Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 01/05/2026, a pag. 8, il commento di Giuseppe Kalowski dal titolo: "Israele blocca il misero show della Flotilla. Fallisce l’ennesima provocazione pro-Pal"

Giuseppe Kalowski
Israele ha molto abilmente giocato di anticipo. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile ha bloccato una buona parte della “Flotilla Atto Secondo” al largo della costa di Creta, in acque internazionali. La Flotilla era diretta verso Gaza con presunti aiuti umanitari, a circa un migliaio di chilometri dalle acque israeliane. Questa volta la Marina militare israeliana ha voluto evitare che le imbarcazioni si avvicinassero alle coste dello Stato ebraico e ha fatto valere il blocco navale dichiarato dall’inizio della guerra a Gaza, ritenuto lecito alla luce della volontà, più volte dichiarata, della Flotilla di volerlo forzare. Da qui la decisione del governo israeliano di bloccare questo squallido show messo in scena dagli attivisti sul nascere.
La “Flotilla Atto Secondo” nasce dopo il sequestro delle navi, l’arresto e il rilascio dei membri della prima Flotilla il 1° ottobre 2025, finanziata da soggetti legati a società riconducibili ad Hamas. Lo scorso 12 aprile un’imponente flottiglia umanitaria è partita da Barcellona alla volta di Gaza, fermandosi nel porto di Augusta, in Sicilia, e aggiungendo progressivamente altre imbarcazioni. Davanti a Creta, ancora a metà del viaggio, nella notte oltre 20 navi e 175 attivisti sono stati intercettati e trasferiti su unità israeliane. Le imbarcazioni, insieme ai membri dell’equipaggio, sono ora in viaggio verso Israele, dove verranno espulsi nei rispettivi Paesi di origine. La flottiglia, nel complesso, era composta da 56 imbarcazioni. L’abbordaggio è avvenuto tramite motoscafi veloci israeliani. Si tratta di un’operazione ben studiata e programmata con largo anticipo, più di quanto si potesse immaginare. I membri della Marina, secondo il ministro della Difesa israeliano, hanno intimato alle imbarcazioni di cambiare rotta, senza però ottenere risposta.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che la Global Sumud Flotilla viola la risoluzione ONU 2803, secondo cui gli aiuti a Gaza devono transitare attraverso canali ufficiali già riconosciuti. Questa ulteriore provocazione, anche per la rapidità dell’intervento della Marina israeliana, difficilmente avrà la stessa stucchevole risonanza mediatica. All’interno delle circa 20 imbarcazioni sequestrate non è stato trovato alcun aiuto per la popolazione di Gaza, né alimentare né di altro tipo. Secondo immagini diffuse dall’IDF, su una delle navi sarebbero stati rinvenuti profilattici e droga, ma nessuna derrata alimentare. Si tratterebbe dell’ennesima provocazione da parte di attivisti pro-Pal, spagnoli, italiani e di altre nazionalità, priva di reale interesse umanitario e con una spinta riconducibile ad Hamas, sempre secondo quanto dichiarato dal ministro Katz. È verosimile che gli organizzatori della flottiglia sapessero di non poter violare il blocco navale né aprire un nuovo corridoio umanitario, puntando piuttosto a intensificare la pressione internazionale su Israele. Ma Israele ha stroncato tutto molto rapidamente, sul nascere.
In Italia non sono mancate le reazioni: il campo largo ha chiesto al governo di riferire in Parlamento sull’accaduto. Una richiesta dal sapore paradossale, visto che non è chiaro quale responsabilità diretta possa avere l’esecutivo italiano. Il governo, dopo una riunione con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha dichiarato di condannare il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. In un passaggio inedito, ha parlato di cittadini italiani illegalmente fermati, chiedendone l’immediata liberazione e il rispetto del diritto internazionale a tutela della loro incolumità. Un cambio di tono piuttosto netto nei confronti di Israele, solo parzialmente attenuato dal richiamo finale: gli aiuti si portano seriamente, non con le barchette.
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