Riprendiamo da IL TEMPO di oggi, 29/04/2026, a pag. 7, la cronaca di Luigi Frasca dal titolo: "Gli stupri di Hamas a Gaza. Abusi e ricatti sui bimbi per reclutarli nelle milizie"
Storie che fanno venire i brividi, per raccontare le quali si fa fatica persino a trovare le parole. Il quotidiano britannico Daily Mail ha rivelato che a Gaza alcuni imam ed esponenti religiosi legati ad Hamas avrebbero abusato sessualmente di ragazzi giovanissimi, al fine si «sottometterli» e, tramite «ricatti», farli «unire al gruppo terroristico». Una pratica scioccante, di cui il quotidiano inglese ha dato notizia dopo aver ottenuto da Jusoor News - costola della Ong Joosur, organizzazione no-profit che si occupa di fornire opportunità educative alle persone rifugiate siriane in tutto il mondo - alcuni video con delle testimonianze che raccontano nel dettaglio gli abusi. I filmati raccolti dall’organo di informazione panarabo - che lavora con uno staff di oltre 70 giornalisti e redattori a tempo pieno in Medio Oriente e Nord Africa - mostrano due bimbi di appena nove e dieci anni che, ovviamente in forma anonima, descrivono le violenze che avrebbero subito in alcuni luoghi di culto della Striscia. Le testimonianze durissime da ascoltare, al limite dello straziante: «Quel giorno sono andato a pregare in moschea, era prima della preghiera di Asr, stavo studiando il Corano», dice il bambino di nove anni prima di nominare l’uomo che era presente con lui. «Stavamo studiando insieme e lui mi ha detto: "Vieni con me"», prosegue il ragazzo: «mi ha portato in bagno, mi ha spogliato, mi ha tolto i pantaloni e ha abusato di me. Ho iniziato a urlare e poi ho pianto». L’altra testimonianza citata dal Daily Mail è persino più scioccante: un bambino di dieci anni, che era solito arrivare in moschea per primo, racconta che un giorno uno uomo gli chiese di salire con lui al piano di sopra. «Così sono salito di sopra - dice - lui mi ha abbassato i pantaloni e ha iniziato a farmi cose brutte». Gli abusi sarebbero cessati solo all’arrivo di uno degli inservienti della moschea. «Si è spaventato. Così sono scappato», ha detto il bambino, aggiungendo: «Ho smesso di andare in moschea, ma ho sentito dire che faceva queste cose con molti bambini». Oltre alle terribili storie riportate da questi ragazzi, il quotidiano britannico ne riporta altre, riferite dai genitori di altri bimbi che sarebbero stati abusati. Un uomo di 42 anni, padre di una terza vittima di stupro che sarebbe avvenuta in una moschea a Khan Younes, racconta di come, dopo aver trovato suo figlio scosso e pieno di lividi, avrebbe scoperto che il colpevole fosse l’imam a capo della loro moschea. «Ero scioccato, sono impazzito. Ho perso il controllo», ha detto, spiegando poi di essersi recato nel luogo di culto per affrontare il presunto responsabile. L’imam avrebbe negato categoricamente l’accusa e, durante lo scontro, avrebbe in iniziato a minacciare il padre del ragazzo di inviare a casa sua «le Brigate Al-Qassam, che ti spareranno. Diremo semplicemente che eri un collaboratore di Israele». Ed in effetti, il giorno seguente, i membri di Qassamsi sarebbero davvero presentati nell’abitazione dell’uomo, promettendogli di «sparargli alle gambe» e di «picchiato a morte». Un altro genitore, un residente di Deir al-Balah di 39 anni, ha testimoniato che anche suo figlio sarebbe stato molestato da un imam: «Quella roba è disgustosa, non voglio ripeterla», ha affermato in una registrazione audio. L’uomo avrebbe quindi deciso di protestare direttamente con Hamas, presentando le prove di quanto sostenuto; ma i miliziani prima lo hanno costretto a ritirare le accuse, poi hanno minacciato di incastrarlo come collaboratore di Israele. Un portavoce di Jusoor ha spiegato al Daily Mail: «A Gaza, questa è una tattica usata da Hamas per instillare paura nei ragazzi e fare pressione su di loro affinché si uniscano in seguito». Aggiungendo come «nei nostri reportage abbiamo constatato che bambini orfani e donne non sposate sono vittime di molestie e sfruttamento da parte di Hamas. Per gli abitanti di Gaza, queste storie non sono nuove. Sono ampiamente conosciute dalla gente del posto. Ma le norme sociali conservatrici e lo stigmadi una cultura della vergogna hanno fatto sì che divenissero tabù inconfessabili».
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