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Setteottobre Rassegna Stampa
23.04.2026 Dopo 78 anni dalla sua nascita Israele è ancora costretto a lottare per la sua sopravvivenza
Intervista di Stefano Parisi all’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled

Testata: Setteottobre
Data: 23 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Stefano Parisi
Titolo: «Dopo 78 anni dalla sua nascita Israele è ancora costretto a lottare per la sua sopravvivenza»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE l'intervista di Stefano Parisi all'ambasciatore italiano in Italia Jonathan Peled dal titolo "Dopo 78 anni dalla sua nascita Israele è ancora costretto a lottare per la sua sopravvivenza"

Dopo 78 anni dalla sua nascita Israele è ancora costretto a lottare per la sua sopravvivenza

Le opinioni pubbliche occidentali, condizionate dalla propaganda dell’Islam radicale, mettono pressione ai governi europei. Israele supererà la minaccia dell’Iran ma deve lavorare per superare le divisioni interne

 

In occasione di Yom HaAtzmaut, il giorno in cui si celebrano i 78 anni dalla proclamazione dell’indipendenza di Israele, l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled ha rilasciato un’intervista al nostro magazine.

Setteottobre: A 78 anni dalla sua fondazione, Israele è ancora costretto a lottare per la propria sopravvivenza, un caso praticamente unico tra le nazioni democratiche. Ha la sensazione che, anche all’interno del mondo occidentale, esista una parte dell’opinione pubblica e delle élite politiche e culturali che consideri Israele più come un problema da contenere che come uno Stato da difendere?

Peled: Sfortunatamente sì. Abbiamo assistito a un cambiamento profondo di tendenza nell’opinione pubblica mondiale. Lei ricorderà che fino agli anni ’70 Israele era considerato un miracolo: un giovanissimo Stato, uno Stato ebraico nato dalle ceneri della Shoah, capace di sopravvivere agli attacchi di tutto il mondo arabo. In qualche modo, dopo gli anni ’70, la percezione inizia a cambiare. Oggi Israele è visto come un problema, e questo è un grandissimo errore. Invece di essere riconosciuto per ciò che è, ovvero un faro di speranza e sviluppo, capace di combattere le avversità, l’ultimo baluardo della civiltà occidentale in conflitto con l’estremismo e il terrorismo, viene considerato un problema. Questo è molto triste, perché distorce la realtà.

Setteottobre: Negli ultimi anni, e soprattutto dopo il 7 ottobre, si è parlato sempre più del riemergere dell’antisemitismo in nuove forme. Dal suo punto di vista, quanto è grave oggi questo problema nelle società occidentali, e in particolare in Italia?

Peled: C’è una crescita allarmante dell’antisemitismo che, a mio avviso, sta mettendo in pericolo le società democratiche in Europa e anche in Italia. Devo riconoscere che l’Italia sta facendo un grande sforzo per contrastare questo fenomeno. Quello che inizia con l’antisemitismo rischia di trasformarsi in una discriminazioneverso qualunque altra minoranza o diversa opinione. Per questo ritengo che sia un campanello d’allarme per l’Italia e per l’Europa.

Setteottobre: Riguardo all’Italia: è stata tradizionalmente considerata un paese amico di Israele, con una sensibilità politica e culturale relativamente stabile su questo tema. Negli ultimi mesi, tuttavia, sembra emergere una crescente distanza, almeno nel dibattito pubblico. È anche questa la sua percezione o la ritiene un’esagerazione?

Peled: Italia e Israele sono molto vicine: esiste una profonda amicizia e affinità tra i nostri paesi. Siamo entrambi paesi mediterranei e condividiamo una mentalità simile, oltre alla gioia di vivere e a molti interessi comuni. Sfortunatamente, una parte dell’opinione pubblica in Italia, come in Europa, ha subito una manipolazione ed è stata condizionata dalla propaganda dell’Islam radicale, che sta infiltrando le democrazie e le società occidentali. La propaganda ha abilmente sfruttato le garanzie liberaldemocratiche dei sistemi politici occidentali, come le libertà di espressione e di opinione, per manipolare la realtà e diffondere “fake news”. L’opinione pubblica così condizionata, a sua volta, esercita pressione sul governo italiano, che reagisce più a queste dinamiche interne che non al rapporto con Israele. Le relazioni restano comunque solide e l’amicizia è confermata. Credo sia importante considerare anche il contesto politico: a breve ci saranno le elezioni in entrambi i paesi e sappiamo che, in queste fasi, i politici tendono a concentrarsi maggiormente sul consenso interno che non sulle relazioni con i paesi amici. Dobbiamo quindi osservare questi sviluppi nella giusta prospettiva e sono fiducioso che questa fase passerà.

Setteottobre: Se questa distanza esiste, da cosa crede che derivi? È principalmente una reazione alla durata e all’intensità della guerra contro Hamas e al confronto con l’Iran, oppure indica qualcosa di più profondo nel modo in cui oggi l’Europa guarda a Israele?

Peled: Credo che la causa non sia solo la durata della guerra. Pensiamo infatti al conflitto tra Russia e Ucraina, che dura da più di quattro anni: si tratta di una guerra tra due Stati, due eserciti. Nel nostro caso, invece, siamo di fronte a una guerra asimmetrica tra uno stato e attori non statali, organizzazioni terroristiche, dotate di potentissime strategie di comunicazione. È una guerra molto diversa, contro un nemico particolarmente crudele, che l’Europa conosce bene. Abbiamo visto cosa è accaduto in Afghanistan e in Iraq e quanto sia stato difficile per la comunità internazionale affrontare terroristi come quelli di Al-Qaeda. Oggi, purtroppo, questa sfida riguarda Israele. Certamente, anche il fatto che il conflitto si stia prolungando e non possa essere risolto con i metodi delle guerre convenzionali non aiuta. Vorrei aggiungere un ultimo punto: l’Unione Europea applica un doppio standard nei confronti di Israele, mantiene accordi di associazione con paesi non democratici mentre esprime critiche esclusivamente contro Israele, arrivando a minacciare sanzioni.

Setteottobre: In questo contesto, cosa chiede oggi Israele a un paese come l’Italia? Solidarietà politica, chiarezza morale, sostegno concreto o altro? E, al contrario, cosa è disposto Israele a riconsiderare o cambiare nel modo in cui si presenta all’Europa?

Peled: Ci auguriamo che l’Italia comprenda, come altri partner europei, quanto abbia da beneficiare dal rapporto con Israele. Il nostro paese può contribuire a un futuro migliore attraverso le sue tecnologie, il know-how e l’esperienza in ambito militare e di sicurezza. Per quanto riguarda l’Iran e le organizzazioni terroristiche, credo – forse ingenuamente – che i politici italiani, la classe dirigente così come i vertici militari, siano consapevoli di quanto si possa imparare, e trarre profitto, dalla cooperazione con Israele. Non siamo perfetti: ci sono aspetti di Israele che l’Italia non condivide, e in parte anche io. Tuttavia, è importante guardare al quadro generale. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, ritengo che Israele debba adottare un approccio più razionale e meno emotivo nei confronti dell’Europa. 

Setteottobre: Nel fare gli auguri per il 78° anniversario, Israele ha attraversato un lungo percorso, fatto di consapevolezza, innovazione e ricchezza culturale. Come immagina la costruzione di un futuro più forte, fondato su unità, prosperità e sicurezza per le generazioni a venire?

Peled: Credo che i nostri genitori e i nostri nonni, coloro che hanno avviato la costruzione del paese, abbiano dato vita a qualcosa di straordinario. In 78 anni Israele ha realizzato un vero e proprio miracolo. La missione di dimostrare che il popolo ebraico può vivere in una terra propria è stata ampiamente compiuta. Tuttavia, oggi corriamo il rischio di una crescente tensione interna. Personalmente sono più preoccupato per la polarizzazione e le divisioni interne che per le minacce esterne. Ritengo che riusciremo a superare le sfide legate all’Iran e alle organizzazioni terroristiche e che, nel tempo, potremo raggiungere una pace, nel senso di maggiore stabilità e sicurezza con i nostri vicini. Ma sarà fondamentale continuare a costruire la nostra nazione dall’interno, puntando sull’unità e restando fedeli agli ideali su cui siamo cresciuti. Vedo un futuro positivo per Israele nei prossimi decenni, ma anche gli ostacoli che dovremo affrontare per garantirlo.

Setteottobre: Grazie, Ambasciatore, per il tempo che ci ha dedicato in giornate così complesse.

Peled: Mi lasci aggiungere il mio più sincero apprezzamento per il lavoro che Setteottobre sta svolgendo. State facendo qualcosa di unico a livello mondiale, ed è davvero commovente vedere la vostra dedizione. Quello che avete fatto rappresenta un contributo molto importante per lo Stato di Israele e per tutti noi. Lo dico dal profondo del cuore.


info@setteottobre.com

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