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Gli accordi con l'Iran sono saltati. Avanti tutta. 14/04/2026

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Il Foglio Rassegna Stampa
15.04.2026 Le tre condizioni per un regime change in Iran. Intervista
Intervista di Fiammetta Martegani a Mehrdad Youssefiani

Testata: Il Foglio
Data: 15 aprile 2026
Pagina: II
Autore: Fiammetta Martegani
Titolo: «Le tre condizioni per un regime change in Iran. Intervista»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/04/2026, l'intervista di Fiammetta Martegani a Mehrdad Youssefiani dal titolo "Le tre condizioni per un regime change in Iran. Intervista".

Fiammetta Martegani - auteur, articles

Fiammetta Martegani

Tel Aviv. Lo scorso 31 marzo si è tenuto a Londra il primo incontro dell’Iran Freedom Congress (Ifc) che ha riunito oltre 250 esponenti dell’opposizione iraniana, tra cui attivisti, accademici e rappresentanti politici di diverse correnti ed etnie. Obiettivo principale: costruire un quadro condiviso per una futura transizione politica nell’Iran post-Repubblica islamica. Il Foglio ha intervistato Mehrdad Youssefiani, iraniano appartenente alla diaspora americana, fondatore dell’Ifc ed ex chief of staff del principe ereditario Reza Pahlavi: “Il mio punto di vista è in bilico tra i sentimenti che ho per la patria in cui sono nato e per quella che mi ha offerto rifugio politico. Tra quella che ha soffocato la libertà e la democrazia del mio popolo e quella che mi ha insegnato il significato di questi due valori. Nel corso del conflitto non dormivo pensando ai miei cugini a Teheran, ma anche al coraggio dei soldati americani, intenti a liberarli. Il cessate il fuoco era necessario, dopo 40 giorni di combattimenti. Ma per il popolo iraniano che attende la fine di 47 anni di dittatura, specie dopo l’uccisione di oltre 45.000 civili in meno di 48 ore durante le manifestazioni di gennaio, la percezione è quella di aver fatto un passo avanti e tre indietro”. Riguardo alla repressione, domandiamo a Youssefiani se la possibilità di un regime change è davvero qualcosa di ipotizzabile. “Affinché avvenga un cambio di regime sono necessarie almeno tre condizioni. Prima di tutto la perdita di legittimità dello stesso che, se già era instabile prima, nel corso di questo conflitto ha mostrato di esserlo più che mai. La seconda è l’interruzione della repressione. In tal senso, l’alto numero di defezioni dall’inizio del conflitto farebbe ben sperare, ma è un processo lento. Infine, la terza – e cruciale è quella di un’alternativa realistica. E’ necessario costituire un’opposizione coesa e inclusiva, che deve nascere all’interno del popolo iraniano e non può essere esportata, ne’ da altri paesi, ne’ dai sei milioni di iraniani della diaspora che, pur avendo un ruolo strategico e lobbistico fondamentale in questo momento storico di transizione, non possono rappresentare una nazione in cui non vivono più da decenni e che, da allora, è cambiata incredibilmente, con 90 milioni di abitanti di etnie, religioni e correnti politiche differenti: dai monarchici ai repubblicani, dai progressisti ai conservatori. Lo spettro politico iraniano è ricco di sfumature come quelle di un tappeto persiano. Per questo solo un’‘opposizione arcobaleno’ può essere una valida alternativa al regime attualmente al potere. La costruzione di una coalizione è un aspetto strategico cruciale che ha mostrato il suo successo in molte democrazie, incluse l’Italia e Israele. Dobbiamo guardare a questi modelli se vogliamo proporre un’alternativa realistica. Questo è emerso principalmente nel congresso che si è svolto a Londra, con un’attenzione particolare verso il quadro internazionale, poiché la stabilità dell’Iran ha implicazioni per la sicurezza regionale e globale. Per questo l’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele è stata fondamentale, perché ha sollevato la questione della legittimità della Repubblica islamica, da troppo tempo ignorata dal mondo occidentale. Questa guerra ha svolto un ruolo di acceleratore, mostrando come l’Ircg sia solo un vecchio pugile, sopravvissuto a 15 round, che ormai non è più in grado di continuare a combattere e rischia di non riuscire nemmeno a tornare a casa intero. A meno di rinunciare alle sue istanze fondamentaliste, guidate dall’ideologia del martirio, dedicandosi ai bisogni del popolo. Con 3.000 anni di civiltà alle spalle – conclude Youssefiani – un giorno guarderemo a questi 47 anni bui solo come a un triste paragrafo nel libro del popolo persiano. In questa storia affascinante, non possiamo dimenticare il ruolo cruciale che ha avuto il popolo ebraico, giunto in Persia mille anni prima dell’Islam. Non possiamo non pensare a un’alleanza con Israele, paese promotore – assieme agli Stati Uniti – degli Accordi di Abramo, necessari per una pacificazione della regione profonda e duratura”.

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