La tregua vista dalle monarchie del Golfo
Analisi di Mattia Preto

Mattia Preto
La tregua tra Stati Uniti e Iran rappresenta un passaggio cruciale per capire se la Repubblica islamica riuscirà a trovare un accordo con Trump e rimanere al potere o proseguire nello scontro con Usa e Israele. Tuttavia, mentre l’attenzione resta concentrata sull’Iran, un elemento destinato a incidere profondamente sugli equilibri regionali riguarda le reazioni delle monarchie del Golfo, duramente colpite dagli attacchi del regime iraniano.
Tra queste, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, tra i primi firmatari degli Accordi di Abramo, hanno subìto le offensive più intense. Dall’inizio del conflitto, gli Emirati hanno visto indirizzati sul proprio territorio oltre 2.200 droni e più di 500 missili iraniani, mentre il Bahrein è stato attaccato da 508 droni e 194 missili provenienti dal regime iraniano.
Gli attacchi non si sono fermati neppure dopo l’entrata in vigore della tregua. Anche Arabia Saudita, Qatar e Kuwait sono stati coinvolti, affrontando decine di droni e missili, che hanno portato il bilancio a 94 droni e 30 missili provenienti dall’Iran e diretti verso il Golfo. Questa discrepanza tra diplomazia iraniana e ala militare del regime mostra come il coordinamento interno del regime sia sempre più diviso.
La violazione della tregua ha irritato profondamente le monarchie del Golfo, spingendole ad allontanarsi ulteriormente dall’orbita iraniana e a rafforzare il legame con Israele e Stati Uniti. Secondo l’analista kuwaitiano Dhafer Al-Ajmi, Teheran manda segnali diretti a Washington, colpendo infrastrutture civili nella regione, dimostrando la volontà di prendere di mira i punti nevralgici del funzionamento dei Paesi del Golfo. Sulla stessa linea, il portavoce del Ministero della Difesa kuwaitiano, Saud Al-Atwan, ha confermato l’intercettazione di numerosi droni diretti verso infrastrutture strategiche, tra cui impianti petroliferi, centrali elettriche e strutture per la desalinizzazione. L’Iran non vuole solo paralizzare il commercio marittimo tramite lo Stretto di Hormuz ma anche le monarchie della penisola arabica.
Il conflitto ha quindi alimentato un clima di forte insicurezza tra i Paesi del Golfo, mettendo in discussione anche quelle relazioni tradizionalmente stabili, come nel caso del Qatar, storicamente incline a mantenere canali aperti con Teheran ma comunque colpito dalle operazioni militari. In questo contesto, le monarchie cercano ora una posizione comune capace di tutelare sicurezza e interessi strategici, e queste posizioni sono sempre più in linea con l’asse israelo-americano.
Sempre più percepito come un attore coercitivo, Teheran ha ormai compromesso definitivamente i rapporti con i vicini. La prospettiva di un Iran ancora forte rappresenta una minaccia per gli equilibri di Arabia Saudita, Qatar, EAU, Bahrein e Kuwait. Il blocco dello Stretto di Hormuz e il ricorso a strumenti come le mine marittime confermano la volontà dell’Iran di mantenere un ruolo dominante nella regione a discapito delle monarchie del Golfo.