5. Lettere
1. Le giravolte di Telese
Buongiorno Dott.ssa Fait,
sono Nathan Greppi, in passato ci siamo sentiti su Facebook e LinkeDIn.
Ho chiesto il suo contatto ad Andrea Atzeni perché volevo proporre un articolo per "Informazione Corretta", in merito ai voltafaccia di Luca Telese su Israele. Spero possa apprezzarlo.
Cordiali saluti,
Nathan Greppi
---------------------------------------------------------------------------------------------------------
Ecco l'articolo sulle giravolte di Luca Telese:
Le giravolte di Telese sugli ebrei e Israele
Tra i tanti volti del giornalismo italiano che negli ultimi due anni e mezzo hanno messo in moto la macchina del fango contro Israele, mescolando informazione e militanza politica fino a renderli indistinguibili, non si può non menzionare Luca Telese.
Se nel suo programma “In Onda” su La7, nel luglio 2025, ha dato corda a Rula Jebreal quando questa ha accusato Israele di essere peggio del Sudafrica dell’apartheid, nell’ottobre dello stesso anno ha commentato in un tweet il rilascio di diversi detenuti palestinesi dalle carceri israeliane definendoli gli “ostaggi del governo di Netanyahu”.
In pratica, ha paragonato gli israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023 a persone che si trovavano in prigione per terrorismo e altri crimini violenti. Basti pensare che tra questi vi era Raed Sheikh, che nel 2000 partecipò al linciaggio di due soldati israeliani finiti per sbaglio a Ramallah. Un altro, Muhammad Daoud, nel 1987 bruciò vivi con una molotov una donna incinta e il figlio di lei di 5 anni.
Una serie di voltafaccia
Nel corso della sua carriera, il conduttore di “In Onda” ha cambiato casacca in diverse occasioni: se a ottobre ha abbandonato lo studio del programma “Omnibus” in polemica con l’allora direttore del quotidiano “Libero” Daniele Capezzone, negli anni 2010 lo stesso Telese scriveva su “Libero”.
Una contraddizione che non rappresenta una novità per il giornalista cagliaritano, il quale pur presentandosi come un uomo di sinistra ha lavorato dal 1999 al 2009 a “Il Giornale” quando questo era legato a Silvio Berlusconi, salvo poi partecipare nel 2010 alla manifestazione “No Berlusconi Day” indetta dal Popolo Viola (il video è tuttora reperibile sul sito di Radio Radicale). Tuttavia, il caso sopra citato mostra come talvolta abbia cambiato atteggiamento anche nei confronti di ebrei e israeliani a seconda della convenienza.
Solidarietà a intermittenza
Prima che, dopo il 7 ottobre, venissero pubblicate le liste di presunti “agenti sionisti” in Italia da parte del Nuovo Partito Comunista Italiano, si era già verificato il caso di “Radio Islam”, sito fortemente antisemita che stilò una lista di proscrizione di presunti referenti di una lobby ebraica italiana.
Nel dicembre 2015, Telese intervistò per “Libero” il giornalista Paolo Mieli, il cui nome era incluso nella lista: “Il sito di Radio Islam ti annovera tra i referenti della grande lobby ebraica di pressione sull'informazione italiana: terminologia e modalità da Terzo Reich dei poveri...”, disse l’intervistatore a Mieli, definendo anche “orwelliano” il fatto che un distretto della Scozia aveva bandito dalle biblioteche tutti i libri stampati in Israele.
Oltre un decennio dopo, lo stesso giornalista che associava al Terzo Reich parole come “lobby ebraica” ha condiviso su X/Twitter un articolo del quotidiano abruzzese “Il Centro” (diretto dallo stesso Telese dal 2024), che attaccava la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno per aver incontrato esponenti dell’IDSF (Israel Defense and Security Forum), che Telese ha definito “lobbisti dello sterminio”.
Quando Israele era un modello
Oggi attacca duramente l’operato israeliano a Gaza e in Libano, tanto che in un tweet del 2 aprile 2026 ha scritto: “Israele evacua in modo forzato 600mila residenti e distrugge tutte le loro case, tutte quelle che sono ai suoi confini settentrionali: si offende qualche cretino se gli si spiega che questa si chiama ‘pulizia etnica’”?
Tuttavia, nell’ottobre 2015 lo stesso Telese ha intervistato su “Libero” l’allora deputato del PD Yoram Gutgeld, nato e cresciuto in Israele e all’epoca consigliere economico di Matteo Renzi quando questi era Primo Ministro. In quell’occasione, fece diversi riferimenti in maniera neutra al passato di Gutgeld nell’Unità 8200 dell’esercito israeliano, specializzata nelle nuove tecnologie. E gli chiese anche: “Un grande pregio della società israeliana che vorrebbe importare?”.
Un atteggiamento che contraddice le attuali posizioni di Telese, che nel settembre 2025 ha equiparato in un podcast di La7 i droni russi sulla Polonia ai presunti droni che secondo lui attaccavano la Global Sumud Flotilla. Quando si dice “cuore a sinistra, portafoglio a destra”.
=======================================================================
2.
Gentilissima Deborah Fait,
domani sarà il giorno di Yom HaShoah e quando suoneranno le sirene, tutte le persone si fermeranno per due minuti per ricordare con infinito strazio le vittime della ferocia nazista. Purtroppo, non sarò fisicamente in Israele ma ci sarò con tutto il mio cuore.
A lei, un grande abbraccio. SHALOM.
Alessandra Gargaro
P.S.: in questi giorni, ho ricordato spesso, un grande, grandissimo amico di Israele che è stato Marco Pannella.
Mi piacerebbe tantissimo se lei, ne potesse scrivere in uno dei suoi bellissimi articoli.
_______________________________________________________________________
Cara Alessandra,
Quando suonano le sirene nel giorno della commemorazione dei 6 milioni di ebrei trucidati, è sempre lo stesso strazio. Il Paese si ferma ed è inevitabile pensare anche alle altre sirene, quelle che ci hanno fatto tremare in questi ultimi due anni e mezzo, quelle che ci fanno pensare che non è bastata la Shoah al mondo. Ne vogliono un'altra, definitiva. Eppure l'Europa anche in questi momenti tragici sta dalla parte di chi vuole sterminare.
E' incomprensibile, non me ne farà mai una ragione per tutto questo odio.
La ringrazio per la solidarietà.
Un affettuoso shalom
Deborah Fait
Ps. Marco Pannella è un amico indimenticabile!
========================================================================
3.
Carissima Deborah,
bravissima! La tua risposta alla dirigente del liceo milanese è da manuale.
Vedo che sono stati sciorinati due dei tre classici del repertorio dell'antisemita "a sua insaputa" (meglio noto come antisionista) : "conosco ebrei che sono contrari a Israele" e "celebro sempre il 27 gennaio". Mancava solo il terzo classico: "ho nonni, bisnonni, prozii, bis-cugini ecc. che hanno salvato ebrei durante la seconda guerra mondiale" ma se gli chiedi quanti, dove e come, rimangono misteriosamente sul vago. Due su tre : un ottimo risultato in ogni caso.
Restando nell'ambito dell' istruzione, chissà se questa dirigente, quando ha parlato con i suoi allievi della giornata della Memoria, ha detto loro che, nel 1931, BEN 12 professori universitari italiani su circa 1.250 si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e che, dopo le leggi razziali del 1938, migliaia di studenti italiani ebrei furono buttati fuori dalle scuole e università, insieme ai loro docenti italiani ebrei. Chissà se ha anche detto loro che molti posti vacanti dei docenti epurati furono occupati da docenti "ariani" i quali conservarono il loro posto anche dopo la caduta del fascismo.
Chissà se ha detto che, anche oggi, gli studenti italiani ebrei, quando vanno a scuola o all'università, devono nascondere i simboli religiosi ebraici per evitare isolamento, insulti, sputi e, nel peggiore dei casi, percosse. Chissà. Ma attenzione: non è antisemitismo!!
Grazie di esistere, Deborah, sei una leonessa!
Con affetto e tanta stima,
Sandra
___________________________________________________________________
Grazie Sandra,
Hai perfettamente ragione. La direttrice ha dimenticato un terzo punto che va per la maggiore " La mia famiglia ha salvato tanti ebrei!". L'ipocrisia ormai è sovrana e devo ringraziare il prof Andrea Atzeni che mi segnala le varie "porcherie" che avvelenano l'animo dei nostri giovani.
Ti ringrazio e ti mando un affettuoso abbraccio
Shalom
Deborah Fait
========================================================================
4.
Cara Deborah,
ti scrivo perché seguo spesso le tue riflessioni e trovo che il tuo sguardo sulla realtà israeliana riesca a toccare nervi scoperti che molti preferiscono ignorare. C’è un tema, in particolare, che agita i miei pensieri e che vorrei condividere con te: l’illusione della vittoria totale, un concetto che sembra essere svanito dall’orizzonte strategico di Israele dopo il 1973.
Se guardiamo alla storia recente, dalla guerra del Libano del 1982 fino alle operazioni più attuali, emerge un pattern inquietante. Israele vince sul piano tattico, dimostra una superiorità tecnologica e militare schiacciante, ma non riesce più a ottenere quella "vittoria decisiva" che ha caratterizzato i conflitti contro gli eserciti regolari arabi. Oggi i nemici hanno i nomi di Hezbollah, Hamas e Jihad Islamica. Non sono stati mai sconfitti del tutto; sono stati, nel migliore dei casi, "potati" o indeboliti temporaneamente.
Questa strategia del "tagliare l'erba" ha creato una falsa percezione di sicurezza. Ci è stato raccontato che l'indebolimento del nemico avrebbe portato, se non alla pace, almeno a una stabilità gestibile. Ma la realtà ci dice il contrario. In Libano, per decenni, si sono succedute invasioni e operazioni mirate a bonificare il terreno dalla presenza terroristica. Eppure, ogni volta che l’IDF si è ritirato, il vuoto è stato colmato da un arsenale ancora più sofisticato, trasformando il confine settentrionale in una polveriera pronta a esplodere.
Il caso di Gaza è, se possibile, ancora più emblematico e doloroso. Dopo il disimpegno del 2005 e l'evacuazione dei coloni nel 2006, molti speravano che quel sacrificio territoriale potesse gettare le basi per una convivenza diversa, o almeno per una separazione netta. Invece, abbiamo assistito a un ciclo infinito di invasioni, bombardamenti e brevi tregue. La politica del contenimento si è rivelata un fallimento tragico. Mentre Israele si cullava nell'idea che Hamas fosse "deterrito" e interessato alla gestione amministrativa, sotto il suolo di Gaza veniva costruita una mostruosità sotterranea.
Tutto questo ci ha portato al devastante 7 ottobre. Quella data rappresenta il crollo definitivo del paradigma della "vittoria parziale". Non si può vivere accanto a entità che hanno come unico scopo la tua distruzione totale, sperando semplicemente di tenerle a bada. L'indebolimento non basta se il nemico ha la resilienza ideologica per rigenerarsi costantemente.
Mi chiedo, Deborah, se Israele sia ancora capace di immaginare una vittoria che sia politica oltre che militare. La sensazione è che si sia passati da una nazione che combatteva per l'esistenza a una nazione che combatte per il rinvio del prossimo scontro. Ma il 7 ottobre ha dimostrato che il tempo non è necessariamente un alleato se non viene utilizzato per sradicare radicalmente la minaccia.
Le invasioni per "bonificare" non servono se non c'è una visione per il "dopo". Gaza e il Libano sono diventati i simboli di questa eterna incompiuta. Vorrei conoscere il tuo parere su come uscire da questo circolo vizioso, perché continuare a indebolire senza mai risolvere significa condannare le prossime generazioni a un conflitto senza fine.
Con stima e sincero interesse.
Shalom
Luca
Caro Luca,
le guerre non si vincono più come un tempo e Israele, anche nelle guerre passate e vinte, è stato sempre fermato da ordini di cessate il fuoco. Dopo il 7 Ottobre Israele, ancora sotto shock, p stato attaccato su 7 fronti e non è possibile dire che non abbiamo vinto, se non fosse così non sarei qui a risponderti! Purtroppo, come tu scrivi, appena Israele si occupa di un altro nemico, il precedente si riarma e si rinnova. Così non sarà mai finita. Oggi giorno la guerra è solo una tregua propedeutica per la prossima. Gli arabi la chiamano Hudna, cioè tregua per potersi riarmare e ricominciare. Loro hanno soldi e un numero inesauribile di armi e di uomini pronti a morire pur di ammazzare noi. Per poter avere pace bisognerebbe dedicarsi alla diplomazia, come è stato fatto con Egitto e Giordania che, anche se non ci amano, almeno rispettano le firme apposte sui trattati. Con l'Iran e i suoi proxi terroristi pronti a morite per la loro causa, questo è impossibile. Non abbiamo con l'Iran nessun contenzioso territoriale o altro, semplicemente vogliono sterminarci. Sono nazisti e il loro unico desiderio è finire il lavoro di Hitler. Non so cosa accadrà in futuro, sono però certa che non riusciranno a cancellare Israele dalla mappa del mondo. L'Iran, con i suoi terroristi, ha perso militarmente la guerra ma ha vinto comunque perché tiene il mondo in mano con il petrolio. Israele non ha niente a parte il suo popolo, la sua forza morale, il suo coraggio e il suo meraviglioso esercito.
Un affettuoso shalom
Deborah Fait
5.
Gentilissima Signora Fait,
Yom hashoah è una ricorrenza che mi lascia sempre senza parole (salvo “Chiedete pace per Gerusalemme”) e con il cuore molto pesante, anche senza una guerra in corso di cui Israele sia parte.
Vedere, oggi, nella rassegna stampa di IC, la copertina dell’Espresso, con il titolo cubitale “L’abuso”, ha accresciuto il dolore ed il disgusto. A prima vista, la foto dell’uomo apparentemente armato e poco amichevole, con tutti i denti bene in vista e lunghissime peot (i boccoli laterali non so se degli ebrei ortodossi o dei più osservanti tra loro), di fronte ad una donna con il foulard ripresa di profilo e dall’aria triste mi pareva così stranamente studiata da indurmi a chiedermi se non fosse in qualche modo artefatta: non necessariamente con l’intelligenza artificiale, ma anche semplicemente mettendo in posa le persone raffigurate.
Poi ho letto svariati articoli che affermano che la foto è autentica ed è stata scattata dal fotografo Pietro Masturzo nell’ottobre 2025 durante un reportage in Cisgiordania (non ho trovato indicazioni più precise su luogo, data ed esatte circostanze delle “tensioni” tra israeliani e palestinesi). Gli interrogativi, però, restano: che cosa c’era (o quante e quali persone c’erano) intorno ai due soggetti inquadrati? che cosa stavano facendo? per quanti secondi il giovane ha tenuto i denti così in vista ed a quale scopo? perché aveva il cellulare in mano?
Sono una fotografa dilettante abbastanza mediocre, ma sono capace anch’io di inquadrare il monumento o l’angolo di centro storico che mi interessa evitando auto in sosta, segnali stradali ed immondizia. Perciò, non sono sicura che la foto in questione (pur se non alterata in alcun modo dopo lo scatto) sia così fedelmente rappresentativa della realtà che la rivista qualifica come abuso, anche limitandosi al singolo episodio.
Di certo, la scelta editoriale di schiaffare in copertina quella foto con quel titolo e quei sottotitoli, anziché pubblicarla nelle pagine interne insieme ad altre, è una sollecitazione delle emozioni del lettore meno smaliziato: una raffigurazione simbolica degli aggressivi ebrei religiosi, militari o ‘coloni’ che siano, prepotenti verso palestinesi innocenti ed indifesi. Non è un aiuto a comprendere una situazione difficile, ma una presa di posizione contro gli ebrei israeliani, tutti, visto che il sottotitolo menziona “i soldati complici dei coloni”, lasciando intendere soprusi e violenze generalizzati e di entità tale da costituire “pulizia etnica e massacri”.
Francamente, sono disgustata. Ho letto di recente diversi articoli sulla stampa israeliana, incluso il sito di Arutz Sheva, che lamentano comportamenti illegali di gruppetti di cosiddetti “hilltop youth” (giovani e giovanissimi che vivono in abitati dell’Area C o si insediano con caravan o prefabbricati su cocuzzoli) contro gli arabi e perfino contro i militari israeliani, e non sarò certamente io ad approvarli o a restare indifferente, però rappresentare come una massa di fanatici violenti l’intera società israeliana, così strenuamente impegnata, nel suo insieme, a restare fedele alle meravigliose parole della Dichiarazione d’Indipendenza pur nel mezzo di una lotta per la sopravvivenza contro nemici che non disdegnano la violenza più efferata, è veramente un capovolgimento della realtà e, lo si capisca o no, un incitamento all’odio verso Israele.
Un incitamento che funziona così bene che non si contano più le invettive di quelli che ne vorrebbero l’annientamento e non temono di dichiararlo.
Prego che vengano presto la pace ed il buon senso.
Con i più cordiali saluti,
Annalisa Ferramosca
Cara Annalisa,
La prima cosa che mi è saltata gli occhi è la supposta kippà del supposto soldato, assomiglia tanto alla crestina che aveva in testa la cameriera di mia zia tanti anni fa. E adesso faccio copia incolla di un pezzo tratto dal blog di Barbara Mella, un'amica che spiega alcune cose interessanti:
|
– la crestina da cameriera di famiglia borghese anni ’50 sulla testa del preteso soldato
– le peyot (riccioli ai lati del viso) fatte coi capelli anziché con le basette, che sono invece troncate, cosa vietatissima dalla Bibbia e quindi inesistente fra gli ortodossi
– l’assenza di barba, che gli ortodossi (o meglio, i cosiddetti ultraortodossi, come si vorrebbe far apparire il preteso soldato) portano molto lunga e incolta
– l’assurda posizione della testa della pretesa donna araba
– l’hijab di tipo simile a quello algerino e non palestinese
– la differenza di altezza fra la donna e il preteso soldato, che indicherebbe o che la donna è parecchio lontana e appare bassa per la prospettiva, o che è alta al massimo un metro e quaranta, il che però contrasta col resto di ciò che si vede del suo corpo
– l’assoluta mancanza di ogni contesto che indichi dove ci troviamo
– anche la divisa mi suscita qualche perplessità, e più di qualcuna me ne suscitano sia il mitra che la sua posizione; magari se dovesse passare di qui l’amico che ha prestato servizio in tsahal potrebbe avere qualcosa da aggiungere
|
|
|
|
A tutto questo si può credere o meno ma la foto è senz'altro artefatta, anche se non con AI. Il ghigno del "soldato" che non ha niente di normale. Il fatto che manche un qualsiasi segno sulla divisa: tutti hanno sulla manica o sulle mostrine una bandierina di Israele. Questo soldato non ha nemmeno un segno di appartenenza a Tzahal e non posso non pensare che i palestinesi hanno sempre qualche divisa israeliana per non farsi riconoscere dai soldati veri. Questa foto mi ricorda un altro imbroglio di anni fa quando aveva fatto il giro del mondo l'immagine di due donne arabe che piangevano disperate appoggiate a un muro. Poi qualcuno, più furbo di altri, ha "allargato" l'immagine e davanti alle donne che fingevano disperazione e lacrime c'era un'intera schiera di fotografi che le incitavano a disperarsi di più, accanto ai fotoreporter una schiera di bambini arabi che rideva a crepapelle.
Non dico che gli ebrei che vivono i Giudea siano dei santi. Se hai a che fare con chi ti vuole ammazzare prima o poi ti incattivisci. Comunque questa foto è un incitamento all'odio ed è una vergogna che sia stata pubblicata proprio in occasione di Yom haShoah.
Un cordiale shalom
Deborah Fait
|