Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 16/04/2026, l'analisi di Daniel Mosseri dal titolo "L’ambasciatore di Israele in Germania difende Merz da Smotrich".

Daniel Mosseri
Berlino. In Israele esistono due tipi di sirene con scopi distinti: quelle dal suono continuo e costante, accese per uno o due minuti sia per il Giorno della Memoria dell’Olocausto (Yom HaShoah) sia per il Giorno del Ricordo dei caduti (Yom HaZikaron); e quelle dello Tzeva Adom (allarme rosso), più brevi ma più angoscianti, usate per avvertire la popolazione di correre nei rifugi e nelle stanze sicure per proteggersi da un attacco in arrivo dal cielo. Lontani dall’Europa occidentale, i due tipi di allarme sono però noti anche nel Vecchio continente: le televisioni ci mostrano ogni anno gli israeliani che scendono dalle automobili per stare sull’attenti nel ricordo dei caduti, come pure le corse verso il bunker più vicino. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz le conosce per averle viste in tivù e perché gliele avrà raccontate anche Steffen Seibert, l’ex portavoce di Angela Merkel premiato a fine carriera, quando cioè la cancelliera lasciò la politica attiva, con l’incarico di ambasciatore tedesco in Israele. Eppure Merz, a oggi uno dei più integri sostenitori delle ragioni di Israele su scala internazionale, è inciampato fra due sirene diverse fornendo a Bezalel Smotrich, l’ultranazionalista religioso scelto dal primo ministro Benjamin Netanyahu quale titolare delle Finanze, un pretesto per attaccare la Germania.
Nella notte fra lunedì e martedì, poche prima dall’avvio delle sirene lunghe, Smotrich ha attaccato il cancelliere tedesco in un post su X: “Alla vigilia del Giorno della Memoria dell’Olocausto, il cancelliere tedesco dovrebbe chinare la testa e scusarsi mille volte a nome della Germania, invece che osare predicarci la moralità su come comportarci contro i nazisti della nostra generazione'. I nazisti menzionati da Smotrich, fautore dell’annessione di Giudea e Samaria, sono i nemici di Israele, palestinesi inclusi, e la colpa di Merz è stata aver protestato contro la politica di espansione degli insediamenti israeliani oltre la Linea verde. Ore prima il cancelliere aveva espresso “profondapreoccupazione” per gli sviluppi nei territori palestinesi ossia l’ok del governo a 34 nuovi insediamenti. “Nella mia telefonata con il primo ministro Benjamin Netanyahu, l’ho chiarito: non ci deve essere annessione de facto della Cisgiordania”. Una posizione né nuova né originale, condivisa dalla maggior parte degli altri leader europei e dall’Onu. A scatenare Smotrich forse è stata più la tempistica del contenuto: nelle ore in cui ricordiamo le vittime del barbaro regime nazista, un tedesco ci viene a fare la morale? Una logica binaria che ha partorito un’uscita più infelice del solito anche per un ultranazionalista come il leader del Partito del sionismo religioso. Credere a un lapsus sarebbe però da ingenui: secondo un recente sondaggio del canale israeliano Kan, mentre il partito Otzma Yehudit dell’altro ministro ultranazionalista, Itamar Ben-Gvir, avrebbe dieci seggi alla Knesset se si votasse oggi, il partito di Smotrich non supererebbe neppure la soglia di sbarramento del 3,25 per cento, da cui il bisogno di alzare la voce.
Nella più classica delle logiche disfunzionali delle istituzioni israeliane, a metterci una toppa ha subito provveduto l’ambasciatore israeliano in Germania, Ron Prosor. Se i tedeschi hanno piazzato in Israele l’ex braccio destro di Merkel, Prosor non è da meno: l’ambasciatore ha fatto carriera fra Washington, Londra e Bonn ed è stato pure rappresentante permanente d’Israele alle Nazioni Unite fra il 2011 e il 2015. Rivolto al canale israeliano Kan Radio, Prosor ha condannato “inequivocabilmente” le parole del ministro colpevoli di “erodere la memoria della Shoah e di presentarla in modo completamente distorto”. Dopo aver bastonato Smotrich, l’ambasciatore ha ricordato che discutere con i tedeschi “è possibile e legittimo, la Germania è una grande amica di Israele”. Di più, nel contesto di tutte le critiche a Israele sentite in Europa, la Germania di Merz “ha dimostrato di essere la nostra amica numero uno”.
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