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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
04.04.2026 Pasqua sotto minaccia Isis: "Bruciate chiese e sinagoghe". Occidente sotto esame
Commento di Matteo Cassol

Testata: Il Tempo
Data: 04 aprile 2026
Pagina: 7
Autore: Matteo Cassol
Titolo: «Pasqua sotto minaccia Isis: "Bruciate chiese e sinagoghe". Occidente sotto esame»

Riprendiamo da IL TEMPO di oggi, 04/04/2026, a pagina 7, con il titolo "Pasqua sotto minaccia Isis: "Bruciate chiese e sinagoghe". Occidente sotto esame", il commento di Matteo Cassol

L’Isis, per mezzo del suo bollettino al-Naba, ha invitato i propri estimatori a incendiare chiese e sinagoghe nel periodo di Pasqua, indicando come bersaglio l’Occidente intero, dagli Usa all’Europa, fino al Medio Oriente. Il repertorio è quello canonico del jihadismo: colpire i luoghi di culto, i simboli della continuità storica, nei giorni della massima esposizione pubblica, quando la fede si rende visibile e dunque, agli occhi dichi la assale, finalmente umiliabile. Il messaggio coincide con un modello noto agli apparati: propaganda diffusa, radicalizzazione online, appello all’azione individuale, bersagli religiosi e civili, sincronizzazione con il calendario delle festività. Mentre una certa sociologia politica occidentale si trastulla sui mitologici «rischi dell’islamofobia», Europol continua a indicare il terrorismo jihadista come il principale pericolo per la sicurezza europea: nel 2024 ha contato 58 attacchi terroristici tra compiuti, falliti e sventati nell’Ue.

L’allarme pasquale si aggancia a una Gerusalemme militarizzata, spiritualmente strozzata dalle restrizioni ai luoghi sacri.

Nel pieno del conflitto con l’Iran, Israele ha limitato o chiuso l’accesso ai grandi simboli di culto: Santo Sepolcro (col caso Pizzaballa), Muro Occidentale e moschea di al-Aqsa. Ed è proprio alla chiusura di al-Aqsa che l’Isis si aggrappa, trasformando in licenza omicida e iconoclasta un provvedimento amministrativo valido per ogni fede. Mentre Trump e Netanyahu- talvolta non del tutto a torto-vengono descritti dalla stragrande maggioranza dei media come agenti di destabilizzazione, sotto continua a operare qualcosa di più antico e più tenace: il sistema islamista-jihadista che da decenni usa ogni episodio geopolitico e culturale e ogni frontiera in subbuglio come carburante per una guerra globale permanente contro «infedeli» ebrei, cristiani, occidentali, laici, pluralisti e dissidenti musulmani. Peraltro, i precedenti di chiese e cattedrali bruciate (dolosamente o «misteriosamente») non mancano. Anzi.

È qui che l’Europa dovrebbe ritrovare un minimo di nerbo, smettendola di rifugiarsi nel linguaggio anestetico che chiama «tensioni» ciò che è jihadismo, «resistenza» ciò che è belligeranza ideologica, «episodi isolati» ciò che costituisce una campagna di intimidazione distribuita e sempre più interna, «islamofobia» ciò che spesso è soltanto buon senso e residuo di istinto di sopravvivenza. Difendere l’Occidente non significa idolatrare i governi del momento, né scegliere una fede contro un’altra: significa tutelare le forme superiori e permanenti della civiltà, la libertà, la sicurezza dei civili, il diritto di entrare in una chiesa, in una sinagoga o in qualsiasi altro luogo senza diventare bersagli di un delirio escatologico sanguinario.

È qui che l’Europa dovrebbe ritrovare un minimo di nerbo, smettendola di rifugiarsi nel linguaggio anestetico che chiama «tensioni» ciò che è jihadismo, «resistenza» ciò che è belligeranza ideologica, «episodi isolati» ciò che costituisce una campagna di intimidazione distribuita e sempre più interna, «islamofobia» ciò che spesso è soltanto buon senso e residuo di istinto di sopravvivenza. Difendere l’Occidente non significa idolatrare i governi del momento, né scegliere una fede contro un’altra: significa tutelare le forme superiori e permanenti della civiltà, la libertà, la sicurezza dei civili, il diritto di entrare in una chiesa, in una sinagoga o in qualsiasi altro luogo senza diventare bersagli di un delirio escatologico sanguinario.

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