Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 05/05/2026, a pag. 4, il commento di David Elber dal titolo: "La Procura indaga la Flotilla e la farsa arriva in tribunale"

David Elber
È notizia di queste ore che la magistratura di Roma ha aperto un procedimento contro ignoti per l’intervento della marina israeliana al largo di Creta contro la flottiglia filo Hamas. La decisione dei magistrati romani è l’ennesimo esempio dell’utilizzo selettivo del diritto che diventa mero strumento politico per delegittimare lo Stato di Israele. Perché lo si può affermare? Perché la flottiglia non ha nessuna legittimità, in quanto non ha mai avuto intenzione di portare “aiuti umanitari” (che non erano presenti nelle imbarcazioni) così come nelle varie flottiglie che l’hanno preceduta. Ma palesemente cercavano uno scontro con le forze di sicurezza israeliane per creare un caso mediatico e politico. Anche questa flottiglia è un chiaro strumento di propaganda che si avviava a compiere l’ennesimo atto illegale ai danni di Israele. La vera questione è perché i solerti magistrati romani non hanno mai aperto nessun fascicolo per accertare l’origine degli enormi finanziamenti di questa organizzazione? Perché non indagano sui legami con l’organizzazione terroristica di Hamas di alcuni suoi membri, come Saif Abu Keshek e Thiago Avila (gli unici due naviganti trattenuti da Israele per ulteriori indagini)? Perché la magistratura, invece, non chiede spiegazioni al governo italiano e a quello di altri paesi europei che non impediscono queste farse illegali, per il diritto internazionale, che partono dal proprio territorio e con navi battenti bandiera italiana e di altri paesi UE?
Queste ripetute flottiglie filo Hamas sono delle palesi violazioni del diritto internazionale: violano il principio delle relazioni amichevoli e di cooperazione tra gli Stati, che sono un fondamento del diritto internazionale; violano le leggi di guerra (Dichiarazione di Londra del 1909 e di Sanremo del 1995) in merito al blocco navale. La violazione di un blocco navale in tempo di guerra è a tutti gli effetti un atto di guerra contro lo Stato che l’ha imposto. Quindi è opportuno ricordare ai magistrati romani, e agli esponenti dei sindacali che incitano alla mobilitazione in favore dell’illegale flottiglia, che l’articolo 244 del Codice Penale, prevede che chiunque, senza l’approvazione del Governo, compia arruolamenti o altri atti ostili contro uno Stato estero, esponendo l’Italia al pericolo di guerra, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, la pena è l’ergastolo. La norma disciplina anche le conseguenze di atti meno gravi che turbano le relazioni diplomatiche o espongono lo Stato a rappresaglie. Perché il governo Meloni non fa nulla per far rispettare le norme del codice penale italiano, nella fattispecie verso degli “atti ostili” contro uno Stato amico?
Perfino il Segretario del Consiglio per Gaza, Nickolay Mladenov, ha dichiarato questa ennesima farsa marinaresca, “inutile e provocatoria” perché come è previsto della Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza tutti gli aiuti umanitari e i beni destinati a Gaza devono entrare nel territorio esclusivamente sotto la supervisione degli incaricati del Consiglio, cosa che è stata seccamente rifiutata dai gitanti della flottiglia.
Alla luce di tutto questo perché i governi di mezza Europa permettono la partenza di queste “inutili e provocatorie” flottiglie? Perché nessuno indaga sulla rete di fiancheggiatori dei terroristi? Anche quando sono in aperta violazione della Risoluzione del consiglio di Sicurezza 2803?
È chiaro che questo è solo l’ennesimo capitolo del Lawfare orchestrato ai danni dello Stato di Israele per delegittimarlo e nulla a che vedere con gli aiuti umanitari per Gaza. Infatti, è utile ricordare che da quando è in vigore il cessate il fuoco, a Gaza sono entrate più di due milioni di tonnellate di aiuti (cibo e medicinali) senza l’aiuto dei gitanti della flottiglia.
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