Riprendiamo dal RIFORMISTA del 23/04/2026, a pag. 6, il commento di Giorgio Arfaras dal titolo "Quel legame tra Gaza e la sinistra italiana".

Giorgio Arfaras
Quel legame tra Gaza e la sinistra italiana Da dove viene da parte della sinistra tutta questa simpatia verso i palestinesi, soprattutto se di Gaza? Conviene dividere il ragionamento in due parti. Che cosa accadeva con la Prima Repubblica, e poi dopo.
Secondo la propria ideologia, il Pci appoggiava i movimenti nazionali che volevano liberare i propri Paesi dal gioco imperialista. Quindi, nel caso del Medio Oriente, il sostegno a Nasser, ai partiti Baath e alle rivendicazioni palestinesi. L’idea era che la lotta di liberazione nazionale e il progresso civile andassero a braccetto, e che perciò dovessero essere sostenute. Un programma che rispecchiava quello sovietico. Il filo-arabismo non era però solo del PCI, ma anche della DC. Le ragioni? Convivere con Paesi che si affacciano da un millennio sullo stesso mare e, sulla linea di Mattei, sottrarre il petrolio dalla mediazione americana, inglese e francese.
Oggi abbiamo a sinistra uno schema diverso: non il nazionalismo arabo come motore di progresso, ma qualcos’altro. L’attenzione della sinistra occidentale per la causa palestinese va letta nel contesto del più ampio fenomeno del “terzomondismo”, che ha segnato la seconda metà del Novecento. La centralità politica del proletariato europeo era tramontata fin dai tempi della Rivoluzione d’ottobre. In questo vuoto, le lotte di liberazione del Terzo Mondo divennero il nuovo terreno di proiezione delle speranze rivoluzionarie. Speranze che non sono state soddisfatte dalla maggioranza di questi Paesi, che non ha imboccato la via che porta al comunismo.
I palestinesi, in quanto popolo oppresso e privo di Stato, sono diventati agli occhi di molti occidentali il simbolo del “riscatto universale”. Meglio, i palestinesi come “popolo paria” possono riscattarsi ma, a differenza dei paria indiani, che si riscattano solo muovendosi dentro la struttura delle caste, possono farlo cambiando il mondo.
Il sottosviluppo di Gaza ha origine anche nella violenza diffusa sia interna al Paese, sia di origine esterna. Gaza confina con uno Stato che è sia molto sviluppato economicamente, sia molto potente militarmente. Emerge così la grande differenza di sviluppo fra Israele e Gaza, nonché la facilità di diffusione della violenza che ha origine, nel caso israeliano, in un esercito moderno e, nel caso di Gaza, nei gruppi armati.
Dagli anni Ottanta in poi, circa la metà della forza lavoro di Gaza ha trovato un’occupazione in Israele, che ha sempre avuto un reddito pro capite di gran lunga maggiore sia di quello degli abitanti di Gaza, sia della Cisgiordania. Per quanto molto meno pagati degli israeliani, il reddito guadagnato dai palestinesi attraversando la frontiera è stato di molto maggiore di quello che avrebbero guadagnato rimanendo all’interno della Striscia, dove difficilmente avrebbero trovato un lavoro, data la profonda disoccupazione che regna a Gaza.
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