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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
04.04.2026 "Catbam", l'inno non ufficiale dell'Operazione Roaring Lion scritto da un bambino
Cronaca di Fiammetta Martegani

Testata: Il Foglio
Data: 04 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Fiammetta Martegani
Titolo: «"Catbam", l'inno non ufficiale dell'Operazione Roaring Lion scritto da un bambino»

Riprendiamo dal sito del FOGLIO, con il titolo "'Catbam', l'inno non ufficiale dell'Operazione Roaring Lion scritto da un bambinoo", la cronaca di Fiammetta Martegani.

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Mercoledì in Israele è cominciata Pesach, la Pasqua ebraica, che quest’anno si è celebrata avanti e indietro tra i rifugi dove, oltre a "Ma nishtana?" - che in ebraico significa “cosa è cambiato?” ed è la celebre melodia con cui i bambini chiedono agli adulti cosa è cambiato dalla fuga dall’Egitto ai giorni nostri - una canzone, composta proprio da un bambino, è diventata la nuova colonna sonora delle ore che si trascorrono, ogni giorno, negli shelter, luoghi pubblici dove ci si trova a cantare questo nuovo inno nazionale, in compagnia di perfetti sconosciuti. Perché “Catbam” – scritta e composta da Nir Krigel, 11 anni – la conoscono ormai tutti: il video della canzone è diventato uno dei più condivisi nel paese e in molti, sui social, la definiscono l’inno non ufficiale dell'Operazione Roaring Lion sostenendo che dovrebbe essere questa la canzone con cui rappresentare Israele all’Eurovision.

Il ritornello che ormai sanno tutti a memoria recita: “Cos’è quello in cielo? Non è un uccello e non è un aereo. È un velivolo senza pilota, è un catbam”, ovvero, in ebraico, un drone/UAV. Il testo è anche un gioco di parole che ricorda la vecchia sigla della serie TV di Superman: “Guarda, su nel cielo! È un uccello! È un aereo! È Superman!” che Krigel ha reinterpretato in versione hip hop, non più raccontando una storia di fantasia, ma la realtà israeliana contemporanea. Originario del Moshav Zvi, nella regione del Gilboa, non lontano dal confine settentrionale con la Giordania, ha scritto e composto la canzone insieme a sua sorella Adi, con cui hanno girato un video, del tutto amatoriale, sui resti di un missile esploso non lontano dalla loro casa. Krigel racconta di essere stato ispirato a scrivere la canzone lo scorso giugno, durante la prima guerra con l’Iran, la cosiddetta “Guerra dei 12 giorni”. A novembre, per il suo undicesimo compleanno, i genitori, scoperto l’inaspettato talento del figlio, gli avevano regalato una sessione di registrazione in uno studio professionale.

Quando è iniziata l’Operazione Rising Lion, la sorella ha pensato che fosse il momento perfetto per pubblicare la canzone su TikTok e – a quanto pare – aveva proprio ragione, tanto che oggi la sua reinterpretazione, anche da parte di rinomati cantanti israeliani, è diventata virale. Ma il vero successo, secondo Kriegel, non è dovuto al fatto che sia orecchiabile, quanto al fatto che esprime e sintetizza perfettamente tutti i sentimenti degli israeliani: paura, dolore, ma anche speranza e desiderio di ricominciare, come espresso nel testo: “Un giorno questa guerra finirà. Ma dobbiamo imparare ad accettare il bello e il brutto. (…) Io guardo avanti con speranza, senza paura di cadere o di fallire. Ma le ferite rimarranno sempre nella mia anima…”. “In un momento così difficile – spiega Krigel – questa canzone riflette ciò che sta vivendo tutto il popolo di Israele. Io ho semplicemente voluto raccontarlo, per smettere di avere paura e guardare avanti. Possiamo e dobbiamo farlo”.

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