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Il Partito Democratico, un partito infestato di antisemiti. Video di Iuri Maria Prado 27/04/2026

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Il Giornale Rassegna Stampa
30.04.2026 Per evitare la violenza il mondo deve agire subito
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 30 aprile 2026
Pagina:
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Per evitare la violenza il mondo deve agire subito»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 30/04/2026, a pag., il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo "Per evitare la violenza il mondo deve agire subito"

 
Fiamma Nirenstein

Oramai l’antisemitismo è una bomba atomica: tutto può succedere, proprio tutto, se non ci si decide, da parte delle istituzioni, a prenderlo in mano, a agire in fretta, in modo che nessuno si senta autorizzato a gestirlo in proprio. Il ragazzo che ha sparato aveva intenzioni aggressive e confuse, l’inchiesta sonderà la sua psiche, una pistola a aria compressa e un motorino col numero di targa che serve a identificarlo in fretta lasciano lo spazio solo per dire che la violenza del gesto è contro ogni morale e ogni legge, di lui non so.  Solo questo può essere il giudizio sul giovane che ha preso di mira due rappresentanti dell’ANPI il 25 aprile a quella malefica manifestazione. Nessuno se ne vanterà, gli ebrei italiani ne sono certo danneggiati; questo tuttavia non trasforma il giorno della vergogna dei cortei con le bandiere di Hamas e di odio per la Stella di David in una giornata del cui retaggio la sinistra debba farsi tutore, è triste che dello stupido, riprovevole sparo approfittino i commenti di Schlein e Lerner, e, che,  certo senza giustificare, non hanno però una parola per il contesto, per la tuttavia disgustosa, umiliante, pericolosa, minacciosa, aggressione antisemita che ogni ebreo del mondo sta patendo in questi giorni e di cui la scena del fatto è stata teatro, eccome. Anche quel ragazzo, e non lo giustifichiamo certo per questo, si è trovato stupefatto e aggredito in mezzo a questa inaspettata tempesta sin dal 7 di ottobre, quando ha cominciato ad alzarsi lo tzunami antisemita. Per amore di analisi, per capire gli eventi, dobbiamo dirlo, dando alla giustizia tutto lo spazio che le compete. Che fare dunque? la vicenda è una sirena di allarme per i Paesi democratici, dopo mille episodi di odio antisemita senza risposta. Si può immaginare quanta indignazione, quale ferita  debbano albergare nel petto di un giovane ebreo per quello che deve subire a scuola, al lavoro, all’ università, dai giornali, la tv, quando accende la tv e assiste a panel carichi di menzogne su Israele. E ripeto, questo non deve mai portare alla violenza né verbale né fisica. Ma si deve anche sapere che, proprio mentre qui si dibatteva il fatto,  ieri a Londra venivano accoltellati e ridotti in condizioni gravi due ebrei, davanti alla sinagoga di Golders Green. Episodi che accadono ormai a ogni momento, e l’Italia, fra  lo stupore generale, è fra i Paesi peggiori. A Roma solo pochi giorni fa un uomo con la kippah è stato aggredito, qualche mese fa un padre col figlio piccolo in un bar sull’autostrada. Il fenomeno della violenza contro gli ebrei ha invaso il mondo, l’anno scorso ha totalizzato 20 morti, un record. Dal 7 ottobre la nuova norma è la crescita verticale della violenza fisica collegata all’odio verbale. Qui viene un punto ineludibile:  inutile fingere che si possa dividere la cosiddetta “legittima critica” dalla violenza crescente contro gli ebrei, dagli omicidi:la pretesa che di Israele si possa dire senza contradditorio “genocida”e “coloniale” apertheid e che questa sia diventata “scienza” è letale. Si tratta di agire di conseguenza. Lo Stato, gli Stati, devono capire subito che gli ebrei devono essere difesi nelle parole e nei fatti, che deve essere proibita la criminalizzazione. Con l’uso della legalità, si può prevenire la reazione inconsulta, ma per farlo ci vuole coraggio istituzionale e culturale da parte dei Paesi che ospitano le comunità ebraiche. D’altra parte, in genere per gli ebrei è naturale  e provato capire che la forza più grande è quella della difesa: qui, non è previsto mai più il ruolo di pecore al macello, e neanche quello dell’attacco rabbioso.     

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