Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 01/05/2026, a pag. 8, la cronaca di Ruben Calvano dal titolo: "La Comunità ebraica si difende: "Qui da noi nessun estremista"
«È un episodio grave che non va giustificato»: così gli ebrei della più longeva comunità della diaspora, presente a Roma sin dai tempi degli antichi romani, commentano l’accaduto di piazza Schuster del 25 aprile, che ha portato all’arresto di Eitan Bondì, giovane iscritto alla Comunità ebraica di Roma. Un quartiere vivo, tra ragazzi in gita, turisti che si fermano nei ristoranti a degustare la cucina giudaico romanesca e giovani che escono dalla scuola ebraica, che proprio Bondì ha frequentato. «Va condannato», commenta Samuele, giovane studente ebreo, che indossa un cappello per coprire la kippà, ritenendo oggi troppo pericoloso portarla visibilmente. Il ragazzo nega l’esistenza di gruppi estremisti tra i suoi coetanei, sostenendo che «esistono esclusivamente i movimenti giovanili ebraici e gruppi di studio dell’ebraismo, come il Salomon Group, dove i ragazzi cenano insieme e studiano la Torà». «È stato un gesto deplorevole che non ha nulla a che fare con i nostri valori», aggiunge Attilio, negoziante in pensione, seduto sulle caratteristiche panchine della “piazza”, che vissuto numerosi 25 aprile tra feste e tensioni. Alla domanda sull’esistenza di gruppi ebraici di estrema destra risponde: «Gli episodi di aggressione sono isolati, come quello di domenica scorsa. È chiaro però che gli atti di antisemitismo, così frequenti in questo periodo, hanno portato alcuni ragazzi ad avere difficoltà con la propria identità ebraica, sfociando talvolta in comportamenti violenti».
A confermarlo è il suo compagno di chiacchiera, seduto accanto a lui, che evidenzia come esista soltanto un’associazione, nata dopo l’attentato al Tempio Maggiore di Roma – in cui perse la vita il bambino Stefano Gai Tachè – composta da genitori che accompagnano i propri figli alle scuole ebraiche. Questi «hanno deciso di aiutare le forze dell’ordine – polizia, carabinieri e Guardia di Finanza – per garantire la sicurezza dei ragazzi e delle scuole ebraiche». Un quartiere blindato, dove le forze dell’ordine presidiano ogni angolo per il timore che gli attentati a sfondo antisemita, ormai quotidiani in Europa, possano essere emulati anche qui. «Non abbiamo mai vissuto un clima del genere, neanche nei tempi precedenti all’attentato al Tempio Maggiore del 1982. Un grazie alle forze dell’ordine che in questo periodo sono sempre presenti, per difenderci», ci dice una nonna mentre passeggia con il nipote. La donna sottolinea come «la vicenda di domenica non ci rappresenta e non aiuta, ma è importante comprendere che tutte le istituzioni ebraiche hanno preso le distanze», e conclude auspicando un futuro migliore per il bambino: «Spero che la situazione migliori. Capisco che ci odiano in quanto ebrei, ma siamo prima di tutto cittadini italiani».
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