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Un'indignazione ipocrita a corrente alternata. Video di Iuri Maria Prado 20/04/2026

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Informazione Corretta Rassegna Stampa
23.04.2026 Buon compleanno Israele. Vogliono distruggerci ma siamo ancora qua e, pur tra le lacrime, continuiamo a ballare
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 23 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Buon compleanno Israele. Vogliono distruggerci ma siamo ancora qua e, pur tra le lacrime, continuiamo a ballare»

Buon compleanno Israele. Vogliono distruggerci ma siamo ancora qua e, pur tra le lacrime, continuiamo a ballare

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Dall'inizio della guerra, con i massacri di ebrei il 7 Ottobre 2023, sono emigrati in Israele (hanno fatto Aliyah, la salita verso Gerusalemme)oltre 38.000 ebrei da tutto il mondo. Solo nel 2025 ne sono arrivati 20.000. Sono venuti nonostante i missili che piombano su Israele da sette punti diversi, da nord, da est e da sud, dove esiste l'ultimo acquisto terrorista iraniano, gli Houti dello Yemen. Gli ebrei arrivano mentre Israele vive la guerra più terribile, la guerra che vorrebbe annientare questo piccolo Paese che combatte con tutto il coraggio del MAI PIU' contro giganti armati fino ai denti e decisi a farci fuori, a cancellare quello che chiamano il Piccolo Satana, dalla faccia della terra. 

Questi nuovi israeliani scendendo dagli aerei che li hanno portati nella Terra Promessa sventolando le bandierine di Israele, ridono felici, sembrano dire, e forse lo pensano veramente: "Abbiamo vinto, si abbiamo vinto. Siamo qui con voi e nemmeno questa volta ci annienteranno". Stanno arrivando sull'onda dell'odio che l'Occidente prova per il popolo ebraico e per Israele, il Paese dove, come recitava il grande Herbert Pagani in "Arringa per la mia Terra", -uno sporco ebreo è solo uno che non si lava-.  I giovani si stanno arruolando poco per volta, pronti a morire perché Israele viva, i bambini provano per la prima volta l'emozione e la paura delle sirene che annunciano i bombardamenti nemici, gli adulti si preparano a una nuova vita, pericolosa, vivace, attiva, piena di sorprese, di amore e di collaborazione.  Credo sia la prima volta nella storia che un Paese attaccato da guerre sanguinarie, accolga nuovi cittadini che,  stanchi di sentirsi offendere, umiliare, pestare e anche uccidere per le strade d'Europa e d'America, hanno scelto di tornare a casa, anche se la casa è in grave pericolo. 

In una settimana siamo passati da emozione in emozione: Yom haShoah, il giorno della Memoria della Shoah (6 milioni), Yom haZikaron il giorno del Ricordo dei nostri caduti nelle guerre e per terrorismo(25.648 soldati e 5.300 civili). Infine, messa la disperazione nel profondo del cuore,  la gioia di Yom haAzmaut, il Giorno dell'Indipendenza di Israele avvenuta con la proclamazione di David Ben Gurion, il 14 maggio del 1948. Israele celebra la propria nascita e non arretra di un millimetro. Commemora il dolore, ricorda ogni soldato caduto, ogni cittadino massacrato, ogni bambino bruciato e lo fa con una dignità e con un amore profondi e terribili. Siamo tutti affetti da sindrome post traumatica dopo il 7 Ottobre, ma resistiamo e andiamo avanti a testa alta e schiena dritta. C'è qualcosa di terribilmente umano e terribilmente ebraico in questo. Israele è nato sotto l'assedio di 5 eserciti arabi pronti a scannarci tutti. Era fragile, male armato, ma ha resistito e ha vinto. Da quella prima guerra del 1948, si sono susseguite altre, più il terrorismo incessante. Sapete perché?  Per cancellare Israele. E sapete cosa? Siamo ancora qui, più vivi che mai. Esistiamo e non ci lasciamo annientare. 

Mi rendo conto con amarezza, delusione e, perché no, disprezzo, che nessun membro del governo ha fatto gli auguri a Israele. Da Meloni, a Antonio Tajani, ministro degli Esteri,  all'ultimo ministro della maggioranza: silenzio assordante. (Ne ha accennato a canale 5 solo Paola Nurnberg inviata a Gerusalemme). Paura? Temevano la Albanese che, con il ditino alzato, li rimproverasse "Non lo fate mai più". Qui lo dice molto bene Yuri Maria Prado: https://www.youtube.com/shorts/H9Ezz0tFmHM

      

Da tre anni ad oggi, per l'ennesima volta, Israele si trova assediato e fa ciò che ha sempre fatto.  Combatte e resiste. Se dovesse cedere anche solo per un momento, moriremmo tutti scannati, massacrati, bruciati come hanno fatto nella prova generale del 7 Ottobre 2023. Il mondo detesta questa nostra determinazione,  vorrebbe vederci nella polvere. Ogni giorno sentiamo voci di odio e disprezzo uscire dagli schermi televisivi. Personaggi ignobili che dalle loro poltroncine diffamano Israele… e il soldato che ha preso a badilate una statua di Cristo(senza dire che è già in galera e che è stato espulso dall'esercito)...e i cristiani cui, poverini, è stato impedito di pregare al Santo Sepolcro, senza precisare che in quei giorni l'Iran bombardava Gerusalemme e che tutti i luoghi sacri erano stati chiusi al pubblico, anche il Kotel, anche il Monte del Tempio. E nessuno aveva protestato! Solo Pizzaballa che non vedeva l'ora di accusare Israele di qualcosa e Tajani con i suoi eterni e noiosi "inaccettabile". Se una bomba iraniana avesse colpito i cristiani in preghiera cosa avrebbero detto quei due? Eppure proprio un paio di giorni fa Nardella, ex sindaco di Firenze, nella trasmissione "4 di sera" ha ricordato con odio e un'espressione di schifo sul volto, la storia del soldato e dei cristiani, poverini, esclusi dalla Basilica.  Nessuno, come al solito, ha avuto il coraggio di contraddirlo, nemmeno il combattivo Belpietro. Israele può essere offeso, umiliato, demonizzato in piena libertà e con tutte le menzogne più disgustose che mente umana antisemita sa inventare. 

Questa sensazione di totale solitudine, questi slogan di odio totale ci rendono più forti, più uniti, più consapevoli che non saremo mai amati e capiti ma che la cosa importante, l'unica cosa che veramente conta è ESISTERE. Continuare ad esistere nonostante tutto e difendere il nostro diritto, costi quel che costi. La festa dell'Indipendenza, iniziata con il ricordo di tutti i nostri morti, significa solo questo: Ci siamo e continueremo ad esserci. 

Chi non ci vuole, si rassegni, si giri dall'altra parte e ci lasci in pace. Non chiediamo altro, "Meglio odiati che morti" diceva Golda Meir e aveva ragione.

Ieri sera, a Gerusalemme, Javier Milei, il Presidente argentino, ha acceso il dodicesimo braciere (in memoria delle 12 antiche tribù di Israele) e ha detto in ebraico, emozionatissimo "Le Tif'eret Medinat Israell"  "PER LE SPLENDORE DI ISRAELE". 

Grazie Presidente Milei, grande amico! 

Deborah Fait


takinut3@gmail.com

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