Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di YnetNews dal titolo: "Impossibile vivere sotto la spada di Damocle dei terroristi, accontentandosi della 'calma' illusoria senza vera sicurezza. Gli israeliani che vivono nel nord sono stanchi di guerre, ma sanno che avranno vera pace solo quando Hezbollah sarà completamente debellato"
Scrive Yair Kraus: Strana richiesta quella di invocare un “ritorno alla guerra”, vero?
Che idea inquietante è mai questa, fra persone che sono appena uscite dai rifugi dopo quasi due mesi di clausura e che finalmente iniziano a godere dei primi segni di un ritorno alla normalità?
Ma se c’è una lezione che hanno imparato gli abitanti del nord di Israele, e che si aspettano imparino anche i leader del Paese, è che non possiamo vivere qui se puntiamo ad avere solo la “quiete”, anziché la sicurezza.

Nord Israele, 27 aprile 2026: alunni colti di sorpresa a scuola da un attacco di droni Hezbollah in pieno cessate il fuoco
La vita nella “quiete”, quella che al nord abbiamo vissuto per anni fino all’attacco di Hezbollah con la guerra del 7 ottobre, non può più continuare.
Tra le decine di migliaia di israeliani che avrebbero potuto essere massacrati dai terroristi della Forza Radwan (le unità formate da Hezbollah per attaccare in territorio israeliano ndr) c’è la profonda consapevolezza che solo la sicurezza può portare una calma vera, non la calma che illude e intorpidisce.
Fu proprio questa consapevolezza a spingere le Forze di Difesa israeliane a lanciare l’Operazione Frecce del Nord per debellare Hezbollah, cacciarlo lontano dal confine e disarmarlo.
Eppure, nonostante questa consapevolezza, la guerra venne interrotta nel novembre 2024 prima di raggiungere tutti i suoi obiettivi, principalmente a causa delle pressioni dell’amministrazione Biden e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Poi Donald Trump tornò alla presidenza, i combattimenti nel nord ripresero quando Hezbollah rientrò in guerra a fianco dell’Iran e anche questa volta i combattimenti vennero interrotti prima che si potesse radicalmente cambiare la minacciosa spada di Damocle che incombe su di noi.

Esplosivi, armi, granate, razzi e altro equipaggiamento bellico trovato dalle Forze di Difesa israeliane all’interno di una cameretta per bambini di un’abitazione nel sud del Libano, nell’area dove – stando alle intese per il cessate il fuoco – non dovrebbero più esserci armi Hezbollah (clicca la foto per il video su Jerusalem Post, con sottotitoli in inglese)
Qui nessuno si è sorpreso per le gravi violazioni del cessate il fuoco commesse da Hezbollah nei giorni scorsi.
Gli abitanti della regione erano certi che l’organizzazione avrebbe sfruttato la tregua per prepararsi al successivo round di combattimenti, e parteciparvi con maggiore prontezza e determinazione.
La sensazione è che l’establishment della difesa israeliana stia cercando di minimizzare o nascondere la rinnovata minaccia agli occhi della popolazione.
La crisi di fiducia che si è creata si va aggravando, ed è dolorosa e pericolosa.
Ora, sui social, gli israeliani che abitano nel nord reagiscono con cinismo alle dichiarazioni del portavoce militare riguardo a “falsi intercettamenti”, e non si stupiscono più quando poco dopo viene ammesso che Hezbollah ha nuovamente aperto il fuoco contro le Forze di Difesa israeliane mettendo in pericolo i soldati e chi vive vicino al confine.
Vivendo in una realtà in cui il tempo di preavviso per un attaccao è pari a zero, siamo tutti a rischio e non siamo disposti a rimanere in silenzio.
Durante questi ultimi due mesi di combattimenti, qui si è sentita un po’ di volte l’espressione “falso allarme”.
Il timore è che si torni anche a “false preoccupazioni”, il termine che veniva usato (prima del 7 ottobre 2023 ndr) per liquidare gli allarmi lanciati dalla popolazione locale circa movimenti sospetti e minacciosi rumori di scavi che si percepivano poco al di là del confine, e che si torni alle “lamentele infondate”, come si diceva quando invocavamo più sicurezza.

27 aprile 2026: un deposito di armi e droni di Hezbollah rinvenuto dalle Forze di Difesa israeliane nel Libano meridionale, nell’area dove – stando alle intese per il cessate il fuoco – non dovrebbero più esserci armi Hezbollah
La presenza di Hezbollah nel Libano meridionale rappresenta una minaccia immediata e strategica per le nostre vite.
Qualsiasi area in cui siano presenti terroristi oltre ai nostri soldati è un’area da cui si tenterà ripetutamente di colpirci, puntando alla carta più sicura per metterci in ginocchio: il rapimento di un israeliano, soldato o civile, da usare come ostaggio.
Noi vogliamo la pace. Non abbiamo nessun motivo di conflitto con il popolo libanese al di là del confine.
Vorremmo poter vivere fianco a fianco in rapporti di buon vicinato, farci visita e condividere un pasto – come si suol dire.
Ma ci è perfettamente chiaro che una tale pace può essere raggiunta solo da una posizione di forza e di vittoria contro i terroristi.
Non abbiamo alcun desiderio di guerra, ma dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 comprendiamo che solo mediante la forza e, se necessario, la guerra possiamo ottenere la sicurezza. E forse anche la pace.
(DA: YnetNews, 23.4.26)