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Libero Rassegna Stampa
14.04.2026 Da Zucchero alla Albanese spopolano i vip dell’odio contro Israele
Commento di Giovanni Sallusti

Testata: Libero
Data: 14 aprile 2026
Pagina: 16
Autore: Giovanni Sallusti
Titolo: «Da Zucchero alla Albanese spopolano i vip dell’odio contro Israele»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 14/04/2026, a pag. 16, il commento di Giovanni Sallusti dal titolo "Da Zucchero alla Albanese spopolano i vip dell’odio contro Israele"

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Giovanni Sallusti

La forma più tipica dell’ideologia contemporanea è da tempo, diciamo pure dal 7 ottobre 2023, quel racconto furbetto, copia&incollato, a rischio zero e fatturato alto, che assicura la totale empatia con “l’ebreo” in quanto tale, l’ebreo disincarnato o al massimo ricordato a reti unificate una volta all’anno, salvo poi individuare la fonte di tutti i guasti, di tutte le devastazioni, di tutto il Male del mondo... Nello Stato degli ebrei. Per carità non chiamatelo antisemitismo, anzitutto perché vi aggrediscono mediaticamente e giudiziariamente, in secundis perché in effetti siamo fuori dai bordi dell’ideologia novecentesca, dura e dichiaratamente totalitaria. Siamo in quel terreno obliquo, programmaticamente perbene, ormai perfino pop che chiamano, per coccolare le coscienze, “antisionismo”. Vuoi timbrare il cartellino per l’accesso alla società dello spettacolo, direttamente nel settore vip, vippastri & assortiti? Vuoi un rimbalzo assicurato nelle agenzie, con a ruota citazione del nuovo concerto, del nuovo libro, delle nuove, vecchissime, idee? La Storia che si sta svolgendo in diretta ti offre il bersaglio perfetto: quel piccolo Stato intento a combattere contro chi vuole cancellarlo dal mappamondo. La sintesi di questo racconto bozzettistico l’ha offerta Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, in un’intervista all’Ansa per il nuovo tour di primavera- estate: «Non sono contro gli ebrei, m asono arrabbiato e l’ho detto a molti amici ebrei: non potete continuare a sostenere una nazione guidata da un criminale, fate qualcosa!». È tautologico, che Netanyahu sia un criminale, mentrenonvengononeanche citati i “criminali” (sgozzatori di bambini, massacratori di civili e simili galantuomini nazi-islamici) che gli si contrappongono. Main un colloquio col Fatto Quotidiano, il cantautore è andato oltre, ha evocato il vero motivo per cui gli artisti sarebbero restii a «esporsi» contro le malefatte sioniste (tesi strampalata contraddetta quotidianamente, dal Premio Oscar giù giù fino alle schitarrate di Ghali). E, stando al puro significato letterale delle parole, è un motivo che non sarebbe spiaciuto al dottor Goebbels: «Non capisco perché c’è tutta questa paura nei confronti di Netanyahu. Forse perché l’80% del music-business mondiale è degli ebrei? Non voglio fare nessuna polemica ma solo avviare una riflessione». Certo, un semplice aggiornamento del Protocollo dei Savi di Sion all’industria discografica. Le posizioni ostili nei confronti di Israele (sì, andiamo di eufemismo) sono invece valse addirittura un murale celebrativo a Nostra Signora dei Pro- Pal di tutte le latitudini: Francesca Albanese. L’opera è stata realizzata su un palazzo del quartiere Barra di Napoli e porta il titolo di una famosa canzone di Enzo Avitabile: Tutt’ egual song’ ’e criature (anche i bambini dei kibbutz decapitati dalle belve di Hamas, deduciamo, ma è sicuramente pleonastico). L’autore, lo street-artist Ciro Cerullo detto Jorit, ha aggiornato il concetto di apologia, parlando della Relatrice speciale. «È donna coraggiosissima e per questo viene attaccata ogni giorno dagli uomini più potenti della terra ed in particolar modo da tutta la lobby» rullo di tamburi… ma ovviamente «sionista»! È un manicheismo tanto grezzo quanto efficace, dove il cattivo è sempre «l’entità sionista», come direbbero gli ayatollah teocratici mai sfiorati dagli strali della bella gente (anzi, copiati espressamente nelle parole d’ordine). Postilla di colore: Greta Thunberg, transitata senza soluzione di continuità dal talebanismo green al fondamentalismo pro-Pal, ha dichiarato di non sentirsi più “sicura” in Svezia, e di voler abbandonare il Paese natale: «Il mio piano è di vivere con uno zaino e dormire sul pavimento delle cucine di amici». Sarà sufficiente per sopravvivere alla caccia della spietata lobby (non diciamo quale perché ormai lo sapete)?

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