Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Israele esclude la Spagna socialista dal progetto per la ricostruzione di Gaza Cronaca di Carlo Nicolato
Testata: Libero Data: 11 aprile 2026 Pagina: 12 Autore: Carlo Nicolato Titolo: «Israele esclude la Spagna socialista dal progetto per la ricostruzione di Gaza»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 11/04/2026, a pag. 12, la cronaca di Carlo Nicolato dal titolo "Israele esclude la Spagna socialista dal progetto per la ricostruzione di Gaza"
Carlo Nicolato
Israele ha escluso la Spagna dal Centro di coordinamento civile-militare per Gaza, responsabile del monitoraggio della situazione nella Striscia, della gestione dell'ingresso degli aiuti umanitari e della preparazione per il futuro dell’area ancora controllata da Hamas. La decisione è arrivata dopo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo che il premier spagnolo Sanchez ha deciso di riaprire l’ambasciata a Teheran mentre il mese scorso aveva di fatto chiuso quella spagnola in Israele, richiamando il proprio ambasciatore. Una duplice mossa che anche in termini diplomatici è un chiaro messaggio di ostilità contro il quale il governo israeliano non poteva non reagire. Nel comunicare il provvedimento il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha spiegato che il provvedimento è dovuto «all'ossessione anti-israeliana del governo di Pedro Sánchez» e al «grave danno arrecato agli interessi di Israele e degli Stati Uniti». Ma è stato il Primo Ministro Benjamin Netanyahua ad assumersi la piena responsabilità della decisione, in un videomessaggio in cui ha avvertito che «Israele non rimarrà in silenzio di fronte a coloro che ci attaccano». Sono due anni e mezzo di vessazioni diplomatiche da parte di Madrid. Bibi accusa la Spagna di aver diffamato le Forze di Difesa Israeliane, da lui definite «i soldati dell'esercito più morale del mondo». «Ho dato istruzioni di ritirare i rappresentanti spagnoli dal centro di coordinamento di Kiryat Gat, dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di schierarsi contro Israele», ha dichiarato il primo ministro chiarendo che tale provvedimento non è solo una misura amministrativa, ma riflette piuttosto uno schema politico in cui non c’è posto per chi si mette contro Israele. «Chiunque attacchi lo Stato di Israele invece dei regimi terroristici, chiunque faccia questo, non sarà nostro partner nel futuro della regione» ha chiarito ancora, «non sono disposto a tollerare questa ipocrisia e questa ostilità. Non intendo permettere a nessun Paese di intraprendere una guerra diplomatica contro di noi senza pagarne immediatamente le conseguenze». Il ministro Gideon Saar ha poi spiegato che quello di Sanchez è un pregiudizio talmente grave «da avergli fatto perdere ogni capacità di agire in modo costruttivo nell'attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel CMCC che opera nell'ambito di tale piano». Per quanto riguarda invece i negoziati con il Libano, ieri è emerso che il primo incontro si terrà martedì presso il Dipartimento di Stato americano e saranno presenti l'ambasciatrice libanese Nada Hamadeh-Moawad, quello israeliano a Washington Yechiel Leiter e quello statunitense a Beirut Michel Issa. La decisione per l’avvio dei negoziati con il Libano è stata presa da Netanyahu giovedì con il dichiarato obiettivo di disarmare Hezbollah e raggiungere un accordo di pace completo tra i due Paesi. Mai terroristi filoiraniani hanno continuato anche ieri a colpire Israele con razzi e droni, in particolare la Galilea a Baana e Deir al-Assad, dove un edificio è stato danneggiato. Un riservista dell’Idf è invece rimasto gravemente ferito in un attacco con un drone nel sud del Libano. Il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato Israele di aver attaccato un edificio governativo nella città meridionale di Nabatieh uccidendo 13 membri delle forze di sicurezza statali.
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