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israele.net Rassegna Stampa
30.04.2026 Emergono manovre del Qatar per condizionare la decisione del procuratore della Corte Penale Internazionale di incriminare leader israeliani
Commento del Jerusalem Post

Testata: israele.net
Data: 30 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Jerusalem Post
Titolo: «Emergono manovre del Qatar per condizionare la decisione del procuratore della Corte Penale Internazionale di incriminare leader israeliani»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jerusalem Post dal titolo: "Emergono manovre del Qatar per condizionare la decisione del procuratore della Corte Penale Internazionale di incriminare leader israeliani. Se si scopre che uno Stato, che si atteggia a mediatore ma offre rifugio a terroristi, manipola un tribunale internazionale per fini politici è lecito dubitare dell’integrità e della neutralità del sistema giuridico globale"

 

Vista esterna della Corte Penale Internazionale a L’Aia, Paesi Bassi. Il Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Karim Khan

Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: La rivelazione contenuta in un reportage del Wall Street Journal, che riporta la dichiarazione di un testimone secondo cui il Qatar si sarebbe offerto di “prendersi cura” del Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, spazza via ogni residua illusione di neutralità nel diritto internazionale.

L’asserzione secondo cui Doha avrebbe proposto uno scambio di favori per garantirsi che Khan procedesse con mandati di arresto a carico del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Yoav Gallant costituisce un colpo diretto all’integrità del sistema giuridico globale.

Qui non siamo di fronte a una controversia legale, ma a un’operazione di intelligence mascherata da perseguimento della giustizia.

Per troppo tempo, la comunità internazionale ha permesso al Qatar e alla Corte Penale Internazionale di operare sotto la copertura di una presunta obiettività.

Il reportage dimostra che entrambi sono permeabili o addirittura partecipanti attivi in manovre di manipolazione strategica.

È ora che il mondo smetta di considerare il Qatar un mediatore neutrale e la Corte Penale Internazionale un’istituzione immune da influenze in malafede.

I mandati in questione, emessi nel novembre 2024, rappresentano un punto infimo senza precedenti nella storia della Corte.

Prendendo di mira per la prima volta leader democraticamente eletti di uno Stato che si difende da un’organizzazione terrorista genocida che agisce per conto di terzi, la Corte Penale Internazionale ha di fatto criminalizzato l’atto stesso di battersi per la sopravvivenza nazionale.

Sono state mosse accuse di fame come metodo di guerra e crimini contro l’umanità, nonostante gli enormi sforzi umanitari compiuti da Israele in condizioni difficilissime.

Questi mandati non si basavano su una rigorosa applicazione della legge, ma su una narrazione fabbricata da attori ostili e poi avallata da un procuratore che, a quanto risulta, era amorevolmente “tra le braccia” dello stato del Qatar.

Il Qatar ha impiegato anni a costruirsi una reputazione come ponte moderno e moderato tra l’Occidente e le fazioni più radicali del Medio Oriente. Ospita un’enorme base aerea americana e allo stesso tempo offre rifugio alla dirigenza di Hamas.

Il reportage del Wall Street Journal suggerisce che questo doppio gioco si sia ora esteso all’Aia.

Non puoi essere un mediatore imparziale mentre, a quanto pare, pianifichi di proteggere le spalle a un procuratore in cambio della decapitazione per via giudiziaria della leadership di uno stato democratico.

La Corte Penale Internazionale deve fare i conti con una crisi di legittimità che è impossibile ignorare.

Khan è attualmente oggetto di procedimenti disciplinari per accuse, separate, di molestie sessuali, che lui nega.

Tuttavia, quando questi scandali personali si sommano a notizie sul traffico di influenze da parte del Qatar, i proclami della Corte sulla propria indipendenza giudiziaria suonano falsi.

Di recente gli stessi investigatori delle Nazioni Unite hanno trovato basi fattuali alle accuse di un’assistente che ha denunciato contatti sessuali non consensuali da parte di Khan.

Il fatto che il Qatar abbia presumibilmente cercato di “prendersi cura” di un uomo sottoposto a una tale pressione personale e professionale fa pensare a un tentativo predatorio di approfittare di un funzionario vulnerabile per ottenere vantaggi politici.

La Corte Penale Internazionale è stata concepita come tribunale di ultima istanza per le peggiori atrocità del mondo (commesse in paesi privi di un valido sistema giudiziario indipendente ndr). Invece viene utilizzata come uno strumento di guerra giudiziaria da parte di stati che offrono rifugio ai peggiori terroristi.

Le implicazioni di questo reportage confermano ciò che Israele sa già da tempo, ma dovrebbero servire da campanello d’allarme per i suoi alleati.

La campagna giudiziaria contro Israele non è una genuina reazione a un conflitto, è una strategia premeditata e ben finanziata.

La comunità internazionale ha permesso che la propria posizione diventasse dipendente dalla mediazione e dall’influenza finanziaria del Qatar, il che ha di fatto garantito a Doha l’immunità da ogni responsabilità.

Permettendo a una monarchia che ospita organizzazioni terroristiche di condizionare potenzialmente l’orientamento della Corte Penale Internazionale, l’Occidente contribuisce a svuotare quello stesso ordine internazionale che sostiene di difendere.

Ora Israele deve orientarsi verso una strategia di totale indipendenza giuridica e diplomatica.

Ciò significa andare al di là di una solida difesa in tribunale: Israele deve collaborare con gli alleati per esigere una revisione completa delle modalità di finanziamento e controllo della Corte Penale Internazionale.

Israele deve smascherare i meccanismi che stanno dietro a questi casi prima ancora che giungano davanti a un giudice.

Se si scopre che un mediatore sta manipolando un tribunale internazionale per fini politici, allora quel mediatore deve essere trattato come un soggetto ostile, non come un partner diplomatico.

La battaglia per il futuro di Israele si combatte tanto nelle aule dell’Aia quanto in prima linea.

Il mondo deve scegliere se vuole un sistema di diritto internazionale funzionante o un sistema che serva da arma nelle mani di coloro che ospitano e finanziano il terrorismo.

Israele ha già fatto la sua scelta e non si presterà a fare da pedina in un’operazione dei servizi segreti del Qatar.

È ora che il resto del mondo faccia altrettanto.

(Da: Jerusalem Post, 29.4.26)


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