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Setteottobre Rassegna Stampa
07.04.2026 Il caso del Santo Sepolcro raccontato senza contesto: sicurezza ignorata, giudizi trasformati in cronaca e un riflesso antico che riaffiora
Commento di Anna Borioni

Testata: Setteottobre
Data: 07 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Anna Borioni
Titolo: «Il caso del Santo Sepolcro raccontato senza contesto: sicurezza ignorata, giudizi trasformati in cronaca e un riflesso antico che riaffiora»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE online, il commento di Anna Borioni dal titolo "Il caso del Santo Sepolcro raccontato senza contesto: sicurezza ignorata, giudizi trasformati in cronaca e un riflesso antico che riaffiora"

 

Io antisemita? Ma se ho tanti amici ebrei!

Quante volte abbiamo sentito questa affermazione con cui il nostro interlocutore pensava di autoassolversi dall’accusa di antisemitismo?


Sembra quasi una beffa che Aldo Cazzullo applichi questa formula difensiva, che richiama schemi già visti nel dibattito sull’antisemitismo, nel rispondere, il 2 marzo, a un lettore del Corriere della Sera che lo interpellava sull’episodio che ha visto il cardinale Pizzaballa fermato la Domenica delle Palme dalla polizia israeliana all’entrata della Basilica del Santo Sepolcro.


Cazzullo non si capacita: Pizzaballa “non merita di essere trattato così” perché “non è un nemico di Israele. Legge e parla l’ebraico. È un amico del popolo ebraico”.
Insomma, anche il cardinale ha tanti amici ebrei, ma gli israeliani non ne hanno tenuto conto e hanno impedito “a un uomo di pace come il patriarca Pizzaballa di celebrare messa sul Santo Sepolcro come si è sempre fatto anche nei momenti più cupi delle guerre”.


Se ne deduce che gli israeliani avrebbero bloccato Pizzaballa senza alcun motivo, dato che Cazzullo non ne cita alcuno, se non quello della volontà di trattare male un amico.
Peccato che questa ricostruzione prescinda da come si sono svolti i fatti: amico o non amico degli ebrei, Pizzaballa è stato fermato perché intendeva violare le misure di sicurezza disposte dalle autorità israeliane. Ma Cazzullo si guarda bene dallo scriverlo.


Aldo Cazzullo conosce molto bene i motivi che hanno indotto le autorità israeliane a disporre la chiusura al pubblico di tutti i luoghi santi della Città Vecchia di Gerusalemme, inclusi il Muro Occidentale, la Moschea di al-Aqsa e, quindi, anche la Basilica del Santo Sepolcro.


Sa anche che il pericolo per i religiosi era concreto: nei giorni precedenti, frammenti di missili balistici iraniani avevano colpito il tetto di un edificio di fronte al Santo Sepolcro e altri detriti erano stati segnalati a circa quaranta metri di distanza, in una zona priva di rifugi sicuri.
Cazzullo conosce molto bene la Città Vecchia e sa che, con i suoi vicoli molto stretti, i soccorsi in caso di caduta di missili sarebbero estremamente complicati, come ha avvisato l’Amministrazione civile di Gerusalemme.


Deve inoltre sapere che Pizzaballa era a conoscenza del divieto, dato che le disposizioni di sicurezza vengono comunicate dalle istituzioni israeliane alle diverse autorità religiose con cadenza settimanale.


I fatti, insomma, sono chiarissimi: le bombe iraniane non distinguono fra obiettivi civili e militari e le autorità israeliane hanno il dovere di proteggere i propri cittadini. 
Ma nel racconto di Cazzullo i fatti non vengono citati. Emergono invece i suoi giudizi su Israele.


“Una parte del popolo israeliano – scrive – non la riconosco più”: sono gli estremisti che sputano sui cristiani, i dirigenti che bloccano senza motivo i cardinali, i coloni violenti contro cristiani e musulmani.
L’altra parte, invece, sembra scomparsa. Dove sono finiti, si chiede, “i tantissimi israeliani che credevano nella pace e nella convivenza tra i popoli e le religioni”?

Una risposta al volo ce l’avrei: sono quelli trucidati dai terroristi islamici nei kibbutz e al Nova Festival il 7 ottobre 2023, quelli che da più di tre anni combattono nell’Idf su sette fronti per garantire la sopravvivenza d’Israele contro chi ne vuole la distruzione.

Aldo Cazzullo è un giornalista che scrive sulla più importante testata nazionale, è per forza di cose ben informato e ha il dovere di riportare i fatti per come si sono svolti, separandoli dalle opinioni.
Ma ha scelto una linea in cui le opinioni finiscono per sovrapporsi alla cronaca. Opinioni che non aiutano a comprendere ciò che è accaduto, ma contribuiscono a rafforzare una lettura fortemente critica nei confronti di Israele.

 

P.S. Un consiglio (pur non richiesto) a Cazzullo: si faccia un po’ di amici ebrei così, se qualcuno non lo accusasse mai di scivolare in semplificazioni sul tema, potrà sempre tirare fuori la carta vincente.


info@setteottobre.com

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