Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Jerusalem Post dal titolo "Per fare teatro politico ad uso interno, la Spagna di Sánchez ostacola operazioni alleate, deteriora le relazioni con Israele, riallaccia i rapporti col regime iraniano e regala alla propaganda di Teheran l’idea che alcuni in Occidente preferiscono biasimare le democrazie anziché affrontare i teocrati che armano terroristi in tutta la regione".

Madrid, 4 ottobre 2025, manifestazione anti-Israele. Sui due striscioni al centro: “embargo delle armi” e “distruggere lo stato sionista”
Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: La Spagna, sotto la guida del primo ministro Pedro Sánchez, sta svolgendo un ruolo vergognoso nello scontro tra l’Occidente e il regime iraniano.
Nelle scorse settimane, Madrid ha impedito agli Stati Uniti di utilizzare le basi di Rota e Morón, gestite congiuntamente, per attacchi collegati alla campagna contro l’Iran.
Poi ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei americani impegnati nell’operazione, e l’altra settimana ha annunciato la riapertura della propria ambasciata a Teheran.
Allo stesso tempo, la Spagna ha intensificato la pressione su Israele e ha chiesto all’Unione Europea di sospendere l’accordo di associazione con lo Stato ebraico.
Si tratta di un grave errore strategico. Ed è anche un errore che dice molto. Il simbolismo non potrebbe essere più chiaro.

L’annuncio della riapertura dell’ambasciata spagnola in Iran (clicca per ingrandire)
L’Iran è il principale finanziatore di Hezbollah, Hamas, della Jihad Islamica Palestinese e degli Houthi. Da decenni arma, finanzia e fomenta l’instabilità in tutta la regione.
Eppure, mentre Israele continua a combattere su sette fronti la guerra scatenata dal massacro del 7 ottobre, e dopo che gli Stati Uniti si sono uniti allo sforzo per debilitare la forza militare iraniana, il governo di Sanchez ha scelto di prendere le distanze da Washington e Gerusalemme, ripristinando al contempo la sua presenza diplomatica a Teheran.
La Spagna la presenta come una politica di pace, legalità e moderazione.
La realtà è ben diversa. Un membro della NATO che limita la cooperazione militare con gli alleati durante una grave crisi regionale, per poi riaprire la propria ambasciata nella capitale del regime che alimenta gran parte della crisi, non si sta comportando come una forza stabilizzatrice.
Sta invece proiettando confusione, debolezza e presunzione moraleggiante.
Questo trend non è iniziato adesso. La rottura tra Spagna e Israele si sta consolidando da mesi.
Nel 2024 Madrid ha riconosciuto unilateralmente uno stato palestinese (senza attendere un trattato di pace fra le parti ndr). Nel 2025 ha inasprito la sua posizione anti-israeliana e ha reso permanente il suo embargo sulle armi a danno di Israele.

I complimenti che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha postato su X in inglese il 14 aprile ’26: “L’essenza delle civiltà si rivela nei momenti storici cruciali. Le posizioni assunte da Spagna, Cina, Russia, Turchia, Italia ed Egitto contro la bellicosità e i crimini del regime sionista derivano dalle loro profonde radici culturali e storiche” (clicca per ingrandire)
Il mese scorso ha richiamato definitivamente il proprio ambasciatore da Israele, portando le relazioni a un nuovo minimo storico.
Nessun osservatore serio può scambiare tutto questo per un’opera di mediazione.
La Spagna non si sta per nulla affermando come una potenza determinante in Medio Oriente. Non dispone di una qualche leva particolare sull’Iran e non ha elaborato alcun quadro diplomatico che possa plausibilmente modificare il comportamento di Teheran.
Ciò che ha, invece, è un governo che vuole trasformare la politica estera in una messinscena politica ad uso interno.
Sánchez governa con una fragile coalizione i cui partner di estrema sinistra e separatisti sono profondamente ostili a Israele, diffidenti nei confronti degli Stati Uniti e ben disposti ad assumere posizioni anti-occidentali purché camuffate con il linguaggio dei diritti umani e del diritto internazionale.

Comunicato di Hamas diffuso il 14 aprile ’26 dall’agenzia di stampa yemenita Saba. Nel seguito del comunicato, Hamas esorta tutti i paesi del mondo ad adottare misure simili all’Italia
Questo contesto interno è rilevante. Sánchez ha ripetutamente tratto vantaggio politico dal presentarsi come il leader europeo più incline a sfidare Israele e a contrastare Washington.
La dimensione NATO rende l’ipocrisia ancora più difficile da ignorare.
Nel 2024 la Spagna era il paese dell’Alleanza con la spesa per la difesa più bassa, pari all’1,28% del PIL. E al vertice NATO dello scorso anno, Sanchez si è battuto per ottenere un trattamento speciale al fine di sottrarsi all’obiettivo di spesa del 5% rimanendone ben al di sotto.
Il suo governo vuole la protezione, la deterrenza e il prestigio della NATO senza accettare gli oneri che comportano.
Approfittare della difesa occidentale senza contribuire, ed anzi ostacolando al contempo l’azione occidentale contro l’Iran, non è indipendenza: è opportunismo.
Che cosa ha ottenuto esattamente la Spagna?
Non ha accorciato la guerra. Non ha frenato l’Iran. Non ha protetto i civili. Non ha rafforzato la posizione diplomatica dell’Europa.
Ha indebolito l’unità dell’Alleanza, ha fatto un regalo alla propaganda di Teheran e ha fatto capire che alcune parti dell’Occidente sono più propense a biasimare le democrazie che ad affrontare i teocrati che armano i terroristi e minacciano i Paesi vicini.

Il post del 14 aprile ’26 di Francesca Albanese, perfettamente allineata alle posizioni di Hamas e del regime iraniano (clicca per ingrandire)
L’Europa ha già commesso questo errore in passato. Confonde la postura moraleggiante con il coraggio; scambia la retorica per serietà.
Sánchez ha fatto di questa confusione uno stile di governo.
Il risultato è una Spagna che spende troppo poco per la difesa, chiede troppo ai suoi alleati, punisce Israele e tende la mano al regime iraniano, mentre predica lezioni di civiltà a tutti gli altri.
L’Occidente dovrebbe prenderne atto con chiarezza.
Un membro della NATO che sotto-finanzia la difesa collettiva, ostacola le operazioni alleate, deteriora le relazioni con Israele e riallaccia i legami con Teheran non fa che erodere la credibilità dell’Europa proprio nel momento in cui l’Europa ha più bisogno di determinazione.
È improbabile che la storia ricorderà la Spagna di Pedro Sánchez come un paese dissidente animato da nobili principi.
Ricorderà piuttosto un governo che ha scelto l’esibizionismo moraleggiante al posto della responsabilità strategica.
(Da: Jerusalem Post, 10.4.26)