sabato 11 aprile 2026
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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Foglio Rassegna Stampa
11.04.2026 Chi guida i negoziati tra Israele e Libano a Washington
Analisi di Priscilla Ruggiero

Testata: Il Foglio
Data: 11 aprile 2026
Pagina: XVII
Autore: Priscilla Ruggiero
Titolo: «Chi guida i negoziati tra Israele e Libano a Washington»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/04/2026, a pag. XVII, l'analisi di Priscilla Ruggiero dal titolo "Chi guida i negoziati tra Israele e Libano a Washington"

 

 Priscilla Ruggiero - Premio Roberto Morrione per il giornalismo  investigativo

Priscilla Ruggiero

 

Roma. Dall’inizio del cessate il fuoco, poco più di una decina di navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, che di fatto continua a essere chiuso: il regime iraniano non ha “altre carte da giocare” se non l’“estorsione” a Hormuz, ha detto ieri Trump, minacciando attacchi più intensi nel caso di mancato accordo: “L’unica ragione per cui sono ancora in vita, oggi, è negoziare”, ha scritto. Mentre il vicepresidente americano J. D. Vance era in viaggio per il Pakistan per tenere i negoziati tra Stati Uniti e Iran, il vicepresidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf – che assieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi è a capo della delegazione iraniana – ha puntualizzato che una precondizione dei colloqui sono il cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati, “due delle misure concordate reciprocamente tra le parti che devono essere ancora attuate”. Quando giovedì, dopo la giornata più sanguinosa per il Libano dall’inizio della guerra, il primo ministro israeliano aveva annunciato di aver dato istruzioni per dei colloqui diretti con il governo libanese, era stato però chiaro: nessun cessate il fuoco,Israele “continua a colpire Hezbollah con grande forza” e “non si fermerà finché non avremo ripristinato la vostra sicurezza”, ha detto in un messaggio indirizzato ai residenti del nord di Israele. Fonti americane e israeliane hanno raccontato alla Cnn che poco prima dell’annuncio dei colloqui, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe avuto una telefonata “tesa” con Netanyahu, almeno la terza in una settimana tra i due leader in cui “il Libano è stato un tema centrale”. Netanyahu avrebbe fatto pressioni su Trump per lasciare il Libano separato dall’accordo di cessate il fuoco con Teheran, e infatti secondo diverse indiscrezioni il dossier libanese sarebbe separato dall’Iran e di competenza dell’ufficio del segretario di stato americano Marco Rubio, che ieri ha coordinato una prima riunione telefonica tra delegazioni per organizzare il primo round di negoziati che si dovrebbe tenere martedì a Washington, presso il dipartimento di stato. Acapo delle delegazioni libanese, israeliana e statunitense, saranno l’ambasciatrice libanese a Washington Nada Hamadeh-Moawad, l’ambasciatore israeliano a Washington Yechiel Leiter e l’ambasciatore statunitense a Beirut Michel Issa. Nada Hamadeh-Moawad è stata nominata ambasciatrice del Libano nel giugno scorso durante la Guerra dei dodici giorni, ha lavorato alla Banca mondiale occupandosi di debito pubblico, inflazione e sicurezza alimentare un approccio finanziario. Ha collaborato con il primo ministro libanese sulle politiche di ripresa economica, e agli investimenti diretti esteri, sin dalla sua nomina è stato chiaro che il suo approccio fosse finalizzato alla stabilizzazione economica del Libano e il coinvolgimento internazionale: è la prima libanese a partecipare a colloqui diretti con Israele. Anche l’ambasciatore americano in Libano, Michel Issa, è un economista, uomo d’affari ed ex banchiere, è stato nominato da Trump nel marzo 2025: i due condividono la passione per il golf e sarebbe proprio a un torneo di golf che Issa avrebbe chiesto personalmente al presidente americano quella che dopo la sua nomina ha definito “la sfida più difficile della sua carriera”, cioè il disarmo di Hezbollah, non un’opzione ma “una necessità per salvaguardare la sovranità libanese”. E’ nato a Beirut, per ricoprire il ruolo ha rinunciato alla cittadinanza libanese ma parla fluentemente l’arabo e il francese e durante la cerimonia di giuramento ha detto: “Il Libano non ha mai abbandonato il mio cuore”. Se l’ambasciatore americano in Libano è un fedelissimo di Trump, lo stesso si può dire per quello israeliano a Washington, Yechiel Leiter, nominato a inizio 2025, due giorni dopo l’elezione di Donald Trump. Leiter è stato consigliere politico dell’ex primo ministro Ariel Sharon e capo di gabinetto di Netanyahu quando era ministro delle finanze sotto la guida di Sharon, di destra e convinto sostenitore degli Accordi di Abramo. Ha seguito i negoziati con la Siria e poco dopo l’annuncio dei negoziati con il Libano ha risposto al ministro della difesa pachistano Khawaja Asif che aveva parlato di “genocidio” in Libano mentre si preparavano colloqui di pace a Islamabad: “Gli ayatollah gridavano ‘Morte a Israele’ e ora un cosiddetto ‘mediatore’ ripete lo stesso slogan. Signor Asif, lei non è un mediatore. (...) Israele è destinato a rimanere. Su questo non si negozia”.


lettere@ilfoglio.it

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