Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 18/04/2026, a pag., l'analisi di Fiamma Nirenstein dal titolo "Un tassello di un mosaico infuocato"

Fiamma Nirenstein
Non è di consolazione ai cittadini del Nord di Israele, che fino a pochi minuti prima del cessate il fuoco sono stati bombardati, feriti, cacciati dalle loro case, che il cessate il fuoco di ieri sia una parte rilevante del mosaico infuocato e confuso USA-Iran. Ma è così: l’ha detto chiaramente l’Iran, adesso che Israele ha accettato il cessate il fuoco con il Libano, noi apriamo Hormuz. Di fatto solo gli americani possono di fatto aprire di nuovo al commercio internazionale, ma Trump ha detto due cose: che era contento, e che non si spostava dalle sue richieste, uranio, missili, proxy. Soprattutto, uranio arricchito. La posta mette in giuoco la pace mondiale, e purtroppo in tutto ciò hanno un ruolo gli Hezbollah che sono affidabili soltanto rispetto a un parametro: l’obbedienza ai loro padroni, che sono i residui degli ayatollah e le Guardie della Rivoluzione. Israele e il Libano come, ha detto l’ambasciatore Yehiel Leiter che ha gestito le prime trattative, non hanno niente l’uno contro l’altro; al contrario, hanno l’interesse comunque di far fuori il potere guerrafondaio e prepotente, appunto Naim Kassem e i suoi. Dunque Hezbollah non firma e non firmerà mai nessun cessate il fuoco, boicotterà ogni pace a meno che la minaccia non lo blocchi; gli israeliani al nord d’Israele hanno avuto come contentino di questo pericolante, pericoloso stato di cose la promessa che l’esercito non se ne va finché le cose non sono più chiare. Ma anche se indebolito, e ormai in possesso di un decimo delle armi che possedeva, Hezbollah, come Hamas a Gaza, vive solo per uno scopo: l’aggressione a Israele e all’Occidente, e la difesa dell’asse della resistenza”. Trump promette un incontro a Washington fra Aoun il presidente libanese e Netanyahu per una pace che non c’è mai stata, che sarebbe una meravigliosa conquista: ma certo sa bene che lo scoglio è roccioso, per questo fonti israeliane riportano che è pronto a aiutare nella pratica l’esercito libanese a disarmare Hezbollah. Può servire? Il passato non è incoraggiante. Ma tutto questo oggi è imperativo se il Libano fa da scalino, perfino questo week end, come si dice alla Casa Bianca, ai prossimi colloqui di Islamabad con l’Iran. Qui Khaliba dovrebbe, dice Trump, arrivare convinto di non avere altra via di uscita che quella di consegnare “la polvere nucleare”, che poi è in realtà gas, e che è quel residuo bombardato e stoccato in gran parte a Isfahan dei 440 chili di uranio arricchito al 60 per cento. Avverrà? Su questa pietra si misurerà chi ha vinto e chi ha perso, il resto è volatile. Il prezzo del petrolio scende e sale un paio di volte al giorno; gli Hezbollah, Hamas, gli Houty con più o meno armi sono sempre l’impossibile scenario di un Medio Oriente jihadista con cui Israele e il buon senso avranno sempre a che fare senza scorciatoie, sapendo che si deve combattere. Però, ci sono novità: per esempio Ahmed al Shaara di Siria ha annunciato di aver neutralizzato un grosso canale di rifornimento di armi esplosive per gli Hezbollah, e fa sapere che potrebbe entrare nel prossimo turno di accordi. I Patti di Abramo potrebbe essere rafforzati da quei paesi che bombardati dall’Iran, forse hanno capito un po' meglio, a differenza dell’Europa, da che parte stanno gli amici e dove i nemici. Intanto, ieri è stato il primo giorno dal 18 febbraio in cui non sono volati missili, razzi, droni. È poco? Non dove i bambini possono uscire per strada a giocare.
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