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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
09.04.2026 Francia: cecità diplomatica
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 09 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Francia: cecità diplomatica»

 

Francia: cecità diplomatica

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.dreuz.com/2026/04/france-cecite-diplomatique-326853.html

Michelle Mazel

Poche ore prima della scadenza dell'ultimatum del Presidente americano, il Ministro francese dell'Europa e degli Affari Esteri, Jean-Noël Barrot,  è intervenuto in diverse trasmissioni televisive.

Si è espresso con la massima fermezza contro le dichiarazioni di Donald Trump, che minacciavano di “annientare la civiltà iraniana” e che affermavano la sua intenzione di colpire obiettivi civili. Tutto ciò, secondo il Ministro, non sarebbe conforme al Diritto internazionale e alle leggi della guerra. Ha evitato per un soffio di usare il termine “crimine di guerra.”  Possibile che i suoi collaboratori abbiano omesso di informarlo che è proprio questo che gli iraniani hanno fatto fin dall'inizio? E’ da tanto tempo che l'impero degli Ayatollah ha proclamato la sua volontà di eliminare lo Stato ebraico – pardon, “l'entità sionista” – e impiega ingenti risorse per raggiungere questo obiettivo. Non era stato Josef Borrell, all'epoca Ministro degli Affari Esteri della Spagna e futuro Capo della diplomazia europea, a dichiarare  la celebre frase: “Gli iraniani vogliono distruggere Israele? Per me va bene.”? Soprattutto nel contesto del conflitto in corso, gli iraniani danno priorità agli attacchi contro obiettivi civili. I loro missili colpiscono zone residenziali, asili nido e ospedali, giorno e notte. Una serie di raid aerei ha gravemente danneggiato Soroka, il principale ospedale del Sud del Paese. Di conseguenza, molti ospedali hanno trasferito alcuni reparti in scantinati e parcheggi sotterranei per proteggersi da tali attacchi. Non abbiamo sentito l'indignazione della Francia nel condannare gli attacchi contrari a quella famosa legge di guerra di cui i leader iraniani probabilmente non hanno mai sentito parlare. La voce della Francia la sentiamo soprattutto quando si tratta di condannare Israele per i bombardamenti perpetrati in Libano e le sofferenze inflitte a una popolazione indifesa; il Presidente Macron ammonisce regolarmente i leader israeliani e li esorta a non far entrare le loro truppe nel Paese dei Cedri. Anche in questo caso, probabilmente male informato, ignora il fatto che sia stato Hezbollah, su richiesta dei suoi protettori gli Ayatollah, a prendere l'iniziativa di entrare nel conflitto; è stata l'organizzazione terroristica a dare inizio a questo nuovo ciclo di violenza lanciando una valanga di missili e droni dal Libano verso la zona di confine. I civili israeliani terrorizzati hanno solo pochi secondi per mettersi al riparo e i danni sono immensi. Questa mancanza di obiettività deve essere attribuita a una politica deliberata di Parigi? Lasciamo l'ultima parola al Ministro: “Se continuiamo a opporci agli attacchi contro le infrastrutture civili ed energetiche, è innanzitutto perché sono esclusi dalle regole di guerra e dal diritto internazionale, e in secondo luogo perché, nel caso della guerra in Iran, aprirebbero senza dubbio una nuova fase di escalation, di rappresaglie che trascinerebbero la regione e l'economia globale in un circolo vizioso molto preoccupante e, soprattutto, molto dannoso per i nostri stessi interessi.”

 


takinut3@gmail.com

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