Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 23/04/2026, a pag. 2, la cronaca di Mauro Zanon dal titolo "Tre anni di prigione per un libro. L’Algeria condanna Daoud"

Mauro Zanon
Parigi. Tre anni di prigione per un romanzo. E’ la condanna emessa martedì da un tribunale di Orano, in Algeria, ai danni dello scrittore algerino naturalizzato francese Kamel Daoud, reo di aver violato con il suo ultimo romanzo “Houris” (Gallimard) la cosiddetta “legge sulla riconciliazione nazionale” che vieta di parlare del “decennio nero”, la sanguinosa guerra civile tra i militari e gli islamisti che ha funestato il paese nordafricano dal 1992 al 2002. E’ stato lo stesso Daoud ad annunciare su X la condanna in contumacia, pubblicando la copertina del romanzo con cui ha vinto il più importante premio letterario francese nel 2024, il Goncourt. “Dieci anni di guerra, quasi 200 mila morti secondo le stime, migliaia di terroristi amnistiati… e un solo colpevole: uno scrittore”, ha reagito il romanziere su X.
“Houris”, che nella fede musulmana si riferisce alle ragazze alle quali è stato promesso il paradiso, è un romanzo cupo sul destino di Aube, una giovane donna muta da quando un islamista le ha tagliato la gola il 31 dicembre 1999. E’ la prima volta che viene attivata contro uno scrittore la Carta per la pace e la riconciliazione nazionale, introdotta nel 2005 dall’allora presidente algerino Bouteflika, una legge che, dietro le promesse di concordia e rappacificazione, reprime chiunque evochi il decennio nero con dichiarazioni, scritti o qualsiasi altro atto. “Sono triste per il mio paese. Dopo dieci anni di guerra e centinaia di migliaia di morti, i terroristi se ne vanno in giro liberamente, alla luce del sole, e ricevono persino una pensione”, ha dichiarato Daoud al Point.
A far causa a Daoud è stata l’Associazione delle vittime creata dopo il decennio nero. “Hanno chiamato a testimoniare alcune vittime del terrorismo, le quali hanno dichiarato in tribunale di essere rimaste sconvolte dal mio romanzo, sostenendo che esso leda la loro dignità”, racconta lo scrittore, che ha 55 anni e vive a Parigi. Daoud, oltre alla condanna, è oggetto da maggio 2025 di due mandati di arresto internazionali spiccati dalla giustizia algerina sempre per “Houris”: durante la guerra civile degli anni Novanta, gli scrittori venivano uccisi, oggi li mettono in prigione e spiccano mandati di cattura. Ieri, è arrivata la solidarietà di un altro esiliato a Parigi, l’amico e scrittore franco-algerino Boualem Sansal, che a breve pubblicherà per Grasset “La Légende”, il racconto del suo anno trascorso nella prigione di Koléa, il carcere dei dissidenti a Algeri, per “attentato all’unità nazionale”. “Una settimana dopo la storica visita di Papa Leone XIV in Algeria, il 13 e 14 aprile, all’insegna del perdono, della pace e della riconciliazione, il potere algerino ricade nel suo vecchio modo di agire: punire, intimidire, mettere a tacere”, ha scritto Sansal sul sito della Nouvelle Revue politique, prima di aggiungere: “Questa decisione non è un incidente giudiziario. E’ un metodo di governo basato sulla paura. Il potere vuole la sottomissione del popolo e il silenzio degli scrittori”.
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