Intorno al 25 aprile
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Tra poco sarà il 25 aprile, il giorno della Liberazione. Una festa che ha come riferimento non un credo, un santo, ma la libertà che è oltre le cose di ciascuno perché garantendo la storia di questo ci fa liberi tutti.
Per me, tuttavia, è anche il giorno in cui mio padre se ne andò: così, il senso pubblico della conquista della libertà si sovrappone a un’assenza pesante, incolmabile, che mi lascia solo.
Anche se da qualche tempo, la parte triste di questa ricorrenza è entrata di prepotenza in quella pubblica. Per una ingiustizia come ritengo ingiusta la mia personale assenza.
Sono antifascista senza alcun dubbio, per un amore profondo verso la libertà contro ogni sua negazione. Eppure (neanche dovrei dire neppure perché il mio essere altro non contraddice l'assunto precedenza) , sono anche altro: sono sionista, nel riconoscimento del diritto degli ebrei alla propria Patria, e sono socialista, innamorato dei kibbutz e del loro socialismo reale e giusto.
Sento quindi il dovere di segnalare l'onta arrecata a questi valori dalla sceneggiata macabra che si consuma nei cortei del 25 aprile, dove si nega l'accesso e la dignità a chi la Resistenza l'ha fatta davvero, pagandone il prezzo. La Resistenza è stata anche la Brigata Ebraica che, in armi, ha risalito la penisola. Ma sapete che gli ebrei si compatiscono disarmati e si odiano in armi, sempre e comunque.
Sono stati i soldati italiani che hanno combattuto con gli Alleati restando fedeli al giuramento.
Eppure, ogni 25 aprile, una parte "della parte" pretende di escludere o includere chi vuole, ignorando chi ha combattuto fianco a fianco. Io rivendico la Brigata Ebraica, la Resistenza dei militari, i "miei" partigiani di Giustizia e Libertà, le brigate Matteotti e i cattolici, così diversi da me. Questo nulla toglie agli altri.
In questo giorno, la mia memoria personale deve farsi testimonianza pubblica: la Liberazione fu di tanti, non di pochi. Nessuno può escludere l’altro, perché la Resistenza fu inclusiva per natura, mai esclusiva. E la resistenza l'hanno fatta i resistenti di ieri nella continuità di oggi, non chi non c'era come le bandiere di Palestina per tacere delle bandiere della pace sventolate per celebrare una vittoria in armi, una lotta sanguinosa e chi "non voleva morire per Danzica" non sono stati resistenti ma vili.
W il 25 aprile, la libertà di dire la verità.