Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 16/04/2026, a pag. I, la cronaca di Marco Arvati dal titolo "Ecco i groypers, i giovani antisemiti che ora hanno un candidato"

Marco Arvati
Durante uno dei suoi lunghi monologhi live, l’influencer di estrema destra antisemita Nick Fuentes ha affermato che bisognerebbe “non votare alle elezioni di metà mandato oppure sostenere i democratici”. Questo per dare un segnale all’Amministrazione Trump, che non avrebbe fatto altro che “appropriarsi indebitamente di denaro, andare in guerra con l’Iran e seppellire gli Epstein files”. Secondo Fuentes, ci troviamo di fronte a “una guerra di aggressione a favore di Israele, in cui gli americani moriranno in attacchi terroristici così che lo stato ebraico possa espandere i propri confini”. E conclude: “Trump, Rubio e Vance ci hanno venduto”.
Le opinioni di Fuentes, considerato ai margini del mondo repubblicano, sono condivise da sempre più giovani suoi adepti, i cosiddetti groypers. Un tempo si trattava di una piccola sottocultura della destra americana, più presente su internet che alle riunioni di partito, ma oggi secondo vari analisti i groypers hanno colonizzato il mondo repubblicano, anche al Congresso. Lo scrittore conservatore Rod Dreher ha affermato che il 40 per cento degli assistenti più giovani che lavorano coi parlamentari repubblicani si autodefinisce così. Stiamo parlando per lo più di maschi, nichilisti, senza nessun piano politico se non quello della distruzione, e per questo Dreher avrebbe avvisato il vicepresidente J. D. Vance, suo caro amico, del pericolo che il partito starebbe correndo. Secondo i groypers è in corso una guerra civile nel mondo Maga, in cui bisogna sconfiggere la vecchia guardia favorevole a Israele.
Le posizioni di sostegno allo stato ebraico all’interno del Partito repubblicano, soprattutto tra i più giovani, sono radicalmente cambiate. Secondo un nuovo sondaggio del Pew Research Center, il 57 per cento dei repubblicani di età compresa tra i 18 e i 49 anni ha un’opinione negativa di Israele, rispetto al 24 per cento di chi ha più di 50 anni. Durante un focus group del Manhattan Institute condotto tra repubblicani della Gen Z, invece, solo uno dei partecipanti ha criticato Hitler senza riserve. I più radicali tra questi giovani smettono di identificarsi come Maga, una parola associata alla lealtà a Donald Trump, preferendo definirsi sostenitori dell’America First, una frase tradizionalmente più vicina all’isolazionismo. Come ha detto il podcaster nazionalista cristiano Joel Webbon, vicino al movimento dei groypers, “abbiamo sconfitto la wokeness nell’esercito per essere sicuri che proprio i bianchi cristiani andassero a morire per Israele”.
L’ingresso sottotraccia delle idee di Fuentes tra i più giovani esponenti repubblicani è rintracciabile in alcuni scandali che hanno colpito il partito negli scorsi mesi. Su tutti, l’emergere di chat di un circolo dei giovani repubblicani, ottenute da Politico, in cui si scrivevano frasi come “Io amo Hitler”, si discettava di chi dovesse finire nelle “camere a gas” e si definivano gli afroamericani “scimmie”. Messaggi che ricalcano le idee di Fuentes, il quale afferma apertamente che “gli ebrei governano il mondo” e una volta ha addirittura definito il vicepresidente Vance “traditore della razza” per aver sposato la moglie Usha, di origine indiana.
Può un movimento non coordinato e basato sulle opinioni di un influencer confrontarsi con le urne? E’ quello che sta cercando di fare James Fishback, che ha accettato l’endorsement di Nick Fuentes e di chi si definisce groyper e si è candidato alle primarie repubblicane per il governatore della Florida. La sua campagna è costruita su messaggi razzisti: è contro gli studenti stranieri e ha definito il suo principale avversario, l’afroamericano Byron Donalds, uno “schiavo” dei suoi donatori. In un video ha addirittura affermato che “farà arrivare i treni in orario”, in un esplicito riferimento a Mussolini. Oggi è solo al 6 per cento dei consensi, ma il pubblico che lo segue è molto giovane, e la sua candidatura rende evidente lo strappo generazionale sul sostegno a Israele e la guerra in Iran, entrambi temi su cui Fishback si definisce contrario.
Se fino a oggi il Partito repubblicano ha portato avanti la tesi di non avere nemici a destra, facendo convogliare tutti all’interno, questa strategia non sta dando gli effetti sperati. Nick Fuentes sta mettendo in difficoltà l’Amministrazione, oltre a danneggiare l’immagine del partito, che accoglie giovani sempre più radicali che ascoltano Fuentes, che di recente ha dichiarato: “Il mio problema con Trump non è che è Hitler, ma che non lo è”.
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