L’Ecuador se ne va e al Comitato per i diritti dei palestinesi, organo delle Nazioni Unite, arriva il Cile
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/opinion/column/ecuador-departs-and-chile-arrives-at-the-uns-palestinian-rights-committee

Ben Cohen
Anche le amministrazioni uscenti possono causare danni. I media cileni hanno recentemente rivelato che, tre giorni dopo l'elezione di José Antonio Kast, leader conservatore del Partito Repubblicano, a nuovo Presidente del Paese, il governo uscente di estrema sinistra di Gabriel Boric ha lanciato una frecciata subdola e insidiosa contro le politiche filo-israeliane del candidato vincitore. Mentre nella capitale, Santiago, le auto continuavano a suonare il clacson per festeggiare la vittoria di Kast alle elezioni di dicembre, Paula Narváez, nominata da Boric ambasciatrice cilena presso le Nazioni Unite, ha formalmente richiesto l'ammissione del Cile a un comitato dell'ONU dedicato alla demonizzazione di Israele. Il Comitato, dal nome decisamente contorto, per l'Esercizio dei Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese (CEIRPP) , fu creato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 novembre 1975. Lo stesso giorno, l'Assemblea Generale approvò quella che è probabilmente la risoluzione più controversa della sua storia, la Risoluzione 3379, che definiva il Sionismo, il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, una forma di “razzismo e discriminazione razziale.” Nel corso di oltre 50 anni di esistenza, il CEIRPP ha incarnato fedelmente sia lo spirito che il carattere della risoluzione che diffamava il Sionismo, nonostante l'Assemblea Generale l'abbia abrogata nel 1991. Tra le sue numerose attività, il comitato organizza il 29 novembre di ogni anno la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, durante la quale gli oratori del passato hanno paragonato Israele alla Germania nazista e lanciato lo slogan “dal fiume al mare,” invocando di fatto l'eliminazione di Israele, uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite. Francesca Albanese, la “relatrice speciale” dell'organismo mondiale per i diritti dei palestinesi, sanzionata dagli Stati Uniti per aver promosso false accuse di crimini di guerra contro cittadini americani e israeliani, partecipa spesso agli eventi del comitato.
In una di queste sessioni, lo scorso ottobre, ha aspramente criticato Israele definendolo uno Stato “di apartheid” che perpetra un “genocidio” a Gaza, lamentando che gli Stati arabi fossero “in ginocchio” mentre il mondo assisteva “alla realizzazione del Grande Israele sotto i nostri occhi.” Per Boric, il cui mandato come Presidente cileno si è concluso l'11 marzo, il CEIRPP rappresenta una scelta ideale, data la sua denuncia di Israele come “Stato genocida e omicida” e il suo entusiastico sostegno alle accuse di “genocidio” mosse dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia. L'odio personale di Boric per Israele si è sviluppato nel corso di molti anni: nel 2019, quando la comunità ebraica cilena gli inviò un vasetto di miele per la festività di Rosh Hashanah, rispose bruscamente, dicendo ai suoi sostenitori che avrebbe preferito che concentrassero i loro sforzi sulla richiesta a Israele di “restituire i territori palestinesi illegalmente occupati.” Kast è completamente diverso. Durante il mandato di Boric, ha attaccato il governo di sinistra in più di un'occasione per il suo atteggiamento nei confronti di Israele e per il suo presunto antisemitismo. “Boric, ancora una volta, dimostra il suo antisemitismo escludendo Israele dal FIDAE (il Salone Aeronautico Internazionale di Santiago), con una decisione irresponsabile e marcatamente ideologica”, ha dichiarato nel 2024. Poche ore dopo il massacro perpetrato da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023, Kast ha dichiarato che la strage “merita la nostra completa e inequivocabile condanna. Nessuna causa giustifica questi orrendi crimini.” Da parte sua, Boric aveva già richiamato l'ambasciatore cileno da Israele e condannato la successiva guerra di Israele contro Hamas nei giorni successivi al massacro. Il CEIRPP ha accolto con grande favore il Cile, una mossa che tecnicamente richiede ancora l'approvazione dell'Assemblea Generale. Tuttavia, il Comitato ha subìto anche l'uscita di un altro Stato latinoamericano. Il 2 febbraio, l'Ecuador, un anno dopo la rielezione a Presidente di Daniel Noboa, convinto filoamericano e filoisraeliano, ha annunciato formalmente il suo ritiro dal Comitato. Assicurando nelle fasi finali della sua presidenza l'ammissione del Cile al Comitato, in sostituzione dell'Ecuador, Boric sta cercando di minare ulteriormente le relazioni del Cile con Israele, proprio mentre Kast assume la presidenza. Kast potrebbe seguire l'esempio di Noboa, impartendo istruzioni all'ambasciatore cileno che dovrà nominare presso le Nazioni Unite, affinché il Cile esca dal CEIRPP e la sua adesione venga dichiarata nulla. A complicare il suo percorso a livello nazionale, tuttavia, potrebbero essere le probabili pressioni politiche della ricca e influente lobby palestinese cilena, radicata nella comunità cileno-palestinese di 300.000 persone, la più grande al di fuori del Medio Oriente. Kast dovrà resistere alle forti pressioni che loro esercitano, ricordando ai cileni di origine palestinese che la sua lealtà, come dovrebbe essere anche la loro, va innanzitutto verso gli interessi del Paese di cui loro sono cittadini: una nazione di oltre 20 milioni di persone che intrattiene scambi commerciali con Israele per quasi 300 milioni di dollari all'anno.
Se il Cile se ne andasse quasi con la stessa rapidità con cui è arrivato, sarebbe un grave imbarazzo per il CEIRPP, così come per le Nazioni Unite, che finanziano il loro incessante flusso di propaganda antisionista con il proprio bilancio generale, nonostante affermino di sostenere una soluzione politica equa sia per i palestinesi che per gli israeliani. Cosa che, a sua volta, potrebbe innescare le dimissioni di altri membri del Comitato, otto dei quali, incluso l'Ecuador, sono candidati principali a dimettersi a causa dei loro legami bilaterali con Israele, come evidenziato in un recente studio della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD) di cui io sono coautore. In definitiva, l'obiettivo deve essere lo smantellamento completo del Comitato. Esso non serve ad altro che a diffamare Israele dall'interno di un sistema delle Nazioni Unite che ha istituzionalizzato la discriminazione contro lo Stato ebraico. Ungheria, Romania e Ucraina lo hanno capito e si sono dimesse dal Comitato diversi anni fa. Ora anche l'Ecuador ha seguito il loro esempio. In quanto amico di Israele, Kast dovrebbe assicurarsi che il Cile sia il prossimo a dimettersi.