Riprendiamo da GAY.IT la cronaca dal titolo "1977, Venezia. Quando il FUORI! portò gli omosessuali russi alla Biennale del Dissenso"

Nel 1977 Angelo Pezzana fu espulso dall'URSS per aver difeso gli omosessuali perseguitati dal regime. Oggi Buttafuoco evoca quella storia per giustificare l'apertura al Padiglione Russia. Enzo Cucco del FUORI! lo racconta, e smonta il cortocircuito.
Il 9 maggio 2026 un pezzo di storia LGBTIQ+ torna di stretta attualità. Una storia italiana, poco raccontata, che lega la Biennale di Venezia, il primo movimento omosessuale del nostro Paese e la persecuzione degli omosessuali nell’Unione Sovietica. A riportarla a galla è Enzo Cucco, storico militante del FUORI!, in un articolo pubblicato su Linkiesta in occasione della nuova polemica sul Padiglione Russia.
Il FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) nacque a Torino nel 1971, primo movimento di liberazione gay in Italia. Dal 1974 al 1978 si federò al Partito Radicale di Marco Pannella, acquisendo una dimensione politica e internazionale che lo distingueva da ogni altra realtà associativa dell’epoca. Enzo Cucco ne fu uno dei protagonisti, e ne è ancora oggi testimone attivo: è tra i fondatori dell’Associazione radicale Certi Diritti, tra gli organizzatori della manifestazione del 9 maggio a Venezia.
La storia che racconta inizia nel 1977. Angelo Pezzana, figura centrale del FUORI!, decide di andare a Mosca per manifestare a favore del regista Sergej Paradzanov, di origini armene, attivissimo in Ucraina, incarcerato per la seconda volta nel 1974 con l’accusa di omosessualità e condannato a cinque anni di lavori forzati. L’accusa di omosessualità era strumento ordinario di repressione del dissenso nell’URSS. Pezzana prova a manifestare in Piazza Rossa il 15 novembre 1977: viene fermato nell’atrio dell’hotel dai servizi segreti sovietici, espulso dall’URSS e rispedito in Italia.
Rientrato, si unisce alla Biennale del Dissenso, promossa da Carlo Ripa di Meana a Venezia. Ma anche lì il regime russo fa sentire la propria pressione: secondo Cucco, l’ambasciatore sovietico Ryzhov interviene direttamente su Forlani per tenere basso il profilo dei dibattiti, e il PCI, sensibile agli interessi industriali italiani con Mosca, Fiat in testa, asseconda quella linea. La voce di Pezzana sugli omosessuali perseguitati in Russia fatica così a trovare spazio anche dentro la Biennale del Dissenso.
La Biennale del Dissenso del ’77 e la manipolazione di Buttafuoco
Buttafuoco ha evocato la Biennale del Dissenso del 1977, proprio quella promossa da Ripa di Meana contro la repressione sovietica, per legittimare o ammorbidire le critiche alla sua scelta di aprire il Padiglione Russia. Come a dire: anche allora si dialogava con il blocco sovietico mantenendo uno spazio critico. Ma il cortocircuito è doppio:
1. Cortocircuito Storico. La Biennale del Dissenso del 1977 nacque contro la presenza culturale sovietica come strumento di normalizzazione, non per difenderla. Usarla come precedente per giustificare l’apertura del padiglione governativo russo è un rovesciamento del suo senso originario. Una manipolazione di Buttafuoco, non nuovo ad ambiguità travestite da posa politica.
2. Cortocircuito Politico-identitario. Come ricorda Cucco, quella Biennale del Dissenso fu anche il momento in cui il FUORI! portò per la prima volta in un contesto internazionale la denuncia della persecuzione degli omosessuali in Russia. Buttafuoco, che nella sua carriera non è mai stato un punto di riferimento per i diritti LGBTQ+ , richiama un evento che aveva proprio la comunità LGBTIQ+ tra i suoi protagonisti, per difendere l’apertura a uno Stato che oggi quella comunità la criminalizza come organizzazione terrorista.