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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Giornale Rassegna Stampa
10.04.2026 Israele non si fida dei terroristi sciiti. È una questione di sopravvivenza
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 10 aprile 2026
Pagina: 16
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Israele non si fida dei terroristi sciiti. È una questione di sopravvivenza»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 10/04/2026, a pag. 16, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo "Israele non si fida dei terroristi sciiti. È una questione di sopravvivenza"

 

 
Fiamma Nirenstein

Dunque, Israele accetta di discutere discutendo un cessate il fuoco col governo libanese che non ha mantenuto l’accordo del 2024 di disarmare e spostare dal confine gli Hezbollah, oltre il fiume Litani.  È un gesto di concordia certo dedicato a Trump e al suo prossimo incontro di Islamabad. Difficile immaginare che il governo del Libano, che voleva cacciare l’ambasciatore iraniano e non c’è riuscito, possa garantire una pace col proxy shiita più bellicoso. È chiaro che in difficoltà, esso conta sul mondo che spinge verso la pace, e ignora la pertinace volontà degli Hezbollah di combattere per il loro signore e padrone, l’Iran. È un ordine da Teheran, ma gli Hezbollah hanno una loro feroce storia di aggressione, che sembra in questi giorni dimenticata nella fame di silenzio, di pace. Ma la guerra fra Israele e Libano è epica, vuole una soluzione per la vita e per la morte, non chiacchere: ci sono seicentomila cittadini israeliani che non vivono più nelle loro case, privati del lavoro e della scuola per i figli, ci sono da ieri centinaia di morti di cui la grande maggioranza membri di Hezbollah, ma anche cittadini intrappolati nella guerra, e soldati israeliani di vent’anni che perdono la vita combattendo contro il proxy che in nome dell’Iran lancia uno dei suoi 250mila missili, o un drone.
Fino al fiume Litani, da confine in su, è un terreno punteggiato di ingressi di gallerie per contenere armi e provviste per quell’invasione di Israele che gli hezbollah hanno cercato di attuare il giorno dopo il 7 ottobre del 2023. La milizia terrorista sciita lanciò un’offensiva che avrebbe dovuto chiudere Israele in un sandwich mortale, e solo l’audacia nell’affrontare su due fronti, in stato di shock, la distruzione jihadista impedì il disastro. Nel 2024 con un accordo il governo libanese avrebbe dovuto disarmare gli hezbollah e spostarli dal confine, e niente è accaduto. 
La gente di Israele è stata bombardata ogni giorno, non può dormire a casa. Lo Stato deve far tornare i cittadini a casa, smobilitare i terroristi che usano massicciamente missili e droni. Netanyahu ha detto che è d’accordo sui colloqui col Libano. Hezbollah è il figlio primogenito dell’odio iraniano contro Israele e tutto l’occidente, il più attivo dei tentacoli shiiti. Nel 2003 ebbe luogo a Stoccolma una conferenza sunnita dei Fratelli Mussulmani: lo sceicco Yussuf El Qradawi asserì che la jihad contro Israele era una jihad necessaria. Nella tradizione shiita la jihad è una libera opzione: qui, fu ritenuta obbligatoria per “liberare il territorio dagli stranieri”. Hezbollah già negli anni 80, scelgono Khomeini come fonte della loro dottrina politica, considerarono il governo libanese illegittimo, ricevettero soldi e armi dall’Iran e batterono Amal, che appoggiava la dominazione siriana. Fra i tre obiettivi di Hezbollah c’è “liberare Gerusalemme”, la scelta della guerra si incrocia col controllo politico del Libano. Mentre costruivano una rete mondiale di traffico di droga e traffici vari, gli hezbollah disegnano una mappa e un calendario mondiale del terrore, l’attacco dell’83 con 300 morti alle caserme dei marines a Beirut, gli attentati di Buenos Aires nel 91 e nel 93, 29 e 85 morti al centro ebraico AMIA, rapimenti come sistema di guerra, interventi sanguinari a fianco di Bashar Assad in Siria, scatenamento della guerra nel 2006 con rapimenti e assassini, e sempre l’incessante pioggia di missili su Israele. 
La conquista del terreno nazionale si è avvalsa di grandi organizzazioni caritative finanziate dall’Iran, e di omicidi: il più importante, per il quale c’è stata una sola condanna, quello del Presidente Rafik Hariri con altre 21 persone nel 2005. Poi l’occupazione militare di Beirut nel 2008, e la storia prosegue nel dominio e il terrore fino ad oggi. Il Libano non ne può più. La leadership di Nasrallah superava qualsiasi altra nel mondo jihadista in influenza e pericolosità. Israele è riuscito a tenere separato fino ad ora la questione dalla tregua con l’Iran dal Libano, ma è chiaro che specie per influenza pakistana le poche possibilità di riuscita dei colloqui con l’Iran risiedono in una qualche rinuncia israeliana. Ma Israele ha dei doveri verso i suoi cittadini, gli agricoltori del bel nord di Israele, sfollati e disperati. Ancora, sullo Stato Ebraico cade di nuovo la grande questione che pochi vogliono vedere, quella della sopravvivenza.  

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