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Shalom Rassegna Stampa
22.04.2026 I genitori di Nethanel, ucciso in battaglia: “Non permetteremo ai terroristi di vincere”
Michelle Zarfati

Testata: Shalom
Data: 22 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Zarfati
Titolo: «I genitori di Nethanel, ucciso in battaglia: “Non permetteremo ai terroristi di vincere”»

Riprendiamo da SHALOM, la cronaca di Michelle Zarfati dal titolo "I genitori di Nethanel, ucciso in battaglia: 'Non permetteremo ai terroristi di vincere'"

Michelle Zarfati - Comunicazioni pubbliche relazioni - Museo Ebraico |  LinkedIn

Michelle Zarfati

 

Dopo il trauma del 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas ha sconvolto Israele e segnato una delle giornate più drammatiche nella storia recente del Paese, emergono storie personali che intrecciano dolore, identità e decisioni radicali. Tra queste, quella dei genitori di Nathanel Young, giovane soldato caduto in combattimento, rappresenta un esempio emblematico di resilienza e determinazione. Nathanel, cittadino britannico trasferitosi in Israele due anni prima per arruolarsi nell’IDF, aveva costruito nel Paese la propria vita. Inquadrato nella brigata Golani, incarnava il modello del “lone soldier”, volontario straniero che sceglie di servire Israele lontano dalla famiglia. Secondo i familiari, la decisione di arruolarsi era già definitiva sin dai tempi dell’adolescenza. Una decisione che aveva e trasformato profondamente il suo carattere, rendendolo più determinato e sicuro di sé.

Il 7 ottobre, mentre era di stanza in una postazione militare, Nathanel ha preso parte ai combattimenti contro i terroristi di Hamas. Durante le prime ore dell’attacco era riuscito a comunicare con la sorella, invitandola a mettersi al sicuro. Poco dopo però, il soldato ha smesso di rispondere: sarebbe stato ucciso in battaglia successivamente. La sua morte ha rappresentato un punto di svolta non solo emotivo ma anche esistenziale per i genitori, Chantel e Nicky Young. Già prima dell’attacco avevano pianificato di lasciare il Regno Unito per raggiungere il figlio in Israele. Nonostante la tragedia, hanno deciso di portare a termine quel progetto, trasferendosi definitivamente nel Paese.

“La scelta non è mai stata in discussione”, ha detto il padre a Ynet, sottolineando come rinunciare avrebbe significato concedere una vittoria simbolica al terrorismo. Oggi la famiglia vive a Netanya, sostenuta da una rete di organizzazioni e comunità locali. La loro decisione si inserisce in un fenomeno più ampio: dopo il 7 ottobre, diversi membri della diaspora ebrea hanno rafforzato il legame con Israele, anche attraverso l’immigrazione, in risposta al clima di insicurezza e alle tensioni globali. La vicenda dei Young evidenzia come, in contesti di conflitto, le scelte individuali possano assumere un valore politico e simbolico. Non si tratta soltanto di un trasferimento geografico, ma di una dichiarazione identitaria: vivere in Israele, nonostante tutto, come forma di resistenza e continuità.


redazione@shalom.it

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