Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di articoli israeliani dal titolo "Il drastico indebolimento politico e militare di Hezbollah apre la strada per una pace fra Israele e Libano che era impossibile finché Beirut era succube del regime iraniano".

Armi Hezbollah trovate dalle Forze di Difesa israeliane dentro abitazioni civili nel villaggi del Libano meridionale
Scrive Yossi Yehoshua: Intavolare negoziati diretti con il Libano è una scelta sia giustificata sia potenzialmente positiva.
Il Libano non è uno stato sciita e non ha un governo jihadista. Israele e Libano condividono interessi comuni. Colloqui diretti, indipendenti dall’Iran, potrebbero recidere il legame tra Teheran e Beirut e nel tempo indebolire Hezbollah.
Il modello che funziona in Medio Oriente è esercitare un’azione militare decisiva combinata con un’azione diplomatica condotta da posizioni di forza.
A lungo termine, il Libano potrebbe persino entrare a far parte di quadri di cooperazione come gli Accordi di Abramo. Per il Libano, i legami con gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita sono più importanti del suo rapporto con l’Iran.
Dopo aver preso il potere in Iran nel 1979, l’idea guida dell’ayatollah Ruhollah Khomeini era quella di esportare la Rivoluzione Islamica.
Ci vollero più di dieci anni perché Hezbollah diventasse una forza militare dominante in Libano negli anni ’90. Negli anni Duemila Qassem Soleimani, stretto alleato della Guida Suprema Ali Khamenei, fu incaricato di rafforzare ulteriormente Hezbollah per minacciare e intimidire Israele e consentire all’Iran di perseguire il programma nucleare sfruttando tale deterrenza.
Hezbollah è cresciuto fino a diventare una forza di primaria importanza, con circa 150.000 razzi e missili di vario tipo che minacciavano Israele, con una capacità di lancio che era oltre 10 volte la sua capacità attuale: anziché 200 razzi al giorno, era in grado di lanciarne 3.000 o più. Uno scenario da incubo per Israele.
Per questo, nel corso degli anni diversi esponenti dell’establishment della difesa israeliana hanno sostenuto la necessità di una campagna preventiva contro Hezbollah, dopo la quale il programma nucleare iraniano avrebbe potuto essere affrontato senza farsi paralizzare dalla minaccia deterrente del gruppo jihadista libanese.
Quei piani alla fine si sono ribaltati: invece di essere Hezbollah a dissuadere Israele dall’attaccare l’Iran, ora è l’Iran che cerca di proteggere i suoi gregari Hezbollah in Libano.
Adesso bisogna alterare anche quel capovolgimento.
L’operazione Northern Arrows (l’intervento israeliano contro Hezbollah in Libano dall’operazione cercapersone del settembre 2024 al cessate il fuoco del novembre 2024 ndr) ha conseguito risultati significativi, facendo arretrare Hezbollah dal confine di Israele e riducendo il suo arsenale a una cifra stimata tra 10.000 e 15.000 razzi.
L’operazione ha considerevolmente migliorato la situazione della sicurezza. Ma come viene spesso sottolineato, le organizzazioni terroristiche non possono essere smantellate del tutto. Tuttavia, è certamente possibile creare una realtà migliore e più sicura.
I successi sul campo di battaglia contro Hezbollah, uniti a negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, creano una provvidenziale opportunità per intraprendere colloqui diretti ed efficaci con il Libano.
L’obiettivo è chiaro: dopo la caduta del regime di Assad in Siria e la scomparsa del corridoio terrestre continuo tra Teheran e Beirut, è tempo di recidere anche il loro asse diplomatico.
Il Libano cerca una strada diversa. L’Iran ha usato Hezbollah per imporre la propria influenza nel paese, e questo vincolo deve essere spezzato.
La combinazione di azione militare e azione diplomatica rappresenta una reale opportunità da non perdere. E tale azione deve proseguire anche sotto il fuoco nemico, seppure in modo limitato.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno ridotto i raid aerei e da ieri [giovedì] hanno circoscritto le operazioni di terra.
In questa fase, non si deve permettere a Hezbollah di ristabilire il suo meccanismo deterrente, che teneva sotto scacco Israele e lo stesso Libano.
Israele deve continuare a ricacciare le minacce alle sue comunità civili settentrionali tramite manovre limitate ma energiche, operazioni aeree mirate su basi e cellule terroristiche, eliminazione degli operativi del gruppo terrorista.
Il controllo del territorio fino al fiume Litani, anche solo parziale mediante controllo aereo, costituisce una forte leva negoziale nelle trattative sul disarmo di Hezbollah.
Naim Qassem (succeduto ad Hassan Nasrallah alla testa di Hezbollah ndr) è deliberatamente entrato in questa guerra [il 2 marzo], non per sparare qualche colpo simbolico bensì con una strategia più ampia.
Oltre ai lanci di razzi, ha schierato circa 1.000 uomini della Forza Radwan a sud del fiume Litani per condurre azioni di guerriglia e potenziali incursioni nelle comunità civili israeliane.
Naim Qassem ha mutuato da Nasrallah la logica della “equazione” (su azioni e reazioni ndr): un approccio a lungo termine volto a ricostruire la minaccia deterrente contro Israele.
Il suo obiettivo era quello di modificare le “regole di ingaggio” stabilite dal novembre 2024, in base alle quali Israele colpisce per impedire la ripresa di Hezbollah (vietata dall’accordo di cessate il fuoco ndr) e Hezbollah deve astenersi dal reagire.
Israele non deve permettere un ritorno al modus operandi precedente. Se ciò accadesse, non si potrebbe garantire una migliorata sicurezza nel nord di Israele né una vera prospettiva di pace fra Israele e Libano.
(Da: YnetNews, israele.net, 10.4.26)
Scrive Avi Issacharoff: È improbabile che la decisione di avviare negoziati con il governo libanese su pace e disarmo di Hezbollah produca l’esito sperato. Non ci si aspetta infatti che il gruppo sciita si disarmi spontaneamente.
Ciononostante, si tratta di una mossa importante e positiva.
Anche se è improbabile che Hezbollah rinunci alle sue armi, i negoziati con il governo di Beirut potrebbero portare a significativi vantaggi diplomatici, a cominciare dal generare una notevole pressione interna e internazionale su Hezbollah affinché consegni le armi all’esercito libanese, qualificandolo come il responsabile di un’eventuale escalation, in caso di fallimento dei colloqui.
Fin dalla sua fondazione, Hezbollah è stata l’unica fazione in Libano a rifiutarsi di deporre le armi, persino dopo l’accordo di Taif del 1989 che pose fine alla guerra civile libanese.
All’epoca, grazie alla mediazione saudita, tutte le milizie accettarono di consegnare le armi allo Stato ad eccezione di Hezbollah e forse alcuni gruppi minori.
Nel corso del tempo, Hezbollah si è evoluto in una forza militare indipendente, separata dallo Stato libanese, essenzialmente fedele all’Iran e alla comunità sciita.
Ha inoltre investito molto nella comunicazione per spacciarsi come il “vero difensore” del Libano.
La cooperazione tra Hezbollah ed esercito libanese è aumentata nel corso degli anni, in gran parte grazie alla profonda influenza del gruppo sulle istituzioni statali, comprese le nomine dei vertici militari.
In pratica la nomina di un capo dell’esercito libanese richiedeva l’approvazione di Hezbollah, e persino le posizioni di comando in aree sensibili, come l’aeroporto di Beirut, necessitavano del suo consenso.
Negli ultimi anni, tuttavia – in particolare dopo che Israele nel settembre 2024 ha colpito la dirigenza di Hezbollah e i suoi sistemi di comunicazione e missilistici – la caduta di Bashar al-Assad in Siria e il calo del sostegno regionale hanno indebolito Hezbollah politicamente.
Solo grazie a questi sviluppi il Libano ha potuto eleggere un presidente e un primo ministro contrari alla continua esistenza del gruppo come organizzazione armata.
Ciononostante, anche nel suo momento di maggiore debolezza politica Hezbollah ha resistito alle pressioni interne libanesi per disarmarsi. È tuttora più forte dell’esercito libanese, il che limita la capacità del governo di imporsi.
Anche dopo il cessate il fuoco con Israele del novembre 2024, l’esercito libanese ha tentato, seppur in modo limitato, di smantellare le infrastrutture di Hezbollah nel sud del paese, ma non è riuscito a intraprendere azioni significative contro le sue principali capacità operative.
In definitiva, Hezbollah opera sotto la direzione e il finanziamento dell’Iran.
È improbabile che Teheran acconsenta al suo disarmo. Il regime iraniano probabilmente preferirebbe una guerra civile in Libano piuttosto che rinunciare alle armi di Hezbollah: uno scenario ampiamente temuto in tutto il Libano.
Tuttavia, l’avvio di negoziati con il Libano potrebbe innescare pressioni politiche all’interno del paese e intensificare le critiche a Hezbollah.
La maggior parte dei cittadini libanesi, in particolare quelli non sciiti, non desidera una guerra con Israele e preferirebbe un accordo di pace.
È probabile che queste voci si facciano più forti una volta iniziati i colloqui.
(Da: YnetNews, israele.net, 10.4.26)
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