Russia è piaciuta a molti, ma l’equiparazione con Israele viene accettata con troppa facilità per l’antisemitismo latente. Si mette sullo stesso piano un’autocrazia espansionista e un piccolo Paese democratico che si difende.

La Russia di Putin invade, occupa, cancella identità nazionali, bombarda indiscriminatamente civili, deporta bambini e tortura dissidenti. È una guerra di conquista pura.

Israele invece ha risposto a un feroce pogrom del 7 ottobre con una guerra di difesa nel teatro urbano più difficile del mondo. Gaza, dove Hamas usa ospedali, scuole e civili come scudi umani. Israele ha scelto l’opzione più rischiosa: operazioni di terra porta a porta invece di bombardamenti a distanza, perdendo oltre 1.150 soldati e migliaia di feriti proprio per limitare le vittime civili palestinesi. Questo dato smonta la narrazione della “macchina da guerra spietata”.

La Biennale ha trasformato l’arte in tribunale politico, equiparando moralmente una dittatura aggressiva a una democrazia che combatte il terrorismo jihadista. È antisemitismo camuffato da antisionismo culturale.

Noi che abbiamo scelto l’Ucraina senza esitazioni diciamo, con la stessa chiarezza, che Israele ha il diritto di esistere e di difendersi, e alla Biennale deve essere accolto come quello che è: un grande paese democratico.

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redazione@ilriformista.it

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