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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Foglio Rassegna Stampa
08.04.2026 L’Iran colpisce e la Russia lo guida con immagini e consigli letali
Analisi di Micol Flammini

Testata: Il Foglio
Data: 08 aprile 2026
Pagina: 1/III
Autore: Micol Flammini
Titolo: «L’Iran colpisce e la Russia lo guida con immagini e consigli letali»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 08/04/2026, a pag. 1/III, l'analisi di Micol Flammini dal titolo "L’Iran colpisce e la Russia lo guida con immagini e consigli letali"

Micol Flammini

Micol Flammini

Roma. Il medio oriente per queste cinque settimane di guerra è stato un libro spalancato sotto gli occhi della Repubblica islamica dell’Iran grazie all’aiuto della Russia. Mosca ha passato a Teheran le coordinate non soltanto delle basi americane, ma di ogni punto sensibile, quindi da colpire, in almeno undici paesi che sono stati attaccati dai droni e dai missili degli iraniani. Prima era stato il Washington Post a raccontare della collaborazione fra Mosca e Teheran, dimostrando con dati il sospetto che ormai avevano in molti: questa volta, Vladimir Putin non avrebbe lasciato completamente solo un alleato, come era accaduto in Venezuela con Nicolás Maduro o in Siria con Bashar el Assad. Per Putin la guerra in medio oriente è un diversivo, tiene il mondo distratto, alza i prezzi del petrolio, allontana gli americani dall’esercizio diplomatico degli incontri per arrivare a una pace con gli ucraini. Mosca ha fatto un calcolo, è intervenuta senza togliere nulla al suo sforzo bellico contro l’Ucraina e ha condiviso con Teheran molto meno di quello che Teheran si aspettava: l’intelligence. La Repubblica islamica avrebbe voluto le armi e la difesa aerea, forse Mosca ha mandato qualche drone, di quelli copiati e potenziati nel suo stabilimento nella Repubblica del Tatarstan. Teheran ha colpito e la Russia ha guidato gli attacchi.

L’intelligence ucraina è stata in grado di mappare cosa è finito nelle immagini dei satelliti russi. Nella lista dei paesi sorvegliati c’è anche Israele. Le foto di Mosca hanno fornito all’Iran un elenco con cinquantacinque obiettivi critici da colpire, catalogati secondo tre diverse tipologie: impianti di produzione critici; principali centri energetici urbani e industriali; infrastrutture locali, come sottostazioni regionali. Il Jerusalem Post ha scritto che la valutazione russa sulla vulnerabilità di Israele si basa sul fatto che il paese è “un’isola energetica”, che non importa elettricità da nessuno degli stati confinanti, quindi l’intelligence di Mosca avrebbe comunicato all’Iran che, danneggiando anche soltanto poche componenti ma essenziali, sarebbe stato possibile portare il paese al collasso energetico, con blackout di massa e guasti tecnici difficili da riparare in fretta. La scommessa che Mosca ha suggerito all’Iran è stata di puntare sull’isolamento del paese, di fatto il Cremlino ha fornito a Teheran la via per prostrare Israele. Non è accaduto, le difese del paese hanno funzionato, ma resta il dato: la Russia ha suggerito agli iraniani come portare Israele al collasso. Volodymyr Zelensky ha concluso due viaggi in medio oriente nelle ultime due settimane. Uno dei pochi paesi in cui non si è fermato è stato proprio Israele. Durante un incontro online con la stampa, il presidente ucrainoaveva risposto quasi infastidito a una domanda sull’esistenza o meno di una collaborazione con gli israeliani simile a quella che si sta creando con altri paesi in medio oriente. Secco, Zelensky aveva risposto: “Non ne abbiamo” e aveva accompagnato la considerazione con una smorfia di disappunto. Pochi giorni dopo aveva concesso un’intervista al giornalista israeliano Barak Ravid proprio per mandare un messaggio al primo ministro Benjamin Netanyahu. Zelensky aveva ammesso di non parlare con Netanyahu da almeno un anno e aveva concluso dicendo: “Noi abbiamo ciò di cui lui ha bisogno. Lui ha ciò di cui noi abbiamo bisogno”. Per gli ucraini è chiaro che Israele cerchi di mantenere un equilibrio fra Russia e Ucraina, ma il punto che Zelensky ha cercato di sollevare nell’intervista con Ravid e che tutti i dati di intelligence ucraini dimostrano è che il tempo dell’equilibrismo nel momento in cui Mosca aiuta la Repubblica islamica dell’Iran dovrebbe essere finito. E’ controproducente per una nazione come Israele che ha bisogno di alleati solidi. In un’esclusiva pubblicata ieri, l’agenzia Reuters riportava che, secondo Kyiv, Mosca ha fornito assistenza all’Iran anche nel settore informatico. Gruppi hacker di entrambi i regimi hanno cooperato prendendo di mira soprattutto i paesi del Golfo, ma anche Israele, dove un gruppo russo sarebbe stato in grado di pubblicare le credenziali di accesso ai sistemi di controllo di infrastrutture critiche.

Netanyahu non hai mai mostrato grande considerazione per il sostegno che gli ucraini hanno fornito a Israele da dopo il pogrom del 7 ottobre. Il primo ministro ha evitato che Zelensky subito dopo l’attacco di Hamas andasse in visita in Israele e lo ha fatto per non indispettire Mosca. Le ragioni un tempo potevano anche essere di sicurezza: nella Siria di Assad i russi promettevano di tenere a freno gli iraniani. Ma questa ragione è sfumata dalla caduta del dittatore che ha portato all’uscita dell’Iran e delle sue milizie dalla Siria. Rimangono le questioni elettorali e di politica interna a spiegare l’atteggiamento israeliano, oltre alla volontà di mantenere intatta l’alleanza speciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, il presidente che fra Mosca e Kyiv dimostra di scegliere sempre Putin.

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