Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 30/04/2026, a pag. 1, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Altro che squadrismo. Dopo il 7 ottobre in Italia c'è la caccia all'ebreo”

Giulio Meotti
Viene da chiedersi: fino a quando fingeremo che il problema siano gli ebrei? 453 episodi nel 2023, 877 nel 2024, 963 nel 2025 e il 2026 si preannuncia anche più “ricco”. E’ il bollettino del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano sul numero di attacchi antisemiti in Italia. Ma sembra che il problema sia lo squadrismo ebraico e non un antisemitismo virulento e impunito che cresce a doppia cifra. Così i cori a Milano durante la manifestazione pro Palestina (“aprite i confini così possiamo uccidere ebrei e sionisti”) e gli ebrei esfiltrati lo scorso 25 Aprile non sono opera di “giovani imbevuti di odio”, come invece è descritto Eithan Bondi. L’aggressione a una coppia di ebrei a Venezia è solo un caso isolato, come il pestaggio di due ebrei ortodossi alla Stazione di Milano e la donna ebrea schiaffeggiata sul tram a Firenze (ieri a Londra ne hanno accoltellati due). I rifiuti di prenotazione in hotel e ristoranti a ebrei e israeliani dal nord al sud sono liquidati come esercizi di legittima apprensione per il genocidio a Gaza, come le molestie a studenti ebrei e israeliani nelle scuole e nelle università, l’assalto alla sinagoga di Bologna e gli incitamenti all’odio contro gli ebrei dell’imam trasformato in icona dell’accoglienza. L’aggressione a padre e figlio ebrei in autogrill è dissolta in una nebulosa in cui si evince che gli ebrei “se la sono cercata”, come gli slogan al 7 ottobre (come “10-100-1.000 7 ottobre” a Brugherio).
Un tassista che rifiuta una cliente israeliana disabile a Milano viene prima dell’attacco a un uomo con la kippah nel quartiere Marconi a Roma, ma non merita granché attenzione. Non si vedono gli esterni della sinagoga Beth Michael di via di Villa Pamphilj a Roma, imbrattati con le scritte “Palestina libera”, insieme al vandalismo della targa dedicata a Stefano Gaj Taché, il bambino ebreo ucciso nell’attentato alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 (preceduto da una bara lasciata ai piedi del Tempio maggiore). Stava passeggiando tenendo la mano della madre in via Nazionale a Roma con in testa la kippah, quando un bambino di otto anni è stato aggredito e minacciato con una bottiglia di vetro da un egiziano che gli ha gridato: “Togliti la kippah”. In questo caso, nessun titolo su “membro della comunità egiziana”.
Poteva finire male come è successo a Nathan Graff, israeliano con la kippah ferito a coltellate da un incappucciato a Milano alla schiena, alla gola e al volto. A Trieste, un ebreo con la kippah si è sentito dire per strada da due che brandivano la bandiera palestinese: “Ebreo, ti sgozziamo”. Nessuno evoca la tenuta democratica del paese. A Venturina Terme, in provincia di Livorno, un ragazzo ebreo di dodici anni è stato preso a calci e sputi da due quindicenni, ma c’è bullo e bullo. A un raduno pro Pal a Milano un anziano ebreo con la kippah è stato gettato a terra e gli hanno strappato il copricapo al grido di “sporco ebreo”. Intanto nel ghetto di Roma aumentano i pattugliamenti dei soldati.
Ora ci spiegano che il problema in Italia è lo squadrismo con la kippah. Tira una strana aria quando un singolo e ignobile episodio di violenza ebraica è ingigantito fino a diventare un paradigma che ribalta la prospettiva terribile dell’antisemitismo. Come se la minaccia venisse da chi parla ebraico o difende il diritto dello stato ebraico a esistere, piuttosto che da chi va a caccia di ebrei e inneggia alla loro distruzione.
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