Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "La nostra drôle de guerre"

Giulio Meotti

Se un loro drone vale più della nostra portaerei più costosa, il regime islamico guadagna tempo, Trump scopre i limiti del cielo senza scarponi e l’Europa rivela tutta la sua vile nudità strategica
L’ho scritto un mese fa: “Per ‘vincere’ tutto ciò che la Repubblica Islamica dell’Iran deve fare è sopravvivere. E al momento, stanno sopravvivendo”.
Chi sperava in un Iran senza la dittatura islamica, senza l’arricchimento dell’uranio e senza i missili balistici che possono colpire Roma e Parigi deve aspettare.
Due settimane è il tempo che Donald Trump sotto pressione interna e mondiale si è dato per trattare con la Repubblica Islamica. Nessuno conosce termini iniziali o esiti di questa trattativa.
Ma passare dalle minacce di “annichilimento” a trattare a Islamabad con i mullah del Doudecimano non è il massimo.
Hanno ucciso la Guida Suprema padre e reso un fantasma il figlio.
Hanno eliminato decine di figure chiave del regime, a piacimento, dove, chi e quando volevano.
Hanno distrutto la Marina iraniana.
Hanno degradato le loro scorte missilistiche.
Hanno assunto il controllo dei cieli iraniani che neanche Ryanair con le low cost.
Stati Uniti e Israele avrebbero dovuto fermarsi soltanto a regime changecompiuto.
Ma queste sono le buone notizie. Poi ci sono quelle meno buone.
Il miglior commento è su Israel Hayom:
“Ciò che sappiamo è che si tratta di una tregua destinata a consentire negoziati. Include l’interruzione degli attacchi contro l’Iran. L’Iran dovrebbe riaprire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Ma vari rapporti hanno indicato che all’Iran, e persino all’Oman dall’altra parte dello stretto, potrebbe essere permesso di riscuotere pedaggi di transito. Gli americani hanno rinunciato a richieste relative al programma nucleare e missilistico. La questione nucleare è uno dei più grandi punti interrogativi. Secondo le affermazioni di Trump, la soluzione consiste nel seppellire l’uranio arricchito e impedire all’Iran di accedervi. La minaccia missilistica non è stata eliminata, ma significativamente ridotta. I timori di centinaia di missili al giorno hanno lasciato il posto a lanci sporadici. La consapevolezza che sarebbe stato impossibile prevenire completamente il fuoco missilistico dall’Iran è una delle ragioni per raggiungere un accordo. I danni della guerra sono stimati in decine, persino centinaia, di miliardi di dollari. La loro economia è distrutta, intere industrie cancellate, centinaia di figure di alto livello da Khamenei in giù eliminate, eppure il regime è riuscito a sopravvivere e inizierà immediatamente la ricostruzione. Se riuscirà a ottenere un accordo che includa la rimozione delle sanzioni, si consoliderà per generazioni. Un’altra grande domanda è come agirà Trump se l’Iran rifiuterà di accettare le richieste degli USA. Washington non sta proiettando una grande voglia di tornare a combattere. Dalle parti di Israele si direbbe: un’altra vittoria così e siamo finiti”.
Gli spiriti compassionevoli d’Occidente denunciavano una “escalation”. Come se 440 chili di uranio arricchito al 60 per cento nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione non fossero una minaccia per l’intero pianeta. E quand’anche lo Stretto di Hormuz non fosse stato liberato, per loro, il partito del caro benzina, era robbetta rispetto al “diritto internazionale”.
Cosa bisognava fare per loro? Andarci coi guanti, col dialogo, con la diplomazia, e negoziare, tazza di tè alla menta in mano. Ma ora che negoziano, tutti che irridono la fine delle ostilità ordinata da Trump.
L’egiziano Sawiris è preoccupato: “Non capisco questo accordo di cessate il fuoco, non include i paesi del Golfo? L'America si è sfilata e ha lasciato i paesi del Golfo e il Libano al loro destino? Un accordo ambiguo, strano, poco chiaro, che si può interpretare solo come una vittoria per il regime iraniano, e in particolare per lo stretto di Hormuz, che era un passaggio internazionale aperto prima della guerra e ora è stato riconosciuto come sotto la dipendenza dell'Iran! È vero, chi si copre con l'America resta nudo...”.
Neanche io considero “aprire lo Stretto di Hormuz” un obiettivo di guerra, visto che Hormuz era aperto finché l’America e Israele non hanno cercato di spazzare via i reggenti di Allah in terra (ayatollah significa questo, “segno di Allah”).
Un mese fa e mezzo fa, l’Iran controllava il 4 per cento del petrolio mondiale. Ora controllano, di fatto, il 20 per cento. Il che significa che controllano più petrolio di quanto ne controlli l’America. E, dato che gli Stati Uniti usano tutto il loro petrolio internamente, significa che metà dei restanti 196 paesi dovranno fare affari con Teheran.
La guerra in Ucraina è uno di quei conflitti che hanno cambiato la natura della guerra, come la Prima Guerra Mondiale.
La Marina imperiale giapponese schierò quella che è riconosciuta come la prima portaerei, la Wakamiya. Da allora, il possesso di una portaerei è stato considerato il modo più semplice per valutare se un paese sia militarmente serio o meno.
Oggi nessun paese europeo, tranne la Charles De Gaulle francese che però si è dimostrata inutile a Hormuz, sono seri.
La saga della portaerei ammiraglia inglese, la HMS Queen Elizabeth, è rivelatrice. Avrebbe dovuto guidare un’esercitazione Nato al largo della costa norvegese. Ma il suo albero motore si è rotto.
Siamo davvero un Titanic…
Si dice che Trump sia rimasto sorpreso che il dispiegamento nella regione della portaerei Abraham Lincoln non abbia costretto gli iraniani a fare marcia indietro.
Dall’inizio delle ostilità, la Lincoln si è ritirata di oltre mille chilometri, perché ha capito che nell’era della guerra con i droni una portaerei è solo un grande bersaglio galleggiante. La portaerei più costosa del mondo, la USS Gerald Ford, è stata costretta, dopo un misterioso “incendio” nella lavanderia, a ritirarsi per manutenzione urgente a Spalato, sulla costa dalmata. Finora nessuna delle due portaerei si è rivelata minimamente rilevante per la guerra con l’Iran.
Ci sono stati più caduti americani a Panama e Granada: era soltanto una drôle de guerre?
La dittatura islamica ha scelto di marcire in piedi piuttosto che cadere in ginocchio. Per ora sembra esserci riuscita. Ma la putrefazione non si ferma. Avanza.
Teheran ha guadagnato tempo, controllo sul petrolio e narrazioni occidental-islamiche di “resilienza”. Ha perso alleati e sgherri, slancio nucleare e legittimità interna.
Washington ha scoperto i limiti drammatici della guerra aerea senza scarponi, tabù dopo Iraq e Afghanistan. Titanic Europa ha rivelato ancora una volta la sua viltà strategica.
Le basi militari americane nel Golfo sono tra le più costose del pianeta, eppure, come i campi di morte dell’Ucraina orientale, sono altamente vulnerabili a droni che costano poche migliaia di dollari. Risultato?
Gli attacchi iraniani hanno costretto le truppe USA a lavorare da remoto.
Chissà se si può conquistare l’isola di Kharg con una call su Zoom. Io preferisco il modo in cui lo mette NDTV: “Le truppe USA si trasferiscono in hotel dopo gli attacchi alle basi in Medio Oriente”.
E visto che il Golfo ha alcuni degli hotel più lussuosi del pianeta non è inconcepibile che il conto del room service per il personale americano evacuato costi più del drone iraniano che ha messo fuori uso la base.
Ironia a parte: le guerre non si vincono dal cielo….
Le notizie più positive vengono se immaginate di essere un ufficiale dell’intelligence iraniana di medio livello, dotato di talento, nel Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Hai accesso a fonti di notizie straniere. Hai letto dei libri in lingua inglese. Conosci il mondo. E conservi capacità di giudizio anche mentre sei leale al regime.
Come sta andando la guerra?
A leggere i resoconti sulla stampa occidentale, bene. Nonostante tutti i danni che Stati Uniti e Israele hanno inflitto ai vertici della leadership iraniana e alle sue capacità belliche, il regime è intatto, non piegato e ancora funzionale.
Non c’è stata sollevazione di massa, grazie alla brutale repressione che ha seguito il bagno di sangue di gennaio. 657 esecuzioni nel 2026 senza contare le migliaia di trucidati: sono 7 impiccagioni al giorno. Niente male, in tempi di guerra.
Chiudere lo Stretto di Hormuz, che ha richiesto uno sforzo militare minimo da parte dell’Iran, ha esercitato la massima leva sull’economia globale mentre ha aumentato le tue entrate petrolifere (quanto è fragile la “globalizzazione felice”). La guerra è impopolare negli Stati Uniti. I post sui social di Trump, pieni di venalità e volgarità, suonano sempre più caotici.
È stato un peccato che i due ufficiali dell’Aeronautica americana abbattuti la settimana scorsa sull’Iran siano riusciti a evitare la cattura, negandoti preziosi strumenti di scambio. Più promettente era la prospettiva che le bombe americane cadessero su obiettivi civili ed è per questo che i tuoi superiori hanno spinto gli iraniani a formare catene umane intorno alle centrali elettriche. Sei abbastanza intelligente da capire la crudeltà della tattica stile Hamas a Gaza, ma anche abbastanza cinico da apprezzarne il potenziale efficacia.
Osservi i paesi europei e ti compiaci: molti europei hanno negato le basi agli americani e chi non lo ha fatto ha accettato di aprirle senza dirlo.
La “comunità internazionale” ha fatto il suo lavoro, come sempre.
E il ventre molle occidentale è sempre più molle: Netflix ha appena censurato un comico “islamofobo”. Le regole iraniane sul caso Rushdie…Il “mondo libero” preferisce ostentare ostilità verso Trump e Netanyahu. Mentre l’Islam viene respinto in Iran, conquista l’Europa molle e, in particolare, la Francia apatica.
Al momento della firma del cessate il fuoco tra due settimane, non si può dire cosa succederà. Ma mentre osservi la situazione attuale dell’Iran rispetto a quella di soli tre anni fa, sei sopraffatto da un senso di perdita.
I tuoi potenti amici a Gaza, Beirut e Damasco sono decimati, deposti o morti. Gli stati arabi vicini? Sempre più schierati con gli americani e i sionisti. Il tuo programma nucleare: ritardato di anni, se non per sempre. La tua economia: in una crisi ancora più profonda di quella che era prima della guerra, senza alcuna inversione di tendenza in vista. I tuoi leader più noti: morti. Il tuo stesso popolo: in attesa che la guerra e lo stato di emergenza finiscano per potersi nuovamente sollevare contro di te.
E sempre meno iraniani si dicono islamici. Il paradosso è constatare che questa resistenza al totalitarismo islamico non è sostenuta dalle opinioni pubbliche occidentali. E gli iraniani in rivolta, prigionieri di un Islam tentacolare, rimangono per il momento i dimenticati della guerra.
Certo, hai la consolazione che commentatori occidentali sofisticati pensino che tu stia vincendo e che in ogni caso l’Asse della Resistenza deve resistere a Stati Uniti e Israele, barattando tempo contro futuro.
Alla fine però hai letto abbastanza libri di guerra e storia da sapere che la “vittoria” non è di chi sopravvive due settimane in più, ma di chi comprende che la dittatura islamica che servi è un parassita ideologico che prospera sul caos che genera. Vero: chi sperava in un Iran libero, zoroastriano, laico e cristiano, dovrà aspettare. Ma la storia non concede cambiali in bianco a regimi che vivono solo di morte e di menzogna.
E in qualunque luogo ora tu ti stia nascondendo, questa è la sensazione. Dal buco in cui ti trovi, non sono di grande consolazione gli editoriali contro Trump e Israele della stampa italiana.
Quelli che tifano ogni giorno per la nostra drôle de guerre, come venne chiamato il preludio che precedette la caduta della linea Maginot, l’occupazione nazista della Francia e quella che lo storico Marc Bloch definirà la Strana disfatta.
Emmanuel Macron ha rifiutato il sorvolo della Francia agli aerei americani che trasportano armi verso Israele. Questi atti di appeasement hanno permesso a Cécile Kohler e Jacques Paris, agli arresti a Teheran, di rientrare a Parigi questo mercoledì. Il pacifismo e la resa pagano….La Francia ufficiale, con i suoi salamelecchi all’Islam politico, ha perso il gusto della libertà.
Un altro esempio?
La Spagna del socialcomunista Sánchez, idolo del PD e di Conte e che ha impedito agli Stati Uniti di usare le basi, nei giorni scorsi aveva già ottenuto dall’Iran il permesso di passare da Hormuz.
Intanto, nella Spagna pacifista, il nostro fronte interno continua a crollare….
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