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Un'indignazione ipocrita a corrente alternata. Video di Iuri Maria Prado 20/04/2026

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Informazione Corretta Rassegna Stampa
24.04.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 24 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

1 Lettera

Cara Deborah,

ti scrivo perché sento il bisogno di condividere una riflessione su un pezzo della nostra storia che tu difendi da sempre con vigore e onestà intellettuale: l’epopea della Brigata Ebraica in Italia. In un presente in cui la memoria della Liberazione viene troppo spesso inquinata da slogan ideologici e da un’amnesia selettiva che confina con l'ingratitudine, è necessario tornare a chiamare le cose con il loro nome.

Dobbiamo dire grazie alla Brigata Ebraica non per un astratto senso del dovere, ma per la concretezza del loro sacrificio. Quando quei cinquemila volontari sbarcarono nel nostro Paese, portavano con sé qualcosa di unico: la Stella di Davide non più come marchio d'infamia imposto dall'oppressore, ma come fregio di un’unità combattente fiera e determinata. Erano uomini che avevano scelto di lasciare le comunità della Palestina mandataria per venire a morire nel fango del Senio, combattendo contro le divisioni d’élite della Wehrmacht per liberare città di cui forse non conoscevano nemmeno il nome.

Il loro contributo militare lungo la Linea Gotica, tra Riolo Terme e le valli romagnole, fu decisivo per il crollo del fronte nazista. Ma il ringraziamento che dobbiamo loro assume una dimensione ancora più profonda se pensiamo al "dopo". Mentre l'Europa contava le sue rovine, i soldati della Brigata diventarono la salvezza per migliaia di sopravvissuti della Shoah. Furono loro a trasformare la disperazione degli "spettri" dei lager nella speranza di una nuova vita, organizzando con coraggio e audacia il ritorno verso la Terra d'Israele.

Cara Deborah, fa male vedere oggi le bandiere bianco-azzurre contestate o guardate con sospetto nelle piazze del 25 aprile. È un paradosso della storia che colpisce chi, più di ogni altro, aveva il diritto di stare in testa a quei cortei. Chi fischia quel vessillo non insulta solo il presente, ma sputa sul sangue dei cinquantuno ragazzi della Brigata che riposano a Piangipane e che sono morti per restituire all'Italia la sua dignità.

Ringraziare la Brigata Ebraica oggi significa, come fai tu, ribadire che la libertà non è mai un omaggio, ma una conquista che ha avuto il volto e le mani di quei volontari. Il loro passaggio in Italia è un solco di luce che l'odio e l'ignoranza non possono cancellare. Ti ringrazio per la tua voce instancabile, che ci ricorda come la gratitudine sia, prima di tutto, un atto di giustizia verso la verità.

Con stima e vicinanza,

Shalom

Luca

 

Caro Luca,

Vedremo cosa accadrà questo 25 Aprile. Spero di essere smentita ma temo che i soliti neo-nazi-pal si faranno vedere e sentire come ogni anno, a vergogna dell'Italia. Gli italiani che si riempiono la bocca con i partigiani, l'ANPI che non ha più senso di esistere se non per demonizzare Israele, dovrebbero ringraziare chi ricorda i 5000 ebrei della Brigata Ebraica venuti a morire per combattere il nazifascismo e liberare l'Italia. Mi spiace dirlo ma quando vedo tutti quei fanatici pieni di odio urlare contro la bandiera con il Maghen David mi vergogno immensamente. 

Ti ringrazio per le tue analisi sempre lucidissime.

Un cordiale Shalom

Deborah Fait


takinut3@gmail.com

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