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Il Riformista Rassegna Stampa
16.04.2026 Al liceo di Milano si parla del Giorno della Memoria con due ospiti anti-Israele
Comment di Andre Atzeni

Testata: Il Riformista
Data: 16 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Andre Atzeni
Titolo: «Al liceo di Milano si parla del Giorno della Memoria con due ospiti anti-Israele»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "Al liceo di Milano si parla del Giorno della Memoria con due ospiti anti-Israele"

 

 
Andrea Atzeni

 

Oggi nel nostro Paese le scuole sono tra i principali serbatoi di incubazione dell’antisemitismo. Mentre certe preoccupanti vicende universitarie diventano almeno di pubblico dominio, anche per volontà degli stessi orgogliosi protagonisti, quel che accade entro le mura scolastiche è inaccessibile ai più. La minore età degli studenti, la libertà di insegnamento dei docenti, l’ingresso limitato negli istituti, la tutela della loro reputazione e della privacy di tutti concorrono a occultare gran parte degli episodi significativi, specie i più gravi. Di recente sono venuto casualmente a sapere che il liceo Agnesi di Milano aveva organizzato per il 9 aprile scorso un incontro tra l’intera scolaresca e due propagandisti ostili a Israele, con un titolo che prometteva una “riflessione” sul Giorno della Memoria in relazione a una non meglio specificata “attualità geopolitica internazionale”. Ho mandato subito una segnalazione su un sito consacrato alla lotta alla disinformazione. La notizia è stata ripresa da Nathan Greppi su Mosaico, che opportunamente ha denunciato quanto sia preoccupante la malafede di rileggere la storia alla luce dell’attualità per sostenere che gli ebrei, le vittime di ieri, sarebbero divenuti i carnefici di oggi: “Una lettura odiosa e molto inquietante, soprattutto se diffusa in una scuola, a giovani che devono ancora crearsi una coscienza critica”.

Rispondendo alla segnalazione, la preside ha protestato che la sua scuola agisce in perfetta coerenza con gli scopi del Giorno della Memoria, e che, circa l’attualità, manifesta apprensione per tutti i conflitti e per tutti i popoli in essi coinvolti, con assoluta imparzialità. Nella nostra replica l’abbiamo allora invitata a documentare le proprie affermazioni, visto che numerosissime iniziative svolte ultimamente in quel liceo appaiono piuttosto orientate solo a demonizzare con ossessività Israele e il popolo ebraico.

A seguito di episodi come questo, non ci si può non chiedere quanti altri sfuggano a qualsiasi cronaca. Non ci si può non chiedere in quanti altri istituti scolastici si segua la stessa prassi, quasi fosse davvero il modo migliore per favorire una matura consapevolezza nei giovani. In secondo luogo va rilevato che alle poche segnalazioni non seguono comunque mai interventi di alcuna autorità: in particolare non si ha notizia di nessuna azione né da parte degli Uffici scolastici locali né da parte del Ministero. Tra l’altro, questo conferma che persino le indicazioni attuative della legge recante Istituzione del Giorno della Memoria e le stesse Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola o, più recentemente, la Nota su Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche non fanno altro che accrescere la mole di materiali digitali che si accumulano inutilmente nei siti scolastici istituzionali. Supponendo, com’è giusto, la buonafede nella risposta della dirigente, stupisce la sua totale ignoranza delle disposizioni contenute in tali documenti, la sostituzione di prassi a esse coerenti con la mera proclamazione di princìpi astratti e di lodevoli propositi. Sgomenta la totale incapacità di riconoscere e arginare il fanatismo, la disinformazione, i pregiudizi, le fake news.

Colpisce, anzi, la completa sudditanza della scuola agli agitatori delle piazze, alle associazioni estremiste, agli slogan a effetto. Si assiste impotenti al perfetto rovesciamento dei compiti della scuola. La dirigente in modo emblematico esordisce con la precisazione che “l’incontro in oggetto non è stato promosso dall’istituzione scolastica in modo unilaterale, bensì è nato anche su richiesta dei rappresentanti di istituto della componente studentesca”. È la scuola à la carte, dove non si trasmettono più conoscenze e competenze con un proprio status specialistico affidabile, ma si fa intrattenimento con le compagnie di giro alla moda. È la definitiva abdicazione del mondo adulto al proprio ruolo educativo, la rinuncia a ogni responsabilità personale a favore del collettivismo burocratico. È sufficiente proclamare le proprie buone intenzioni. Ma di buone intenzioni è da sempre lastricata la via per l’inferno.

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redazione@ilriformista.it

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