Libano al bivio
Analisi di Mattia Preto

Mattia Preto
La tregua di 10 giorni dell’operazione di Israele in Libano, concordata con gli Stati Uniti, è un’occasione per il Libano per sedersi al tavolo delle trattative e concretizzare i buoni propositi di quest’estate, ovvero il disarmo di Hezbollah.
Il 7 ottobre 2023 ha segnato una linea di demarcazione importante in Medio Oriente: il concetto di via di mezzo e di accordi con gruppi terroristici non regge più. Questo non riguarda solo Israele con Hamas, ma pone il problema davanti a tutti i Paesi della regione, con la possibilità concreta che l’Iran e i suoi proxy compiano azioni militari su larga scala per rovesciare governi o trascinarli in conflitti.
Il caso più evidente è quello del Libano, dalla fine della guerra civile, Hezbollah ha creato di fatto uno Stato nello Stato, controllando intere parti del Paese. Il governo centrale libanese, al termine del conflitto, non fu in grado di disarmare questo gruppo sciita a causa del totale sbandamento delle truppe governative. Questo ha portato alla situazione attuale, un attore finanziato dall’Iran che vorrebbe trascinare il Libano in un conflitto diretto con Israele. L’intervento tempestivo delle Forze di Difesa Israeliane ha indebolito fortemente Hezbollah che ora, senza una leadership stabile e con armamenti dimezzati, risulta estremamente vulnerabile.
Le autorità libanesi, dall’estate 2025, hanno iniziato un progressivo avvicinamento alle politiche americane: prima con un comunicato ufficiale in cui esponevano i punti del disarmo di Hezbollah con l’avallo degli Stati Uniti; poi con la regolamentazione dei confini marittimi con Cipro a novembre; infine, negli ultimi giorni, con un incontro tra funzionari israeliani e libanesi a Washington, alla presenza del segretario di Stato americano Marco Rubio. Questo incontro può risultare decisivo per passare dalle parole ai fatti.
Le autorità libanesi sanno che Hezbollah è la causa principale dell’instabilità nel Paese, ma negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente: Bashar al-Assad, alleato del gruppo, è fuggito in Russia oltre un anno fa, lasciando spazio a una Siria sunnita, acerrima nemica degli Ayatollah e dei loro gruppi sciiti. A ciò si aggiunge l’indebolimento dell’Iran, impegnato a gestire rivolte interne (represse nel sangue) e il conflitto con Stati Uniti e Israele.
Un incontro pubblico tra funzionari israeliani e libanesi non avveniva dal 1993, allora il nodo era la post guerra civile; oggi, più probabilmente, la volontà è quella di trovare un accordo per isolare Hezbollah e disarmarlo, con il sostegno americano. Per il momento resta lontano un accordo di pace duraturo tra Israele e Libano, ma una cosa è certa sarà possibile solo con il disarmo totale di Hezbollah. Fino a quel giorno, Beirut rimarrà ostaggio di un gruppo che non punta alla pace.
Una nota a parte riguarda l’Unifil, la missione Onu nel sud del Libano che avrebbe dovuto creare una zona cuscinetto tra Israele e Libano. Il fallimento della missione è ormai evidente, lo stesso Libano dialoga direttamente con Washington senza passare da organismi internazionali. L’Unifil si avvia alla conclusione, come dichiarato dalle stesse Nazioni Unite, che hanno fissato il termine della missione entro il 2027. Il suo mandato si è intrecciato con quanto accaduto il 7 ottobre, che non consente più zone grigie, le quali hanno finito per favorire la proliferazione di organizzazioni terroristiche.