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Gli accordi con l'Iran sono saltati. Avanti tutta. 14/04/2026

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Informazione Corretta Rassegna Stampa
22.04.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

3 Lettere

1.

Gent Deborah,

 

Da notare il contrasto tra le due manifestazioni, una pacifica (Salvini) e l'altra degli antagonisti con i soliti scontri con la Polizia, alla fine loro sono i pacifici e i violenti sono a destra. Curiose le dichiarazioni della Schlein a Madrid (in un inglese da Broccolino, ma non è mezza americana?), seguirà le ricette di Sanchez per vincere le elezioni del 2027. Dall'Ungheria di Magyar, arruolato d'ufficio tra i progressisti alla Spagna di Sanchez tutto fa brodo. 

Bisognerà comunque vedere se sarà lei la candidata del centrosinistra.

 

Sempre forza Israele.

 

Saluti

 

Roberto Razza

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Caro Roberto,

La Schlein dovrebbe andare a ripetizioni di inglese da Matteo Renzi. Ti ricordi che figuracce? Io ero in imbarazzo per lui. Possibile che al giorno d'oggi dei politici, tra l'altro giovani, non siano capaci di andare a lezione per imparare la lingua internazionale per comunicare fra chi ha l'ambizione di guidare questo povero mondo? Mi auguro che la Schlein, come gli altri tre del quartetto, non vengono mai eletti per il bene dell'Italia. Magyar ha dimostrato di non avere le idee chiare. Appena eletto ha dichiarato la sua grande amicizia per Israele e poi , dopo poco più di una settimana, minaccia Netanyahu di essere arrestato se dovesse mettere piede in Ungheria. Vai a capirli questi politici!

Un cordiale Shalom

Deborah Fait 

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2.

Cara Deborah,

ti scrivo in un momento di profonda amarezza, osservando le macerie fisiche e politiche che questo secondo attacco congiunto tra Israele e Stati Uniti ha lasciato sul campo. Quello che doveva essere il colpo di grazia alla Repubblica Islamica si è trasformato, nei fatti, in un epilogo monco, una "non-vittoria" che lascia l’amaro in bocca a chiunque sperasse in una risoluzione definitiva.

Nonostante i proclami trionfalistici che giungono da Washington e da Gerusalemme, la realtà che emerge dal terreno è ben diversa. Questa operazione ha messo a nudo, in modo quasi brutale, la totale assenza di una visione strategica coerente per il Medio Oriente da parte dell'amministrazione Trump e del governo israeliano. Si è scelto di colpire senza aver pianificato il "giorno dopo", agendo più per necessità elettorale o per reazione d'impeto che per un reale disegno geopolitico. La "vittoria totale" promessa è svanita nel nulla, lasciando il nemico ferito ma ancora pericolosamente in piedi.

L’aspetto più sconcertante è stata la palese impreparazione nella difesa delle infrastrutture occidentali. Per un intero mese, le basi americane e gli avamposti alleati nella regione sono rimasti sotto il fuoco costante dei droni e dei missili dei mullah. Com'è possibile che, dopo anni di tensioni, la capacità di interdizione e protezione sia risultata così porosa? Abbiamo assistito a una vulnerabilità che non solo ha messo a rischio migliaia di vite, ma ha anche minato la credibilità della deterrenza occidentale agli occhi del mondo intero. È un segnale di debolezza che i regimi autoritari non tarderanno a sfruttare.

Il pensiero corre inevitabilmente alla "Guerra dei 12 giorni" del 2025. Allora come oggi, ci siamo trovati di fronte a un conflitto rapido e violento che non ha portato a una reale mutazione degli equilibri di potere, ma solo a un incremento della sofferenza e dell'instabilità. Non possiamo permetterci che questo scenario diventi la norma, una sorta di guerra d’attrito perpetua senza via d’uscita.

Tuttavia, in questo quadro desolante, resta un’unica, flebile speranza: che le "scosse di assestamento" causate dai bombardamenti all'interno del monolite teocratico iraniano siano più profonde di quanto appaiano. La nostra memoria va alla Serbia del 1999. Anche allora, l'intervento NATO fu aspramente criticato e non portò a una vittoria immediata sul campo di battaglia, ma creò quelle condizioni di isolamento e crisi interna che, nel giro di poco tempo, portarono alla caduta di Milošević per mano del suo stesso popolo.

Il vero successo non si misurerà con il numero di bunker distrutti, ma con la capacità della società civile iraniana di approfittare della fragilità del regime per innescare un cambiamento irreversibile. Solo un cambio di regime guidato dall'interno potrà emendare gli errori tattici di Trump e dei suoi alleati. Se così non fosse, saremo condannati a rivivere ciclicamente l'orrore di questi scontri, in un Medio Oriente sempre più simile a una polveriera senza miccia di sicurezza.

Spero che le tue riflessioni possano gettare luce su questa nebbia strategica.

Con profonda stima e solidarietà,

Shalom

Luca

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Caro Luca, 

Io non sarei così pessimista. Nonostante le apparenze l'Iran ha militarmente perso la guerra anche se l'immensità del suo territorio permette ai Pasdaran di nasconde dentro le montagne ancora molte armi. Ha perso la guerra ma ha vinto con l'arma del petrolio, però sono fiduciosa che prima o poi cadrà. Il problema è che il 20% della popolazione è con il regime e si parla di milioni. Chi è contro viene ammazzato per la strada o sbattuto in prigione. Perciò, a meno che non accada un miracolo e non si sollevino i kurdi, non vedo la possibilità di una rivolta popolare. Ci speravo ma dopo i massacri di gennaio sono molto scettica.

Lasciamo tempo al tempo, Israele non mollerà perché ne va della nostra vita e Trump è sempre pieno di sorprese.

Un cordiale shalom

Deborah Fait

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3.

Salve Dame, 

ma certo che è comunista, lo dichiara spudoratamente, le mando il link; appena le compare il sito, se scorre appena sotto il titolo, vede sotto alla sua foto subito scritto Angelo Carrillo  “comunista”. 

L’unico mio rammarico è aver dimenticato di scrivere che oltre alle montagne di morti prodotte dal comunismo, le persecuzioni sovietiche degli ebrei, i famosi pogrom ereditati dallo Zar e subito allestiti sotto la bandiera rossa con falce e martello. 

I comunisti antisemiti, questi “democratici”, cosi si definiscono e si sentono, ma i fatti storici e attuali li smentiscono categoricamente. 

 

Il link: 

https://www.ildolomiti.it/blog/angelo-carrillo/labbraccio-del-pd-al-mondo-propal-e-di-chi-reclama-il-diritto-di-odiare-israele-e-i-fiano-alla-porta-sempre-piu-difficile-rimanere-in-un-partito-cosi

 

Un abbraccio 

Yosef Ben Hektor

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Caro Yosef, 

bene, non conoscevo il personaggio, manco troppo dall'Italia. Ma adesso tutto è chiaro.

Non si preoccupi, chi conosce la storia sa bene che gli ebrei russi sono stati perseguitati prima dagli Zar e poi dai comunisti. C'è un bel libro che ne parla "Gli ebrei invisibili" di Gabriele Eshkenazi e Gabriele Nissim. Io scrivo spesso nei miei articoli sulle persecuzioni degli ebrei russi, prima e dopo il 1918. Il mio bisnonno materno veniva da quei paesi e ha attraversato l'Europa a piedi per salvarsi. 

Le auguro un buon Yom HaAzmaut

Shalom

Deborah Fait

 


takinut3@gmail.com

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